domenica, 28 Novembre, 2021

Il futuro della Macedonia del Nord, un paese imprevedibile

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In Macedonia del Nord ormai, a livello politico, succede di tutto compreso il ventilato “rapimento” di un parlamentare essenziale per fare approvare la mozione di sfiducia che avrebbe sancito la fine del Governo. E successo tutto venerdì 12 novembre quando il Parlamento di Skopje era riunito per discutere e votare la mozione di sfiducia all’Esecutivo del dimissionario Zoran Zaev. Ricapitoliamo brevemente i fatti. Zoran Zaev, Premier e Presidente del partito socialdemocratico, in seguito al risultato del secondo turno delle amministrative, che aveva confermato la vittoria dell’opposizione conservatrice di Hristijan Mickoski che aveva conquistato molte città, si era dimesso da capo del Governo e dalla carica di partito. I socialdemocratici però pur rispettando il gesto dimissionario di Zaev avevano rifiutato la richiesta di Vmro Dpmne, il maggior partito dell’ opposizione di destra, di indire le elezioni anticipate. Si pensava o alla scelta di un nuovo Premier o ad un ripensamento dello stesso Zaev. Tutto sarebbe passato da una mozione di sfiducia sulla quale i conservatori erano riusciti a raccogliere 61 firme di parlamentari sui 120 che compongono l’Assemblea legislativa di Skopje. Ma ecco che venerdì scorso al momento della discussione e del successivo voto Kastriot Redzepi del partito della minoranza albanese Besa, cofirmatario, non è mai arrivato in aula, facendo mancare i numeri per approvarla. Il tutto in un’atmosfere che si è fatta sempre più rovente con i seguaci di Mickoski che accusavano i socialdemocratici di manovre clientelari e addirittura di rapimento del parlamentare assente. E così nel caos più completo non si è rappresentato l’atto finale di una vicenda politica dai mille risvolti anche internazionali, considerando il ruolo della Macedonia del Nord che proprio Zaev, dopo aver superato nello storico accordo con la Grecia di Tsipras il problema del nome, aveva portato nella Nato e vicino all’adesione all’Unione Europea anche se ancora frenato dal veto della Bulgaria. Ora, con la regia istituzionale del Presidente della Repubblica Stevo Pendarovski, riprenderanno la trattative politiche. Le ultime indiscrezioni danno probabile una riedizione della risicata maggioranza socialdemocratici minoranza albanese con il rientro del “tranfuga” Redzepi ma non si esclude neanche il colpo di scena di un ritorno di Zaev, convinto dall’esito del voto del Parlamento a ripensarci. Le pressioni in questo senso sarebbero, oltre che di ordine interno per evitare elezioni anticipate, da parte di Stai Uniti e Unione Europea. I primi che, dopo l’adesione alla NATO hanno già organizzato nel territorio macedone basi e insediamenti militari molto importanti dal punto di vista strategico. Bruxelles da parte sua intende portare avanti speditamente e se possibile all’interno della Presidenza slovena del Consiglio Europeo l’adesione della Macedonia del Nord e quella collegata dell’Albania bloccate dal veto della Bulgaria dove però, dopo le elezioni di domenica scorsa, si dovrebbe insediare un nuovo Governo con posizioni molto più flessibili sulla questione.

 

Alessandro Perelli

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