domenica, 26 Settembre, 2021

Il Papa in Ungheria per un confronto su concezioni opposte

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Era il primo viaggio internazionale dopo la recente operazione al colon quello di Papa Francesco in Ungheria, avvenuto domenica 12 settembre, ma sicuramente non era questo il motivo principale dell’interesse suscitato. In realtà incontrare Victor Orban, il Premier europeo noto per la sue posizioni sovraniste e ostili alle migrazioni, rappresentava un vero confronto su due concezioni diverse della Chiesa. Una visita che definire meramente pastorale sminuiva un valore politico che non poteva essere negato. L’incontro è avvenuto nella sala Romanica del Museo delle belle arti, nella capitale. Con Orban c’era il Presidente della Repubblica Janos Ader, con il Papa il cardinale Parolin, segretario di stato. Non è stato un dialogo fra sordi ma una cordiale esternazione su temi di comune condivisione come il futuro della Chiesa cattolica nel Paese, la difesa e la promozione della famiglia, l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, ma anche, seppur indirettamente, su visioni diversa sull’accoglienza e la solidarietà verso i migranti. Da una parte Orban che sollecitava Bergoglio a non lasciare che l’Ungheria cristiana perisca, con evidenti accenni al fatto che i migranti ne potessero snaturare le tradizioni religiose, dall’altra il Papa che faceva leva sul lato aperto, radicato e rispettoso del popolo magiaro e sull’esigenza di fraternità rispetto ai drammi umani della guerra e delle persecuzioni. Differenziazione evidente che si è manifestata anche quando il Premier ungherese, con chiara allusione alla situazione attuale, ha donato al Pontefice una copia della lettera che il re ungherese Be’ la IV nel 1250 aveva scritto a Papa Innocenzo IV chiedendo l’aiuto dell’Occidente contro i Tartari che minacciavano l’Ungheria cristiana. Nella stessa sala Papa Francesco ha poi incontrato i rappresentanti del Consiglio ecumenico della Chiesa e alcune Comunità ebraiche magiare. Ad esse ha ricordato come la minaccia dell’ antisemitismo serpeggi ancora in Europa e altrove e come questa miccia vada al più presto spenta. La visita in Ungheria, che è durata solo sette ore si è chiusa poi con la celebrazione della Messa nella piazza degli Eroi, antistante al Museo. È stato l’evento conclusivo del Congresso eucaristico internazionale che si è svolto nei giorni scorsi a Budapest. Ma indubbiamente l’interesse politico era tutto rivolte al precedente incontro con Victor Orban. Diplomaticamente si è sorvolato sulle ultime iniziative del Premier ungherese che, con le proteste dell’Unione Europea, ha di fatto penalizzato gli omosessuali e la comunità LGBT con una serie di norme contro i diritti civili, ma la profonda differenza di pensiero tra i due è avvenuta sul tema delle migrazioni. Ai muri di Orban, Papa Francesco ha risposto con i ponti e la solidarietà cristiana. Alla pretesa di difendere l’identità culturale dell’Ungheria dalle “contaminazioni” straniere è stata ribadito il concetto evangelico della solidarietà e dell’aiuto a chi soffre e fugge dalle guerre. Non solo un viaggio spirituale quello del Pontefice ma anche la conferma che la Chissà cattolica non vuole essere un monolite sulle questioni temporali.

 

Alessandro Perelli

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