lunedì, 18 Ottobre, 2021

I talebani hanno imposto il burka FP2 anche al Covid

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Il titolo sembra un bisticcio di parole: eppure ha il suo perché! Dunque, indossati gli stivali delle sette leghe, siamo praticamente a Natale…ormai sta per arrivare; infatti, ancora qualche ora ed inizieranno le scuole, e la prima cosa che faranno gli studenti sarà un cerchietto rosso ad indicare la Festività! Questo panegirico di parole solo per puntualizzare che non è sbagliato dire che sono passati quasi due anni dagli esordi della pandemia. Due anni in cui il mondo si è affannato a sopravvivere alla più grande sventura sanitaria di questo secolo: il Covid-19. Lasciatemi ancora un paio di righe per rammentare tutto quello che dobbiamo sopportare in termini di raccomandazioni nonostante il vaccino: distanziamento, mascherina, scrupoloso igiene delle mani e controllo della temperatura corporea sono diventati i nostri inseparabili compagni di viaggio. Senza dimenticare i lunghi dibattiti a cui ancora oggi assistiamo sull’argomento per molte ore al giorno. Aeroporti, stazioni ferroviarie, ristoranti, ecc.. insomma ogni cosa è rigorosamente controllata al punto che il green pass è diventato importante come un documento di identità. Allora mi sono posto la domanda, ma se il Covid è tanto pericoloso, e per certi aspetti più drammatico e ferale delle cannonate, come mai in queste frenetiche ore afgane non è mai emersa la parola ‘pandemia’?! Eppure sono giorni che assistiamo in diretta ad una ressa incredibile e, lasciatemi dire, anche una mancanza di igiene sconcertante all’aeroporto di Kabul! Ed ecco il titolo: ‘ I talebani hanno imposto il burka FP2 anche al Covid’. Eppure, in questo dramma pandemico avrebbero potuto prendere in prestito il SARS-Cov-2 ed in nome della sicurezza impedire ciò che è poi successo. La stessa cosa sarebbe valsa anche per gli americani (e alleati) impegnati a salvaguardare la vita, prima ancora che la libertà delle decine di migliaia di persone che da giorni stazionano nell’area aeroportuale. Invece, nulla! Evidentemente a Kabul il Covid, più dannoso di un proiettile, è scomparso dai radar afgani. Mentre scrivo mi viene in mente che anche Israele, il Paese più vaccinato per antonomasia, è di nuovo alle prese con il coronavirus al punto che hanno deciso di somministrare la terza dose di vaccino, oltre a fare osservare regole comportamentali ferree ai cittadini. Questo vuole dire che se anche gli afgani fossero stati tutti immunizzati con il ‘Pfizer’, e non credo in quanto si dichiarano no vax, in una situazione igienico-sanitaria come quella creata a ridosso dell’aeroporto di Kabul, basterebbero ancora pochi giorni per trasformarla in un lazzaretto di persone ‘senza respiro’. Se questo non è successo allora non è sbagliato pensare che i talebani, sotto la protezione del burka FP2 da una parte, e la sharia dall’altra, hanno salvato non solo il loro Paese, ma anche le forze militari e civili d’Occidente ospiti non gradite da vent’anni.

 

Angelo Santoro

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