martedì, 18 Maggio, 2021

Il Kosovo ha un nuovo Governo, Albin Kurti Primo Ministro

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Il Kosovo ha un nuovo Governo. Lunedì 22 marzo, l’Assemblea parlamentare di Pristina ha eletto Albin Kurti Primo Ministro insieme al suo Esecutivo in cui sono presenti sei donne. Si sono così risolte le consultazioni che erano iniziate subito dopo il 14 febbraio, data in cui si erano svolte le elezioni anticipate determinate da una sentenza della Corte Costituzionale che aveva giudicata illegittima la presenza di un parlamentare condannato (ma poi in seguito incarcerato) che però aveva preso parte al voto per il precedente Governo e che quindi aveva mandato tutti a casa sciogliendo l’Assemblea. Albin Kurti ha avuto 67 voti a favore sui 120 del Parlamento di Pristina.

 

La coalizione che guida il Kosovo

La coalizione che guida il Kosovo è fornata dai 58 deputati di Vetevendosje (sinistra nazionalista) e la Lista di Vjosa Osmani più nove dei venti rappresentanti delle minoranze. Nel discorso che ha accompagnato la sua investitura, il nuovo Premier ha indicato le due emergenze sulle quali si svolgerà prioritariamente l’ azione dell’ Esecutivo, quella della pandemia da coronavirus e quella economica. L’infezione continua a dilagare nella giovane Repubblica e il Kosovo è l’ unico Paese europeo dove non sono iniziate ancora le vaccinazioni: un gruppo di operatori sanitari di Pristina si è dovuto recare in Albania per farlo. Kurti ha assicurato una rapida partenza per le vaccinazioni puntando a raggiungere il 60% della popolazione in pochi mesi. Ha annunciato l’avvio di riforme strutturali che dovranno puntare al risanamento e rilancio delle attività economiche e alla riduzione della disoccupazione che grava sulle giovani generazioni costrette a cercare lavoro all’estero.

 

Il riconoscimento dell’indipendenza

Ma è sullo stato delle relazioni con la contigua Serbia, con la quale rimane aperto il problema del riconoscimento dell’indipendenza, che erano attese le sue dichiarazioni. Kurti , fedele al suo ruolo di leader nazionalista e intransigente, ha messo dei paletti che paiono insormontabili per la ripresa del dialogo, auspicata dall’Unione Europea, con Belgrado. Ha cioè chiesto , come condizioni preliminari, non solo l’immediato riconoscimento del Kosovo ma anche l’ ammissione da pare serba dei crimini di guerra perpetrati in seguito alla proclamazione dell’ indipendenza nel 2008. Solo dopo , a suo dire, potranno riprendere le trattative paritarie tra Stato e Stato per risolvere la questione. Richieste ovviamente irricevibili da parte del Presidente serbo Alekander Vucic che ha accusato Kurti di aver un atteggiamento destinato a fare fallire i negoziati che, grazie alla mediazione dell’ allora Presidente americano Donald Trump, avevano fatto registrare significativi progressi. E in effetti, a parte le sparate nazionalistiche di Kurti e l’assenza di un ruolo decisivo da parte dell’ Unione Europea, sembra proprio che la possibile risoluzione del problema del riconoscimento dell’ indipendenza del Kosovo ,sia ritornato nelle mani americane, e ovviamente in quelle del nuovo Presidente Joe Biden. Starà soprattutto a lui verificare se tra Serbia e Kosovo si possa scrivere una pagina di pace nel quadro di una normalizzazione dei rapporti nei Balcani occidentali e di una loro progressiva integrazione europea.

 

Alessandro Perelli

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