martedì, 13 Aprile, 2021

Il continente Sicilia, Napoleone a 200 anni dalla morte, La libraia di Auschwitz

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SFORBICIATE LIBRI – Niente di nuovo, tutto di nuovo. Così potrebbe essere definito il nuovo libro di Matteo Collura sulla Sicilia (“Bacia occhi aperti”,Tea edizioni). In realtà non si tratta di un solo libro ma di una antologia di diversi libri e saggi pubblicati in riviste e antologie ,sempre sulla Trinacria,la passione di un’intera vita. Del resto la Sicilia,quando si vive altrove, si ama intensamente o si odia. L’odio scaturisce anche perché questo paradiso non riesce ad essere goduto da tutti quei siciliani,che sono stati costretti ad emigrare per cercare un lavoro. E’ successo a Matteo Collura, è successo a me, è successo a Giampiero Mughini, a Pietro Calabrese,scomparso da qualche anno. L’elenco è così lungo di giornalisti, scrittori, poeti, scienziati, economisti, storici, ecc. che non basterebbe un elenco telefonico per elencarli tutti. Parlo solo degli intellettuali, poi vi sono tutti gli emigrati in America, in Australia o nella stessa Europa. Del resto Leonardo Sciascia, legatissimo alla sua terra, parlava spesso dell’indole rom dei siciliani, che soffrivano per la mancanza dell’Etna, del mare, della Valle dei templi di Agrigento, ma si ritrovavano nei punti più lontani del globo senza lamentarsi mai. Ignari delle lingue riuscivano a farsi capire parlando solo il siciliano. E si affermavano con intelligenza e fantasia. Giustamente Collura ricorda che “la Sicilia è un mondo a parte”. Aggiunge: “molti la considerano addirittura un continente”. E Denis Mack Smith osserva che “non si sfugge in Sicilia alla storia”. Questo significa che forse non esiste una regione dove le stratificazioni di popoli, di guerre, rivoluzioni, rivolte, invasioni sono state così numerose nell’arco di tremila anni . Ma nei suoi libri giustamente Matteo si pone un grande interrogativo : lo stesso che si sono posti Pirandello, Verga, Bufalino, Brancati, Tomasi di Lampedusa, Sciascia e numerosi altri scrittori, giornalisti e poeti (compreso l’autore):
“Perché tanto ben di dio (bellezze naturali e culturali) non ha portato a un’economia sana e fiorente? “ La risposta di Collura, che condividiamo largamente, sta nella mal compresa e mal gestita autonomia politica e amministrativa . Ma questo ci porterebbe ad una analisi complessa e approfondita, che abbiamo già fatto in altre sedi e che ci proponiamo di proseguire.
Vogliamo adesso occuparci di un imperatore che ha lasciato profonde tracce nella storia e che anche l’editoria ha riscoperto di recente, a 200 anni della sua morte. Ci riferiamo ovviamente a Napoleone Bonaparte. Su questo personaggio Luigi Mascilli Migliorini ha scritto un ponderoso saggio di 645 pagine (“Napoleone”, Salerno editrice ). L’autore è professore di storia moderna all’Università “L’Orientale” di Napoli e accademico dei Lincei. E’ sicuramente molto difficile scrivere di Napoleone vista la gigantesca mole di testi che si sono occupati di lui. L’autore ,in questa nuova edizione fa un particolare riferimento alle “Memorie”,cioè alle centinaia di pagine scritte dall’illustre detenuto nell’isola Sant’Elena,che ha ricostruito la sua vita di successi e insuccessi, del vessillo di libertà che ha rappresentato per molti popoli e della sua instancabile attività di conquistatore. Da non dimenticare tuttavia le vittime (centinaia di migliaia di morti) del suo frenetico attivismo bellico. Scritta venti anni questa biografia è stata via via aggiornate e corretta nelle diverse edizioni, arricchendo tutte le tappe della tumultuosa vita del “grande corso” (la conquista del potere,le campagne d’Italia e di Egitto, l’impero, l’accordo di Tilsit, Austerlitz, Waterloo,sino all’epilogo). L’autore si sofferma sulla fine a Sant’Elena per comprendere “quale sia stato il senso della vita di Napoleone” e per riflettere sul significato del ”secolo terribile”, il Novecento.

Infine, ricordiamo una tragica memoria più vicina al nostro tempo, quella della Shoah. Un libro della Newton Compton editori (Dita Kraus, “La libraia di Auschwitz”) ci ripropone tutti gli orrori di questo campo di sterminio . Dita venne a 13 anni,rinchiusa,insieme alla madre, in un settore di questo lager, denominato “campo per famiglie”. Rappresentava una sorta di specchietto per le allodole che le SS gestivano per dimostrare alle delegazioni straniere che non si trattava di un campo di sterminio. Un vero e proprio imbroglio. Quel settore conteneva il notissimo Blocco 31, tenuto sotto controllo dal famigerato dottor Mengele, che conduceva atroci esperimenti sui bambini ,utilizzati come cavie. In questo ambiente la piccola Dita cercava clandestinamente, a rischio della vita, di raccogliere i pochi libri dei prigionieri e di ridistribuirli come una libraia . I racconti delle condizioni degli ebrei che riuscivano a sopravvivere e a sfuggire ai forni crematori ,sono terribili. Il padre e la madre di Dita morirono in due lager diversi. La piccola libraia ,dopo la guerra, sposò un ebreo sopravvissuto, Otto Kraus, e poi emigrò, col marito,in Israele .Oggi ha quattro nipoti e quattro bisnipoti.

 

Aldo Forbice

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