domenica, 28 Novembre, 2021

IL CASO DI MATTEO

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Lì dove non è riuscito Di Battista, l’opposizione alla Raggi, le varie delazioni e addii, i voti contro l’autorizzazione a procedere contro Salvini e il sodalizio con il Pd, riesce un magistrato.
Per la prima volta nonostante le bufere e i malumori il fronte compatto dei cinquestelle rischia di dividersi. Il magistrato Nino Di Matteo in una telefonata in diretta durante la trasmissione “Non è l’Arena” su La7, condotta da Massimo Giletti, mette in forse l’intero dicastero in cui dal Governo Conte I è presieduto dal pentastellato Bonafede.
“Bonafede mi chiese se ero disponibile ad accettare il ruolo di capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria o, in alternativa, quello di direttore generale degli affari penali. Chiesi 48 ore di tempo di tempo per dare una risposta”, ma “quando ritornai, avendo deciso di accettare la nomina a capo del Dap, il ministro mi disse che ci aveva ripensato e nel frattempo avevano pensato di nominare Basentini”, rivela il magistrato sostenendo inoltre che proprio in questi giorni ci sono state intercettazioni in cui i capimafia lamentano “se nominano Di Matteo per noi è la fine”.
Immediata reazione del Guardasigilli in trasmissione: “Sono esterrefatto nell’apprendere che viene data un’informazione che può essere grave per i cittadini, nella misura in cui si lascia trapelare un fatto sbagliato, cioè che la mia scelta di proporre a Di Matteo il ruolo importante all’interno del ministero sia stata una scelta rispetto alla quale sarei andato indietro perché avevo saputo di intercettazioni”, ha detto Bonafede. “Gli ho parlato della possibilità di fargli ricoprire uno dei due ruoli di cui ha parlato lui, gli dissi che tra i due ruoli per me era più importante quello di direttore degli affari penali, più di frontiera nella lotta alla mafia ed era stato il ruolo ricoperto da Giovani Falcone. Alla fine dell’incontro mi pare che fossimo d’accordo, tanto che il giorno dopo lui mi chiese un colloquio e mi spiegò che non poteva accettare perché voleva ricoprire il ruolo di capo del Dap”. ”
Ieri sera a ‘Non è L’arena’ abbiamo assistito ad una dichiarazione senza precedenti del magistrato Di Matteo, è imbarazzante come il ministro Bonafede ne sia rimasto sorpreso. Dovrebbe, per non cadere nell’ennesima figuraccia, rivendicare le sue scelte e spiegare il perché del ripensamento, evitando così di fare ulteriori danni”, dichiara il segretario del Psi, Enzo Maraio.
Adesso la situazione si complica perché da un lato c’è un magistrato che accusa e smentisce il Ministro della Giustizia, dall’altro il Guardasigilli che rischia di scivolare e finire nel fango del complottismo della trattativa ‘Stato-Mafia’. In mezzo il M5S costretto adesso a dover scegliere se stare con il Ministro andato alla ribalta per la riforma più giustizialista che lo Stato democratico di Roma ricordi e il magistrato osannato dai cinquestelle come simbolo dell’antimafia.
Di fronte a tutto questo l’Italia e il Paese costretto all’ennesimo teatrino in cui però ancora una volta si guarda il dito e non la luna di una situazione carceraria allo stremo, trascurata, ogni volta con una scusa diversa.

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