martedì, 3 Agosto, 2021

Il Forum dei Musulmani laici: “Sono delitti a sfondo culturale e religioso”

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Condivido pienamente questo comunicato dei Musulmani laici. E non condivido quello dei tanti che continuano a confondere i crimini delle famiglie islamiche con gli altri. Esiste una specificità che viene qui ricordata e sottolineata. Qui di seguito l’Appello del Forum dei Musulmani laici.

 

Mauro Del Bue


Noi donne del Forum dei Mussulmani Laici, di Senza Veli Sulla Lingua, di Donne in Rete per lo Sviluppo e la Pace (ADIR) e di Idea Futura, rivolgiamo questo appello a tutta la cittadinanza perché allarmate e preoccupate dalla drammaticità delle violenze familiari e claniche che parecchie ragazze mussulmane subiscono per la sola colpa di ribellarsi ai dettami del patriarcato religioso delle famiglie, delle comunità e dei referenti religiosi. Episodi che si presentano ormai in maniera ciclica.

E’ evidente che le ragazze che non desiderano sottomettersi ai matrimoni organizzati dai parenti senza il loro consenso, vengono considerate “troppo occidentali” e di conseguenza costrette a sposarsi con metodi violenti, coercitivi e che in taluni casi sfociano in delitti.

Se fortunate, da reiette, sono poste o si pongono forzatamente al di fuori delle famiglie e della comunità.

Il caso di Saman Abbas è la tragedia che in questi giorni, ha scosso il nostro paese.

E’ l’ultimo di una lunga serie di “delitti d’onore e di femminicidi” a sfondo culturale e religioso. Vogliamo ricordare le vittime precedenti, per renderci l’idea della dimensione ciclica di questi eventi delittuosi:

– 11 AGOSTO 2006: Hina Saleem, ventenne pakistana, viene uccisa e decapitata a Sarezzo nel bresciano dal padre Mohammed Saleem perché voleva vivere all’occidentale.

– 15 SETTEMBRE 2009:Sanaa Dafani viene sgozzata dal padre Montereale Valcellina (Pordenone).

– 3 OTTOBRE 2010: A Novi, in provincia di Modena, un uomo pakistano massacra e uccide la moglie Shannaz Begum per aver difeso la figlia 21enne, decisa a rifiutare il matrimonio forzato con un parente.

– Il 16 APRILE 2011: Scoppia a Brescia il ‘caso di Jamila’ (nome di fantasia), 19enne pachistana, che chiese aiuto alla sua insegnante, perché temeva di fare la “fine di Hina”.

– 28 MAGGIO 2012: a Piacenza, Kaur Balwinde, 27 enne indiana, incinta di 3 mesi e madre di un bambino di 5 anni, viene strangolata dal marito perché vestiva all’occidentale.

– 29SETTEMBRE 2013: A Brescia una ragazza pachistana poiché rifiuta un matrimonio combinato viene rinchiusa in casa, sottoposta a violenze psicologiche e violentata da un cugino per punizione.

– 7 NOVEMBRE 2014: A Mozzo (Bs), un cittadino marocchino, uccide la moglie con il coltello, perché lei non voleva portare il velo.

– 31 MARZO 2017: A Bologna una 14enne originaria del Bangladesh viene rasata a zero dalla madre perché non voleva portare il velo.

– 9 APRILE 2017: A Napoli un 51enne marocchino picchia la moglie perché si comporta troppo “alla occidentale” e non vuole indossare il niqab.

– Aprile del 2018 : Sana Cheema viene uccisa in Pakistan dal padre, perché si era opposta al matrimonio forzato con un cugino. Voleva rientrare in Italia, dove aveva un lavoro e il suo fidanzato, anch’egli pachistano.

– Il 25 Novembre 2020 : A Padova un 40 enne marocchino uccide la moglie Abioui Aycha e madre dei loro 3 figli, per motivi di gelosia.

 

Siamo sorprese e colpite negativamente dalla “Fatwa” (responso religioso) espressa dall’Associazione Ucoii sul caso di Saman Abbas, perché colloca le donne islamiche in una posizione di subordinazione legale, politica e religiosa, per cui in netto contrasto con il principio di un diritto laico, moderno e democratico che stabilisce che la morale non deve incidere nella valutazione dei fatti di reato.

