lunedì, 17 Maggio, 2021

Il mistero di Agorà

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Ho letto il manifesto di Agorà, ovvero della nuova corrente che fa capo a Goffredo Bettini, uno dei più influenti leader del Pd, anche se d’essere una corrente si nega la volontà in premessa. E’ sempre così. Si fonda un’area politico-culturale, si tenta di offrire un contributo di idee al partito e alla sinistra. Ma poco cambia. Saltato Zingaretti, dimessosi dalla segreteria e sostituito da Letta, coloro che stavano col segretario avevano bisogno di fondare una corrente, o meglio una loro area politico-culturale. E’ un documento di 593 righe in cui se ne spendono tre per ricordare i socialisti italiani, cinque per la rivoluzione d’ottobre del 1917, definita “una favilla che aveva incendiato il mondo”, mentre non viene mai nominato Berlinguer, ed é una novità, e neanche Moro, ma solo Niccolò Machiavelli, assieme a Conte, citato sei volte, Draghi, quattro, Zingaretti, tre, Grillo e Berlusconi due volte ciascuno, Papa Francesco, Meloni, Mattarella, Letta e Calenda una sola volta. Renzi mai. Benevolo il trittico dedicato ai socialisti, laddove si augura la creazione di un partito “che ridia il ruolo che meritano ai socialisti italiani. Per la loro storia antica e per il loro presente. Nella consapevolezza che il pensiero socialista nel passato ha avuto molte ragioni alle quali, per diversi motivi, non hanno corrisposto adeguati consensi”. E che in fondo si collega alla crisi del “triennio cruciale 1989-1992” che ha partorito “la mancanza di una visione critica e di partiti adeguati al tempo”. Certo si tratta di una riflessione storica condivisibile. Ma dagli esiti purtroppo rarefatti dal tempo, oltre trent’anni consumati invano, con una sinistra sempre più debole e un’Italia impoverita e impaurita, cenerentola dell’Europa. La fine dell’innominato Craxi poteva essere meno cruenta? E i socialisti riabilitati che ruolo dovrebbero giocare, quello dei bersaglieri e dei garibaldini ai quali si concedevano applausi e medaglie nelle ricorrenze domenicali? Certo in Italia non é nato, e può essere che la responsabilità vada anche divisa tra i due partiti, l’unità socialista, cioè un moderno partito socialista, democratico e liberale europeo, come sarebbe stato storicamente giusto, perché il comunismo era finito e con esso il Pci. Ma la verità è che dal 1989 al 1992, quindi già prima di Tangentopoli, il nuovo Pds voleva andare oltre la socialdemocrazia e avviarsi alla fondazione di un nuovo partito che non fosse solo democratico e della sinistra, ma che potesse contare anche sull’adesione del cattolicesimo democratico, in perfetta continuità con la strategia berlingueriana che considerava i socialisti come un intralcio e i democristiani di sinistra come alleati. Certo un conto era un’alleanza, altro conto un partito unico. Ma quest’ultimo obiettivo divenne perfino naturale dopo l’esplosione del comunismo e ancor più a seguito dell’azione strabica del Pool Mani pulite. Oggi si raccolgono i cocci. E assieme ai cocci, perché come altro può essere definito un partito “senza popolo” e aggiungo io, ma se ne ricava ugualmente il senso dal documento, senza identità, si assiste alla più grande sconfitta della sinistra italiana, quella delle elezioni del 2018, dell’intera sua storia. Perfino più netta di quella nefasta del 1948. E qui sta il punto di dissenso politico. Siccome la sinistra o il centro-sinistra, sarebbe meglio dire, é stato sconfitto, allora facciamo l’alleanza coi nuovi vincitori per impedire alla destra di stravincere. I nuovi vincitori, in realtà, stanno perdendo pezzi, sono in una fase calante, hanno subito scissioni e separazioni, hanno mostrato la loro inadeguatezza. Ma Bettini e i suoi li ritengono oggi compagni di strada imprescindibili. E addirittura vaneggiano che la crisi del governo Conte due sia stata originata per “una convergenza di interessi nazionali e internazionali che non lo ritenevano sufficientemente disponibile ad assecondarli”.  E qui si entra nel regno dei misteri. Troppo semplice chiederne l’identità? Chi sarebbero costoro? La banda Rockfeller, come intonavano negli anni settanta i comitati operai europei, ogni qualvolta erano chiamati a rispondere delle responsabilità del capitalismo, oppure il Sim delle Bierre, lo Stato imperialista delle multinazionali, oppure il clan del Britannia, quello che avrebbe aggredito, presente Draghi, l’economia italiana? Ma quali interessi internazionali avrebbe danneggiato il governo Conte? Forse quelli di Macron, visto la stretta di mano di Di Maio coi gilet gialli, o quelli cinesi, visto la preferenza non gradita dei Cinque stelle, non certo quelli libici, che abbiamo colpevolmente lasciato nelle mani di Turchia e Russia. Quando si passa dalla sociologia e dalla filosofia, e anche dai programmi, condivisibili in massima parte, alla politica delle alleanze il mistero é infranto. La sinistra é destinata a vincere, ma in realtà a perdere, solo coi Cinque stelle, poi gli altri salgano pure sull’autobus in moto. Per dire questo potevano essere risparmiate almeno 590 delle 593 righe.

 

 

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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