sabato, 25 Settembre, 2021

VIA LIBERA AL MES

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Dopo il sì alla Camera, anche il Senato approva la risoluzione di maggioranza con 156 sì, 129 no e 4 astenuti.

Via libera alla riforma del Mes. Dopo il sì alla Camera, anche il Senato ha approvato la risoluzione della maggioranza in vista del Consiglio europeo con 156 sì, 129 no e 4 astenuti. Via libera anche alla risoluzione Bonino. Le altre 5 risoluzioni presenti vengono quindi precluse, come ha annunciato la presidente Casellati.

“Sono tranquillo, certo…”. Così il premier Giuseppe Conte, lasciando il Senato, ha risposto ai cronisti dopo il via libera delle risoluzione di maggioranza sul Mes.

“Grande soddisfazione per il voto di oggi di Camera e Senato” è stata espressa dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri. “È un’importante conferma della coesione della maggioranza su un chiaro indirizzo europeista e del lavoro positivo svolto dal governo in Europa. Un mandato pieno che consente l’introduzione anticipata del common backstop e rafforza il ruolo e le ragioni dell’Italia per il completamento dell’Unione bancaria e la riforma dell’Unione economica e monetaria”, ha aggiunto Gualtieri.

Nella mattinata di mercoledì il voto è passato anche alla Camera: 314 voti a favore, 239 contrari di cui 13 del M5S e 9 astenuti. In vista del Consiglio europeo, nel suo intervento il premier Conte ha assicurato: “Resta nella piena responsabilità delle Camere, attraverso una procedura parlamentare di ratifica la scelta definitiva, sull’adesione dell’Italia al nuovo trattato Mes. L’Italia avanzerà una proposta per inserire il fondo Salva-Stati nella nuova architettura dell’Ue. Il governo ha bisogno anche della massima coesione delle forze di maggioranza per continuare a battersi in Ue, il confronto dialettico è segno di vitalità e ricchezza ma è senz’altro salutare che sia fatto con spirito costruttivo e che non ci distragga dagli obiettivi”.

Resta ancora in sospeso come la ‘spada di Damocle’ il voto al Senato dove il Governo ha una maggioranza molto risicata. Ma se sul fondo Salva-Stati si profila un ricompattamento, sul Recovery Fund si rischia lo strappo di Italia Viva che minaccia di ritirare i ministri se non sarà ritirata la norma sulla task force. Norma che è stata criticata anche dalla Corte Costituzionale secondo il parere autorevole espresso da Sabino Cassese.
La posizione del Psi è stata espressa chiaramente dal Segretario Enzo Maraio che ha detto: “I socialisti in Aula voteranno la riforma del Mes. Siamo sempre più convinti che il Mes vada anche attivato per migliorare la nostra sanità pubblica e alleggerire la pressione sui presidi ospedalieri. Non possiamo affidare alla bagarre politica il futuro del Paese. Il programma Next Generation Eu, il Recovery Fund, va approvato quanto prima, poiché rappresenta una opportunità sulla quale non si può tergiversare. Le grandi riforme nel nostro Paese sono sempre state fatte dalla politica e dalla classe dirigente del Paese. Sarà compito della politica dare una nuova visione di sviluppo economico attraverso il giusto utilizzo dei 209 miliardi previsti dal Recovery fund”.

