venerdì, 7 Maggio, 2021

I travagli dei laburisti inglesi dopo la sospensione di Corbyn

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Il Labour Party vive un momento di alta conflittualità, a seguito della sospensione dal partito di Jeremy Corbyn decisa dal nuovo leader Keir Starmer. Questo inatteso provvedimento ha fatto insorgere una parte significativa dei militanti socialisti.
La sospensione di Corbyn è arrivata dopo la reazione di quest’ultimo al verdetto della Equality Human Rights Commission (Ehrc), organizzazione che ha il compito di promuovere e sostenere l’uguaglianza e i diritti umani in Inghilterra, Galles e Scozia.
Secondo il rapporto dell’Ehrc, il precedente gruppo dirigente del Labour ha agito in modo discriminatorio nei confronti delle denunce avanzate da alcuni membri ebrei contro gli atteggiamenti antisemiti di cui sono stati vittime nel partito.
In altri termini, l’Ehrc accusa Corbyn e i suoi di aver nascosto le denunce di antisemitismo e di aver tenuto un atteggiamento ondivago su questo tema, con lo staff di Corbyn che sarebbe stato responsabile di “improprio coinvolgimento”.
Starmer, nello spiegare i motivi che lo hanno portato alla contestata decisione, ha chiarito che: “ripristinare la fiducia con la comunità ebraica è una priorità numero uno. L’antisemitismo assume molte forme diverse ed è importante che tutti siamo vigili”.
La risposta dell’ex leader socialista, da sempre impegnato sul fronte dell’antirazzismo, non si è fatta attendere: “Contesterò con forza l’intervento politico per sospendermi. Ho messo in chiaro che coloro che negano che ci sia stato un problema di antisemitismo nel Partito Laburista si sbagliano. È altrettanto innegabile- prosegue Corbyn- che si sia creata una falsa impressione del numero di membri accusati di antisemitismo. Questo è ciò che è stato sopravvalutato, non la gravità del problema. Continuerò a sostenere una politica di tolleranza zero nei confronti di tutte le forme di razzismo”.
Una parte significativa dei militanti socialisti, per lo più guidata da Momentum (la giovane organizzazione che punta a trasformare il Labour in senso più marcatamente socialista) ha espresso pubblicamente il proprio sdegno per la sospensione di Corbyn, accusando la nuova leadership di addurre false motivazioni che nascondono la volontà di far fuori politicamente la sinistra socialista e ripristinare un dominio dei moderati in seno al partito.
In questo senso, si richiama il predente degli anni ’80 quando l’allora leader Neil Kinnock decise di espellere dal partito laburista gli esponenti della Militant Tendency trotzkista, che avevano ottenuto un certo consenso nella sinistra britannica.

L’accusa, avanzata dai giovani socialisti di epurare Corbyn e le idee del socialismo trasformativo da parte della nuova leadership, non sembra campata per aria se si considera la storica vicinanza del vecchio leader alla causa palestinese che stride nettamente con l’appoggio incondizionato dato ad Israele, nel corso della stagione del New Labour di Blair e nella storica alleanza con diverse associazioni ebraiche di stampo centrista, se non talvolta conservatrici.
Non solo dalla base, ma anche da una parte del gruppo parlamentare si esprime profondo dissenso con un documento dal titolo emblematico “Reintegrare Jeremy Corbyin- Uniti nella lotta ai Conservatori”.
I ventidue deputati (tra questi John McDonnell, il più vicino a Corbyn e la candidata alle precedenti primarie della sinistra interna, Rebecca Long-Bailey) che compongono il Socialist Campaign Group of Labour MPs, da quasi quaranta anni la casa dei parlamentari della sinistra laburista e il gruppo che lanciò la campagna per la leadership di Jeremy Corbyn, in una nota affermano: “Ci opponiamo alla sospensione dell’ex leader del Labour party e auspichiamo che la sua sospensione venga ritirata. La pubblicazione del report dell’Ehrc dovrebbe essere un importante momento per il Partito per riflettere e muoversi insieme nella battaglia contro l’antisemitismo. Invece, adesso affrontiamo il caos, con l’ex leader del Labour sospeso e con molti membri demoralizzati quando invece sarebbe necessario che gli iscritti fossero attivati nella battaglia contro i Conservatori. Condividiamo le opinioni dei leaders di sette Organizzazioni sindacali affiliate al nostro partito, che hanno espresso grave preoccupazione per la modalità e le ragioni della sospensione di Jeremy Corbyn, chiedendo un approccio unitario nelle battaglie per il futuro”.
Tutto questo avviene mentre nelle sezioni locali continuano a essere eletti fautori della Corbynomics, ovvero le politiche economiche proposte dal Labour guidato da Corbyn, che includono l’opposizione alle politiche di austerità, una contrarietà alla riduzione della spesa pubblica realizzata dal governo conservatore, contrapponendo proposte come la nazionalizzazione dei servizi pubblici essenziali, la redistribuzione della ricchezza e l’estensione dei diritti.
In questo senso, si consideri come durante la stagione di Corbyn il numero degli iscritti al Labour sia più che raddoppiato, facendo registrare un boom nella partecipazione dei giovani che hanno acclamato Jeremy come se fosse una rockstar internazionale.
Un anziano leader acclamato dalla gioventù che si è sentita rappresentata dallo slogan “For the many, not the few”.
Il partito laburista di Corbyn, sospinto dall’entusiasmo della nuova militanza, nelle elezioni del 2017 raccolse un sorprendente 40% dei consensi (un risultato che non si raggiungeva dai migliori anni di Blair) arrivando ad un’incollatura dai Tory che non ottennero la maggioranza assoluta.
Anche nelle elezioni del 2019, il Labour nonostante la sconfitta patita (fortemente penalizzati in termini di seggi) ha ottenuto il 32% dei suffragi, più di dieci milioni di voti.
Un risultato superiore ai consensi ottenuti alle elezioni politiche del 2015 e del 2010, quando il Partito laburista era guidato rispettivamente da Ed Milliband e Gordon Brown. Con la differenza che il risultato di Corbyn è stato considerato scandaloso, principalmente per colpire la piattaforma socialista democratica dello storico rappresentante del collegio di Islington North.
Il corso centrista inaugurato dalla nuova leadership non sembra essere in discussione. Sir Keir Rodney Starmer ha vinto le primarie con un profilo da “sotft left”, chiudendo con la gestione del passato.
I sondaggi, per quel che valgono, danno il Labour in vantaggio rispetto ai Tories, principalmente per le grandi difficoltà di questi ultimi nella gestione della pandemia di Covid-19 e nello stallo delle trattative per la Brexit.
Tuttavia, rimane sempre aperta la necessità di tenere unite le diverse anime del Partito Laburista, per lottare efficacemente contro il governo conservatore del Primo Ministro Boris Johnson e per chiudere la stagione dei risentimenti nella sinistra britannica.
Per queste ragioni, come suggeriscono le parole di Jeremy Corbyn, s’imporrà un supplemento di riflessione: “Esorto tutti i membri del partito a rimanere calmi e concentrati- mentre questo problema verrà risolto amichevolmente, come credo sarà- per sconfiggere questo terribile governo che sta ulteriormente impoverendo i più poveri della nostra società”.

 

Paolo D’Aleo

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