martedì, 19 Ottobre, 2021

Il Nobel per l’economia allo statunitense David Card

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Il premio Nobel 2021 all’Economia è stato conferito allo statunitense David Card, “per i suoi contributi agli studi empirici sull’economia del lavoro”, e, congiuntamente, ai suoi connazionali Joshua Angrist e Guido Imbens, “per i loro contributi metodologici alle analisi delle relazioni casuali”.
David Card, classe 1956, canadese di nascita, insegna alla University of California, Berkeley. Joshua Angrist, nato nel 1960, insegna al Massachusetts Institute of Technology. Guido Imbens, classe 1963, olandese di nascita, insegna alla Stanford University.
L’Accademia reale delle scienze di Svezia, ha spiegato: “Il premio di quest’anno riguarda studi su come trarre conclusioni da esperimenti non voluti”.
Si tratta del 53esimo premio sulle Scienze economiche, promosso a partire dal 1969 dalla Riksbank, la Banca centrale della Svezia, in occasione del suo 300esimo anniversario, mediante una donazione alla Fondazione Alfred Nobel. Ad oggi altri 86 studiosi, di cui due donne, sono stati insigniti del premio. In 25 occasioni il premio è stato assegnato ad un unico economista.
Il Nobel per l’economia viene assegnato per ultimo dopo i premi per medicina, fisica, chimica, letteratura e pace.
Lo scorso anno l’ambito riconoscimento per l’economia è andato agli statunitensi Paul R. Milgrom e Robert B. Wilson “per aver migliorato la teoria dei meccanismi d’asta e averne inventati di nuovi”. Nel 2019 hanno vinto Abhijit Banerjee (indiano naturalizzati statunitensi), Esther Duflo (francese, seconda donna a ottenere il Nobel in economia) e Michael Kremer “per il loro approccio sperimentale nell’affrontare il problema della povertà globale”; docenti i primi due al Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, e il terzo all’Università di Harvard.
Il Nobel è andato negli Stati Uniti anche nel 2018: William D. Nordhaus e Paul M. Romer sono stati insigniti “per i loro studi su alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo, sul come combinare una crescita sostenibile a lungo termine dell’economia globale con il benessere della popolazione”. 
Gli studi premiati quest’anno riguardano il come trarre conclusioni da esperimenti non voluti (esperimenti naturali), aprendo nuove strade che hanno rivoluzionato la ricerca empirica, ad esempio sui legami causa-effetto nel mercato del lavoro ma estendendosi anche a altri ambiti di ricerca.
I tre studiosi si sono occupati di temi come l’immigrazione e le sue ricadute su salari e livelli di occupazione, oppure di come il livello di istruzione si ripercuota sul reddito futuro. Temi che a volte è difficile analizzare perché manca la controprova. Ad esempio non si può sapere come sarebbero andate le cose senza migrazioni. I tre studiosi hanno mostrato che invece si possono fare comunque analisi di questo tipo usando esperimenti naturali, basati su casi specifici in cui determinati eventi o politiche hanno finito per generare trattamenti differenziati su gruppi di persone.
Da ciò emergerebbe ch studiare nei migliori licei e università cambia poco. L’immigrazione non danneggia granché i redditi degli autoctoni, ma anche questo potrebbe non cambiare granché l’ostilità che suscita perché chi vi si oppone lo fa più per motivi culturali che economici.
Card, in particolare, ha analizzato gli effetti sul mercato del lavoro di salari minimi, immigrazione e istruzione. A partire dal 1990 i suoi studi hanno messo in discussione precedenti assunti. Ad esempio mostrano che aumentare i salari minimi non per forza si traduce in meno lavoro. Temi, quindi, che si potrebbe pensare abbiano assecondato le inclinazioni “politically correct” tanto in voga in buona parte del mondo accademico.
