sabato, 17 Aprile, 2021

Il coronavirus e gli effetti sul Pil. L’Ocse taglia le stime

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Il ‘coronavirus’ ha già influenzato negativamente l’economia cinese, la cui attività produttiva è precipitata a febbraio, superando i livelli minimi già raggiunti durante la crisi finanziaria globale del 2008. L’indice Pmi manifatturiero, uno dei primi indicatori economici ufficiali pubblicati dopo l’epidemia di coronavirus, è sceso a 35,7 a febbraio, al valore più basso di tutti i tempi contro i 50 a gennaio, secondo le affermazioni del National Bureau of Statistics cinese. Una cifra inferiore a 50 indica una contrazione dell’attività rispetto al mese precedente: gli analisti si attendevano un calo a quota 46. Anche l’indice Pmi non manifatturiero è sceso ai minimi di sempre: 29,6 a febbraio contro i 54,1 di gennaio.
Il Financial Times rileva che il crollo dell’attività mostra la gravità del problema che il presidente Xi Jinping deve affrontare per far ripartire la seconda economia mondiale. Alla fine della scorsa settimana, Xi aveva comunicato ai funzionari locali che le aree a basso rischio dovrebbero “riprendere la piena produzione e la vita normale”.

Larry Hu di Macquarie Capital, sul Financial Times, ha osservato: “I dati odierni del Pmi suggeriscono invece che le cose vanno davvero male”. A suo giudizio, il Pil nel I trimestre potrebbe addirittura segnalare una contrazione, che sarebbe la prima volta dai tempi della Rivoluzione Culturale. Gli analisti si attendono una frenata della crescita, al 4%.
Tornando al Pmi manifatturiero, l’indice di febbraio è il più basso dal gennaio 2005, cioè dalle serie storiche. Per tornare ad un livello così basso, bisogna risalire al novembre 2008 quando fu pari a 38,8. Secondo il Financial Times: “Ora i funzionari locali si trovano di fronte a due obiettivi: controllare l’epidemia, che ha ucciso 2.835 persone in Cina, e far tornare il Paese al lavoro dopo le lunghe vacanze del nuovo anno lunare. Ma ad esempio la NBS ha annunciato che le imprese di medie e grandi dimensioni hanno un tasso di ripresa del lavoro del 78,9 per cento mentre il gruppo bancario ANZ ha dichiarato di operare probabilmente ben al di sotto di questo tasso in termini di utilizzo della capacità produttiva.

Secondo ANZ l’economia cinese sta operando al 20% della capacità produttiva, con circa il 50% dei lavoratori che sono tornati al loro posto di lavoro a partire da questo fine settimana. Secondo quanto riferito da Zhao Qinghe, statistico senior della NBS, il nuovo sottoindice degli ordini di esportazione è sceso a 28,7, con un calo di 20 punti rispetto al mese precedente, a causa degli ordini cancellati e ritardati a causa del coronavirus.

In Italia, a prescindere dal ‘coronavirus’, secondo l’Istat, nel 2019 il Pil è aumentato dello 0,3%, la crescita più bassa dal 2014, quando si era verificato un Pil stazionario. L’Istituto di Statistica ha parlato di un “marcato rallentamento” rispetto alla crescita dello 0,8% del 2018. Il dato del 2019 è stato comunque al di sopra del +0,2% della stima preliminare dell’Istat, e del +0,1% previsto dal Governo.
Il rapporto deficit/Pil è risultato pari all’1,6%, in netto calo rispetto al 2,2% del 2018, e molto inferiore rispetto al 2,2% previsto dalla Nota di aggiornamento al Def. Il miglioramento, pari a circa 9,5 miliardi di euro, ha portato il deficit/Pil al livello più basso dal 2007, quando era stato dell’1,3%.
Il debito pubblico è rimasto invece stabile al 134,8% del Pil, permanendo sui massimi storici segnati nel 2018 e 2016. Il governo, nella Nota di aggiornamento al Def, aveva previsto un livello pari al 135,7%.

