domenica, 19 Settembre, 2021

Il gioco d’azzardo ‘disabilita’ la mente

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Quando pensiamo alle persone con disabilità la mente corre veloce verso quelle donne e quegli uomini che, per un verso o per l’altro, sono nell’impossibilità di poter interpretare la vita appieno, sia fisicamente che psicologicamente. Il gioco d’azzardo da sempre ruba la mente, e quindi sotto il profilo emozionale condiziona l’essere fino a renderlo disabile. Da qui la letteratura sull’argomento ha consumato fiumi d’inchiostro sostenendo, anche nei detti popolari, che questo antico fenomeno da sempre influenza i comportamenti dell’uomo. Nei tempi più recenti si è pensato di coniare un termine che potesse rendere meglio l’idea della gravità di tale patologia, componendo una parola non propriamente corretta, ma efficace: ludopatia. Infatti, Il termine ‘ludo’ è relativo al gioco, mentre ‘patia’ indica uno stato di sofferenza, quindi, pur rimanendo nei confini del condizionale, con una certa approssimazione sembrerebbe che la ludopatia stesse ad indicare la malattia del gioco; per tanto sosteniamo che il gioco d’azzardo disabilita la mente fino a provocarne la sua sconnessione dalla realtà…una vera e propria disabilità comportamentale. Ora, nella ‘stravagante’ scala dell’handicap, soprattutto oggi, ci sono uomini dipendenti dal gioco giovani e perfino giovanissimi che, sottratta la carta di credito ai genitori, giocano d’azzardo online con la compiacenza di un sistema che in maniera ipocrita sostiene di essere rigorosamente vietato ai minori, ma minori di cosa, di dodici anni? I ragazzini iniziano a ‘tirare’ di gioco d’azzardo nell’indifferenza più totale di una società digitale sempre più permissiva, una società che sembra fatta apposta per imporre regole che in realtà permettono ad un quasi bambino di giocare senza regole esaltandogli la mente fino a fargliela fumare. D’altronde, la tossicità del gioco non è forse simile a quella della droga? Cosa fare, allora? Nulla, possiamo solo denunciare quello che accade ed aiutare i giocatori incalliti da ritenersi, a tutti gli effetti, veri e propri portatori di grave disabilità. Un’altra tacca sulla pistola fumante della malavita in doppiopetto che nel gioco ha sempre trovato quello zoccolo duro rimasto imperituro nel tempo. La situazione ormai è divenuta insostenibile e, lasciateci dire, anche incontrollabile; per questo riteniamo che, al pari delle altre disabilità gravi, il gioco d’azzardo compulsivo in generale e quello online in particolare, siano difficilmente contrastatili. Anzi, una battaglia persa in partenza. Coscienti, e con una buona dose di avvilimento, abbiamo deciso di non entrare in merito alle slot machine e al gratta e vinci, tanto per semplificare, in quanto lo stesso Stato trae dal gioco enormi benefici.

 

Angelo Santoro e Lolita Guliman

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