venerdì, 14 Maggio, 2021

Il “pacchetto famiglia” di Orban e “l’incidente” di Bruxelles

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Viktor Orban non è molto fortunato in questo periodo. Proprio mentre si apprestava a varare nuovi decreti in difesa della famiglia tradizionale un suo fedelissimo deputato europeo Jozsef Szajer, uno dei fondatori del suo partito Fidesz, è stato identificato a Bruxelles mentre partecipava a un orgia gay per giunta non rispettando le norme di sicurezza anticovid. Un’immagine non certo rassicurante e per certi versi irrispettosa nei confronti del Premier ungherese impegnato strenuamente nella sua battaglia etica e in difesa dei valori da lui definiti intoccabili. Ma dopo la realizzazione dei muri contro i migranti, dopo aver bloccato con la Polonia i bilanci di previsione dell’ Unione Europea e il Recovery fund, sembra diventata questa la priorità programmatica del Governo di Budapest. Attraverso un emendamento costituzionale presentato un paio di settimane fa dalla Ministra della Giustizia Judit Varga si vuole impedire alle coppie dello stesso sesso ogni possibilità di adozione ma anche ai singoli che devono essere forniti di un permesso speciale fornito dalle autorità.

 

Del resto Orban durante l’ultima campagna elettorale aveva riempito Budapest e tutti i principali centri di manifesti che osannavano l’amore e il rapporto di coppia ovviamente solo tra un maschio e una femmina. E fin dalla sua prima nomina a Capo del Governo aveva perorato le sue idee tradizionaliste ideando una sorta di “pacchetto famiglia” che si riprometteva di interrompere la discesa delle nascite con misure adeguate per le giovani coppie che intendevano contrarre il matrimonio. Si trattava di prestiti fino a dieci milioni di fiorini a interesse molto limitato che poi veniva replicato per l’acquisto della prima casa con l’aggiunta di servizi pubblici gratuiti. La campagna per la famiglia tradizionale era continuata anche con la nuova Costruzione del 2010 che aveva avuto proprio in Jozsef Szajer uno dei più importanti ideatori per quanto riguarda gli articoli concernenti l’esclusività dell’unione matrimoniale tra uomo e donna. Già allora le proteste della società civile avevano rimarcato che in un testo costituzionale del XXI secolo fosse incredibile che non ci fosse un accenno ai diritti delle persone omosessuali. Orban però non si era fermato lì proseguendo la sua campagna contro la comunità Lbgt e le famiglie unigenitoriali nelle quali vivono mezzo milione di bambini. E oggi il Premier ungherese, approfittando dei poteri che si è attribuito causa il dilagare della pandemia da coronavirus che ha fatto del Paese magiaro uno dei più colpiti d’Europa, si appresta a varare un nuovo decreto che contiene un nuovo giro di vite in senso tradizionalista. Per non essere ridicolizzato dovrà superare indenne l’incidente di Bruxelles. Vedere prima sui giornali di tutto il mondo ma subito dopo anche sulla stampa e sui media nazionali un suo fedelissimo beccato in un orgia gay di sesso e droga con un’altra ventina di uomini mentre lui si impegnava a difendere etica e moralità non è certo il massimo della coerenza e dell’affidabilità. Szajer si è dimesso da parlamentare europeo e Orban lo ha completamente scaricato espellendolo dal partito. Resta da vedere se la società ungherese riuscirà a digerire questa vicenda

 

Alessandro Perelli

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