martedì, 20 Aprile, 2021

IL PARTITO TORMENTATO

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Come in una grande tormenta il Pd si è ritrovato in mezzo alle correnti, tanto che da giorni sembrava senza una direzione certa: alla fine il segretario Nicola Zongaretti ha ceduto, lascia. Il Partito è ora senza redini.
“Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni”, scrive il segretario su Facebook annunciando le sue dimissioni e ricorda: “Sono stato eletto proprio due anni fa. Abbiamo salvato il Pd e ora ce l’ho messa tutta per spingere il gruppo dirigente verso una fase nuova. Ho chiesto franchezza, collaborazione e solidarietà per fare subito un congresso politico sull’Italia, le nostre idee, la nostra visione. Dovremmo discutere di come sostenere il Governo Draghi, una sfida positiva che la buona politica deve cogliere”.
E spiega: “Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione. Ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità. Nelle prossime ore scriverò alla Presidente del partito per dimettermi formalmente. L’Assemblea Nazionale farà le scelte più opportune e utili”.
Sono giorni che è ripartita la sfida interna, tra chi è ancora amareggiato per l’alleanza con i 5stelle e chi vede “l’ombra dei renziani” ovunque. Si parla infatti di ‘fuoco amico’, accerchiamento, guerra di logoramento.
Una vera e propria guerra interna, con tanto di tradimenti. Non poco ha colpito il dietrofront di Bettini, così come ha fatto andare su tutte le furie la base dem il retroscena di un brescellum con la Lega.
Alla fine il segretario logorato da giorni in cui ha dovuto difendersi contro tutti ha ceduto. Da solo. Lascia. Non ce la fa ad arrivare al 13 marzo. Nella due giorni del 13 e 14 era prevista l’assemblea nella quale rischiava di finire travolto. La presidente Serracchiani aveva già avvisato che era tempo di lasciarsi alle spalle il Conte Ter ormai naufragato.
Adesso tocca al Pd tutto, ricostruirsi da zero, in vista di appuntamenti elettorali di primo piano in città dove ha sempre padroneggiato, nonostante le ultime debacle elettorali.

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Scrivo al volo, penso con la mano sinistra, leggo da ogni angolazione, cerco connessioni

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