martedì, 15 Giugno, 2021

Il coraggio di impegnarsi
per il “Sì”, senza ripensamenti

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In una riunione della redazione di “Mondoperaio” un giovane collaboratore si è posto il quesito: “Quando faccio vedere  la rivista, qualcuno dei miei amici mi dice : è un buon prodotto editoriale ,ma ha una testata molto vecchia,fa ricordare una cultura ‘operaia’,già dalla testata che forse oggi non esiste più”.Inutile spiegare che, quando Pietro Nenni ,grande giornalista, pensò a quella testata nel dopoguerra aveva in mente altro. Vivevamo pienamente sotto il “peso” politico ed ideologico delle sfere d’influenza (Urss e paesi dell’est contro l’Occidente dominato dagli Usa).E quel nome “Mondoperaio” significava riflettere sui problemi di casa nostra, rappresentati anche dalla scarsissima tutela della condizione operaia. Eravamo allora alla “preistoria”,molto prima che Giacomo Brodolini (con l’aiuto di Gino Giugni e di altri giuslavoristi) pensasse allo “Statuto dei lavoratori”, che non viene troppo ricordato come opera soprattutto dei socialisti.

Un altro collaboratore (anzi è bene che esca allo scoperto,perché sono io) ha fatto osservare che la rivista fondata da Nenni ( e oggi diretta con grande passione e  competenza da Luigi Covatta) si occupa molto di memoria. E’ sufficiente ricordare,come ultimo esempio,il numero di giugno-luglio appena uscito sul  settantesimo della nostra Repubblica. Un fascicolo  ricchissimo di firme di intellettuali prestigiosi ( a cominciare da Giuliano Amato ,cha ha scritto l’editoriale) e saggi colti e di riflessione rigorosa. E’ forse l’unica rivista politico-culturale che abbia dedicato uno spazio così ampio,articolato di analisi e approfondimenti ,sulla storia del nostro sistema democratico del dopoguerra. I meriti dunque di “Mondoperaio” sono innegabili e attribuibili largamente all’impegno di Gigi e dei suoi più stretti collaboratori. Tuttavia ,penso sia importante uno sforzo di innovazione, ripensando contenuti,grafica e format editoriale della rivista per andare non solo “al passo coi tempi”,ma al passo di un partito piccolo e che si vorrebbe far crescere,anche se ancora non si hanno idee concrete sul “come” e sul “quando”. Ma questo è un altro discorso che faremo più avanti,perché rappresenta “la madre di tutti i problemi”del Psi.

 Tornando alla rivista sono convinto che,insieme al prodotto editoriale,bisognerà ripensare anche i contenuti,con meno memoria (che pure è necessaria) e piu’ attualità,che significa analisi,confronti,saggi sui problemi di oggi e di  quelli che si prospettano nel prossimo avvenire. Non sarebbe importante capire (con analisi e proposte) quello che accadrà sul fronte delle migrazioni ? E sull’occupazione,con particolare riferimento a quella giovanile ? E sullo Stato sociale in forte crisi ? Per non parlare delle guerre e delle crisi internazionali aperte,dell’Europa da ripensare e di tanti altre questioni sociali,finanziarie ed economiche e politiche  ( la crisi del socialismo europeo,ad esempio)  .

Penso comunque che il primo ad essere convinto del cambiamento sia lo stesso Covatta. Spesso il freno è giustamente motivato dalle scarse risorse finanziarie che costringono a rinviare le innovazioni,anche perché queste hanno comunque un costo. Ed è anche su questo che bisognerà riflettere per individuare nuove  forme di finanziamento per mantenere in vita e sviluppare “Mondoperaio” e l’ Avanti ! ,altro strumento fondamentale di comunicazione per il Psi. Ho delle idee in proposito,ma ne discuteremo ,dopo averle approfondite.

Credo però che adesso la priorità debba essere data al referendum di ottobre. Ha fatto bene, a questo proposito,Matteo Renzi nel fare un passo indietro : non personalizza  più la competizione  .nel senso che, se dovesse vincere  il “no”,non deve sentirsi obbligato a dimettersi . “Anche perché –ha osservato lo stesso Pierluigi Bersani,che non è certo un amico del presidente del Consiglio,se Renzi decidesse di dimettersi,arriverebbe un altro che  potrebbe fare una riforma peggiore”. Al di là di queste battute ,più o meno ironiche,sono convinto che  noi socialisti abbiamo i titoli storici nell’aver pensato da diversi decenni (nei convegni sulla “grande riforma”,nei congressi socialisti,nelle  grande quantità di testi e di dibattiti su “Mondoperaio” e sull’Avanti! per portare avanti una battaglia sacrosanta per cambiare l’Italia ) ,Certo,lo abbiamo ripetuto più volte (lo dice spesso anche Nencini) ,le riforme costituzionali, a cominciare dal Senato,non ci trovano particolarmente entusiasti. Ma rappresentano comunque un importante passo avanti: è più facile fare delle correzioni,dopo qualche anno di sperimentazioni,piuttosto che tornare indietro,senza alcuna prospettiva di attuare riforme più avanzate. Il Psi si deve impegnare attivamente,facendo “pesare” il suo apporto politico. Non sono concepibili all’interno del nostro partito “Comitati per il no”: non possiamo dividerci anche su questo. La volontà della maggioranza deve essere rispettata .Non possiamo seguire D’Alema sulla strada della strumentalizzazione politica : pur di far saltare Renzi,si alleerebbe anche col diavolo. Ma ,ne siamo certi,se questo stesso personaggio fosse il segretario del Pd proporrebbe l’espulsione dei dissenzienti . Vi sono troppi precedenti per non pensarlo.

Aldo Forbice 

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