Ancor più quando, secondo il Comitato del Nobel, gli studi di Card hanno (o avrebbero) sostenuto che i redditi delle persone nate in un paese possono beneficiare della nuova immigrazione, laddove coloro che sono immigrati precedentemente possono risentirne negativamente.
Viene perfino il dubbio che i giudici si siano spinti troppo nell’interpretare le tesi di Card in senso buonista. Almeno a sentire quello che lo stesso neo Nobel ha affermato in una intervista concessa poco dopo gli annunci.
Infatti, gli è stato chiesto se i suoi studi mostrassero che l’immigrazione non ha effetti negativi sui redditi. L’economista ha risposto: “In realtà non è proprio così. Non mostrano che non ci sta nessun effetto, ma che possono esserci piccoli effetti o effetti molti ridotti sui nativi. Ma poi, non sono nemmeno tanto sicuro che le ricerche che ho fatto abbiano avuto qualsivoglia ricaduta sul tema della migrazione, perché da altre analisi condotte, sul perché nel pubblico si formino ampie quote di popolazione contrarie al fenomeno, fondamentalmente emerge che i motivi per cui la gente è contro l’immigrazione sono di natura culturale piuttosto che economica”.
Non solo. sempre secondo il comitato del premio Nobel, dagli studi di Card, poi sviluppati da Angrist e Imbens, che ne hanno ulteriormente affinato le metodologie sugli esperimenti naturali. Difendendone l’efficacia, hanno sostenuto: “Abbiamo anche realizzato che le risorse messe nelle scuole sono ben più importanti di quanto precedentemente stimato per il futuro successo di uno studente”.
Angrist, durante l’intervista, ha detto: “Molti, specialmente nel mio ambito, pensano che frequentare licei o università di alto livello sia cruciale per il successo di una carriera. Quello che ho dimostrato, lavorando con Guido, è che spesso questa è una illusione. La gente che ha fatto bene a scuola tende a fare bene nella vita, ma lo farebbe indipendentemente da dove è andata a scuola”.
Imbens, l’unico presente in diretta, in collegamento, alla conferenza stampa ha detto: “So che gli esperti si interrogano su quanto velocemente usciremo dalla crisi, non voglio sbilanciarmi su questo ma penso che la sfida più grande sia nelle disuguaglianze dell’impatto che ha avuto sulla popolazione. Ovviamente (la pandemia) è stato un problema molto pesante, penso che la sfida maggiore sia dovuta al fatto che ha colpito in modo disuguale fasce di popolazione e tipi di lavoro. Per alcuni è stato facile adattarsi, ad esempio noi professori universitari siamo stati incredibilmente fortunati, mentre in altri settori è incredibilmente difficile”.
Per il resto la sessione domande e risposte ha riservato un cliché già visto negli ultimi anni, dato che spesso ad esser premiati sono studiosi statunitensi che vengono regolarmente svegliati nel cuore della notte, per un collegamento in cui vengono loro posti quesiti generici su cui non hanno riposte passepartout (come quelle che sfornerebbero gli ‘influencer’ da social media o personaggi simili).
Ad esempio, alla prima e inevitabile domanda: “Che ha pensato, che ha provato quando ha ricevuto l’annuncio?”. Il neo Nobel Imbens ha risposto: “Erano le due del mattino qui, e stavo dormendo dopo un weekend in cui sono stato molto impegnato. Sono rimasto sbalordito dalla telefonata, non ho avuto tanto tempo per pensare, e sono assolutamente entusiasta del fatto che sono stato premiato assieme a Card e Angrist, sono entrambi miei amici. Joshua (Angrist) è stato il mio testimone di nozze e sono un tifoso di entrambi. Sono orgoglioso di condividere il premio con loro”.
Invece, su cosa consiglierebbe ai giovani che vogliano studiare economia, Imbens ha risposto: “E’ un terreno davvero interessante, puoi esaminare così tante questioni e in così tanti modi. E ci sono così tante cose che non comprendiamo pienamente. Per i giovani penso che sia una ottima scelta, con tanti settori in cui può servire impegnarsi sia nel pubblico che nel privato”.

Salvatore Rondello

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