Ma adesso, l’epidemia del coronavirus è piombata sulla crescita economica mondiale. Nel 2020 il Pil dovrebbe crescere del 2,4% contro 2,9% stimato in precedenza. E’ quanto prevede l’Ocse che nel suo Interim Economic Outlook-Coronavirus: the world economy at risk (Coronavirus: l’economia mondiale a rischio), ha tagliato di 0,5 punti la stima precedente di novembre 2019. L’Ocse ha sottolineato: “L’incertezza sulla crescita economica a livello mondiale resta alta”. Per il 2021 si punta su un pil mondiale in crescita del 3,3% (+0,3 punti rispetto a novembre 2019).

Per l’Italia, l’Ocse ha sostenuto: “Dopo 0,2% nel 2019, crescita zero per il Pil in Italia nel 2020”. Così l’Ocse ha tagliato di ben 0,4 punti la stima di novembre 2019. Nel 2021, invece, il Pil resta confermato in crescita dello 0,5%.
Nell’Interim Economic Outlook dell’Ocse si mette in evidenza l’impatto negativo dell’emergenza Covid-19 soprattutto sul clima di fiducia, sui mercati finanziari e sul settore del turismo. Sarebbero particolarmente colpite le economie che hanno forti interconnessioni con la Cina: in primis il Giappone, la Corea del Sud e l’Australia. Per il 2021 l’Ocse stima che, a condizione che gli effetti dell’epidemia svaniscano come previsto, il Pil possa tornare a crescere nei paesi del G20 del 3,5% (+0,2% rispetto a stima novembre 2019) soprattutto se verranno adottate politiche ben mirate nelle economie attualmente più esposte.
Nel documento dell’Ocse si legge: “Le ripercussioni legate alla contrazione della produzione in Cina si fanno sentire in tutto il mondo riflettendo il ruolo chiave e crescente che la Cina ha nella catena globale delle forniture e nei settori del turismo e delle materie prime”.
L’Ocse ha tagliato la sua stima di 0,5 punti partendo dal presupposto che l’epidemia abbia raggiunto il suo picco in Cina nel primo trimestre del 2020 e che nelle altre aree del mondo l’epidemia resti lieve e contenuta.
Ma, con una diffusione maggiore, più intensa e più ampia nelle aree dell’Asia-Pacifico, dell’Europa e del Nord America, si rischia un forte rallentamento del Pil mondiale con +1,5% nel 2020: la metà della crescita prevista prima dell’emergenza del coronavirus.
Secondo l’Ocse: “I governi devono agire rapidamente e con forza per superare il coronavirus e il suo impatto economico. I governi devono garantire misure di sanità pubblica efficaci e dotate di risorse adeguate per prevenire l’infezione e il contagio e attuare politiche ben mirate a supporto dei sistemi sanitari e dei lavoratori”.
Per l’Ocse: “E’ necessario proteggere i redditi dei gruppi sociali vulnerabili e delle imprese durante l’emergenza. Le politiche macroeconomiche di supporto possono aiutare a ripristinare la fiducia e favorire il recupero della domanda poiché le epidemie virali si attenuano ma non possono compensare le interruzioni immediate derivanti dall’applicazione delle restrizioni di viaggio”.

Le epidemie virali sono sempre esistite e normalmente hanno avuto effetti di mortalità ben maggiori dell’attuale ‘coronavirus’. Però, mai come ora c’è stato un martellamento mediatico con effetti sulla psicologia di massa così evidente. Le misure prudenziali vanno comunque adottate, ma senza alterare la corretta dimensione del problema. Sono proprio le alterazioni che producono l’aggiunta di ulteriori effetti negativi sull’economia. Dovremmo chiederci perché non viene fornita una equilibrata informazione ai cittadini. Così il coronavirus, considerato come il nemico assoluto da combattere in tutti i modi, sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale. Gli antichi latini si sarebbero chiesti: “Cui prodest ?“.

Salvatore Rondello

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