Le preoccupazioni del Presidente Sergio Mattarella sono avvertite nel recente clima politico monitorato dal Quirinale. Da giorni la lettura delle dichiarazioni bellicose dei leader e dei partiti, i segnali di nervosismo verso l’esecutivo che continuamente arrivano direttamente al Colle, lo stillicidio drammatico dei dati dell’epidemia, nulla contribuisce a portare un minimo di serenità tra le stanze della prima istituzione del Paese.
Oggi è un giorno cruciale per tutta la politica italiana, in un clima di sempre maggiore tensione e diffidenza reciproca tra i partiti, e tra questi e il governo.
L’altolà di un drappello di parlamentari M5s alla riforma del Mes rischia di far venir meno la base parlamentare del governo, anche se in Parlamento si sta lavorando alacremente a una risoluzione che permetta a Giuseppe Conte di andare a Bruxelles senza smentire il suo ministro dell’Economia, che non più tardi di una settimana fa aveva rimosso all’Eurogruppo il veto italiano alla riforma bloccata da un anno.
L’Europa si attende un’approvazione definitiva, ma nei giorni scorsi il timore che il sì di Gualtieri venisse ritrattato, ha preoccupato non poco i vertici comunitari. Su alcuni giornali del nord Europa sono apparsi di nuovo giudizi non benevoli sull’affidabilità del nostro Paese. In queste ore si è aggiunta la preoccupazione anche per lo scontro sul Recovery, e soprattutto sulla struttura che dovrebbe gestirne l’attuazione, struttura caldeggiata peraltro dalla stessa Commissione Ue.
Ce n’è abbastanza per mettere di nuovo sotto osservazione la reputazione dell’Italia, una reputazione che il presidente Mattarella ha cercato diverse volte di salvaguardare, anche spendendosi in prima persona presso le Cancellerie europee.
Dunque, il primo banco di prova della maggioranza sarebbe oggi alle 16, a Palazzo Madama, dove è attesa una votazione che potrebbe riservare sorprese. Il premier giocherà nell’aula del Senato una delle partite più difficili della sua esperienza, almeno dal punto di vista della tenuta del sostegno parlamentare.
Se la risoluzione di maggioranza, su cui ora pesa anche la mancata firma di Italia Viva, passasse senza problemi tutto filerebbe liscio. Almeno fino al varo della manovra. Se la risoluzione di maggioranza passasse solo grazie ai numeri di alcuni esponenti di opposizione, si aprirebbe ovviamente un problema politico, che avrebbe bisogno di essere chiarito tra il premier e i partiti che sostengono il suo governo.
Tanto più, visto che siamo in sessione di Bilancio con notevoli ritardi e nel bel mezzo di una pandemia: tutte situazioni, dalla manovra alla lotta al Covid-19 fino alla campagna di vaccinazione, che dovrebbero essere gestite da un governo saldo in sella e con una base politico-parlamentare non sfilacciata.
Se invece il governo non avesse i numeri, ovviamente il premier sarebbe atteso al Quirinale. La crisi sarebbe politica e investirebbe uno dei punti fondamentali di un governo, la politica estera e soprattutto le relazioni con Bruxelles, che sono molto importanti alla vigilia del varo del Recovery plan. A questo punto sarebbe difficile comporre una nuova maggioranza, visto che anche tutte le attuali opposizioni sono contrarie alla riforma del Mes.
Il Presidente Mattarella ha fatto sapere che difficilmente potrebbe riuscire una faticosa ricerca di un’alternativa attualmente inesistente.
Purtroppo, ormai la riforma costituzionale del taglio dei parlamentari è applicabile e si può quindi andare a votare, o con un governo elettorale o anche con l’attuale che garantisca un ministro dell’Interno non politico e ministri di collegamento già collaudati per la fase finale di trattativa sul Recovery.
Nessun Presidente predilige le elezioni anticipate, ma dal Colle non sarebbero nemmeno escluse.
Il Paese si trova di fronte ad una crisi economica, politica ed istituzionale senza precedenti. Oltre al Covid, c’è un altro virus che sta portando lentamente la democrazia in coma. Una lacerazione che dura da tempo, che viene aggravata da continue somministrazioni di terapie confuse e inadeguate. Gli italiani avvertono l’esigenza di un cambiamento radicale dell’attuale classe politica incapace a reggere le sorti del Paese e dare prospettive di fiducia per un futuro migliore. La posta in palio è altissima, ma ci sono anche tanti rischi. Tra i rischi dobbiamo chiederci, con quale legge elettorale si svolgerebbero le elezioni anticipate?
La storia ci insegna il disastro per l’Italia originato dalla legge elettorale ‘Acerbo’.

 

Salvatore Rondello

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