domenica, 28 Novembre, 2021

Il nobel per la letteratura ad Abdulrazak Gurnah

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Ieri, giovedì 7 ottobre, il premio Nobel per la Letteratura 2021 è stato assegnato a Abdulrazak Gurnah. L’Accademia svedese ha scelto di premiarlo per “la sua intransigente e compassionevole penetrazione degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel divario tra culture e continenti”. Il Premio Nobel torna in Africa dopo 18 anni quando nel 2003 vinse John Maxwell Coetzee. Prima di lui, il Continente africano ha ricevuto altri tre Nobel per la Letteratura: nel 1986 a Wole Soyinka, nel 1988 a Naguib Mahfouz e nel 1991 Nadine Gordimer.
Abdulrazak Gurnah ha superato la concorrenza di autrici e autori che, negli scorsi mesi, erano stati dati per favoriti da diversi bookmakers, come ad esempio la nostra Elena Ferrante, i padri del post-modernismo Don DeLillo e Thomas Pynchon, lo scrittore giapponese Haruki Murakami, la romanziera americana Joyce Carol Oates, l’autrice canadese Margaret Atwood e l’autore rumeno Mircea Cartarescu, il cui ultimo romanzo, Solenoide, è stato da poco pubblicato in Italia per Il Saggiatore. Per il quinto anno consecutivo, il Nobel cambia sede: nel 2017 fu assegnato allo scrittore inglese Kazuo Ishiguro, nel 2018 alla scrittrice polacca Olga Tokarczuk, nel 2019 all’austriaco Peter Handke (finito nell’occhio del ciclone per via del suo sostegno a Milosevic) e nel 2020 alla poetessa americana Louise Glück.
A causa delle restrizioni dovute alla pandemia, per il secondo anno consecutivo salterà la cerimonia di premiazione a Stoccolma: la medaglia e il diploma saranno consegnati direttamente a casa. La Fondazione Nobel ha precisato che la cerimonia sarà trasmessa in televisione e in diretta streaming tramite le sue piattaforme digitali.
Arrivato nel Regno Unito, dove tutt’ora vive, come rifugiato alla fine degli anni ’60, il Premio Nobel per la Letteratura 2021 Abdulrazak Gurnah, 73 anni, è autore di dieci romanzi e di una serie di racconti, tutti attraversati dalla questione del rifugiato e nei quali ha stravolto la prospettiva coloniale per evidenziare quella delle popolazioni indigene. Nato nel 1948 e cresciuto sull’isola di Zanzibar, nell’Oceano Indiano, Gurnah apparteneva al gruppo etnico vittima dell’oppressione sotto il regime del presidente Adeid Karume e dopo aver terminato la scuola, a diciotto anni, è stato costretto a lasciare la sua famiglia e a fuggire dalla neonata Repubblica di Tanzania.
Solo nel 1984 gli è stato possibile tornare a Zanzibar dove ha potuto rivedere suo padre poco prima della morte.
Gurnah è stato, fino al suo recente ritiro dall’attività lavorativa, professore di letteratura inglese e postcoloniale presso l’Università del Kent a Canterbury, dove si è dedicato principalmente a scrittori come Wole Soyinka, Ngũgĩ wa Thiong’o e Salman Rushdie. I suoi romanzi più famosi sono ‘Paradise’, che è stato selezionato sia per il Booker che per il Whitbread Prize, Desertion e By the Sea, che è stato a sua volta selezionato per il Booker e per il Los Angeles Times Book Award.
In Italia sono usciti per Garzanti ‘Il Disertore’ nel 2006 e ‘Paradiso’ nel 2007. Gurnah ha iniziato a scrivere a 21 anni in esilio, in inglese, e anche se lo swahili era la sua prima lingua, l’inglese è diventata la sua lingua letteraria. Ha debuttato nel 1987 con ‘Memory of Departure’. La poesia araba e persiana, in particolare le Mille e una notte, sono state per Gurnah una fonte antica e significativa, così come le sure del Corano. Ma la tradizione della lingua inglese, da Shakespeare a V. S. Naipaul, ha segnato il suo lavoro.

 

Salvatore Rondello

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