Persino nella legge islamica, in caso di necessità, è il giudice monocratico (o un soggetto che si rivolge a lui) a richiedere al Muftì o a un collegio di Ulema un responso vincolante o orientativo.

Nessuna associazione o persona può emettere “Fatwe”motu proprio e al di fuori di un ordinamento giuridico islamico.

Ancor di più preoccupante è l’estensione della sentenza religiosa al tema delle mutilazioni dei genitali femminili , pratiche tradizionali che non sono previste o raccomandate dall’Islam.

Ci chiediamo quindi : -se i matrimoni forzati e l’infibulazione, non sono precetti islamici, perchè allora proporre una “fatwa”?

Non è che quando si agisce in questi termini perchè vi è la volontà di ” islamizzare” culture e questioni che non hanno alcun fondamento nella religione?

– Sì, pensiamo che questa sia una scelta voluta. Analizzando lo svolgimento degli interventi sui media, ci pare che sia una decisione volta a minare l’armonia e il reciproco riconoscimento faticosamente raggiunti tra le varie anime dell’Islam italiano, attraverso la firma del Patto Nazionale tra lo Stato e le Associazioni Islamiche Italiane.

– Rigettiamo e respingiamo con forza “fatwe” e responsi di questo genere, perché vogliamo accedere al diritto di studio, al lavoro, decisione di sposare chi ci pare, di non essere costrette a contrarre matrimoni poligamici e molto altro, senza il consenso di associazioni o referenti islamici.

– Deploriamo il costante invito della stampa nazionale rivolto alle donne islamiche con l’hijab (tranne rare eccezioni), che non rappresentano invece la pluralità del nostro mondo femminile e che ci costringe a subire uno stereotipo fortemente discriminatorio. Moltissime di noi, pur professando la fede islamica non indossano il velo e a causa di ciò sono percepite non rappresentative e non conformi alla religione. Ricordiamo che per girare a capo scoperto, in alcuni paesi islamici, si viene perseguitate, incarcerate e persino uccise. Desideriamo non permettere che la lettura fortemente androcentrica dei principi islamici, sia il limite al nostro libero arbitrio e che le letture relativistiche siano loro alleate, soprattutto in caso di pericolo di vita.

– Affermiamo senza timore che, pur non essendo contrarie alla libera scelta del velo, non possiamo nascondere che in molte situazioni viene imposto alle bambine per il “buon nome e onore della famiglia”. Continuare a rappresentare il hijab come unico segno religioso distintivo presso i mass media, rafforza la narrazione del potere della cultura patriarcale islamica sulle donne.

– Ci appelliamo a tutte le DONNE e gli UOMINI senza distinzione di credo, censo, appartenenza etnica, politica e professionale, affinché non ci lascino da sole nel nostro impegno culturale per la dignità.

– Chiediamo di non venire strumentalizzate, stigmatizzate e ignorate, solo perché non rappresentiamo lo stereotipo vigente islamico. Chiediamo invece di essere accolte come persone con pieni diritti e doveri, compreso quello alla libertà di culto.

– Offriamo la nostra collaborazione, competenza e impegno per mettere a sistema percorsi di prevenzione e tutela specifici per le ragazze islamiche che subiscono culture coercitive.

– Chiediamo che come primo intervento di emergenza nazionale si forniscano tutte le informazioni sull’esistenza delle reti e dei centri antiviolenza dei territori. Di indicare in più lingue quali sono le modalità previste per chiedere l’aiuto e il supporto nelle situazioni di violenza.

– Chiediamo a tutte le Istituzioni, ai suoi Rappresentanti, agli operatori scolastici, socio sanitari e di pubblica sicurezza, a porre la massima attenzione alle richieste delle donne e delle giovani mussulmane in fragilità.

– Valutiamo con attenzione la possibilità di costituirci parte civile nel processo penale contro i responsabili dell’omicidio Saman.

Rivolgiamo le nostre preghiere e pensieri di vicinanza a Saman Abbas e per tutte le vittime di violenza .
Insieme possiamo farcela.
Grazie.

 

Forum dei Musulmani laici

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