venerdì, 22 Ottobre, 2021

Il passato non si deve dimenticare

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Tanto è stato sconvolgente ritrovarsi ad osservare una squallida azione squadristica di stampo fascista, tanto è stato confortante questa volta registrare una unanime condanna che ha attraversato realtà politica e sociale con grande convinzione a partire dal Capo dello Stato e dal Governo per arrivare ai cittadini che si sono recati a portare la solidarietà davanti la Cgil.
Si è compreso che l’assalto al sindacato non è stato solo un esecrabile episodio di vandalismo, ma che si è voluto colpire un simbolo del vivere civile e della libertà con una violenza che davvero ha ricordato i tremendi anni dell’avvento del fascismo.
E si badi bene che l’obiettivo sindacale era anche perseguito come se a spingere verso questa azione fosse stata la sintesi di non poche delegittimazioni del ruolo sindacale che negli scorsi anni sono emerse come segno di modernità e della volontà di rendere marginali le forze intermedie.
La manifestazione del 16 ottobre a Piazza San Giovanni è però la risposta più giusta e più forte che va data a coloro che in un periodo tanto difficile del Paese, approfittando probabilmente delle incertezze del momento, ritengono di poter cominciare a scardinare i punti forti della vita democratica.
Ritrovarsi uniti nella manifestazione indetta da Cgil, Cisl e Uil vuol dire ribadire il valore stesso del dettato costituzionale che è stato il frutto della lotta per ritrovare la libertà e la democrazia per ridare dignità al lavoro
Ma questo segnale deve allarmare anche per un altro motivo: la fase inevitabile di transizione per andare oltre il periodo più duro della pandemia deve risolversi al più presto per affrontare con grande energia e partecipazione i problemi che stanno alla base della ricostruzione economica, sociale e civile del Paese. Ci sono riforme fondamentali da fare per rimettere il lavoratore al centro di una nuova stagione di crescita, così come è altrettanto importante realizzare riforme che i cambiamenti in atto esigono e che non possono esser rimandate.
Occorre allora un grande sforzo per cambiare lo stesso modo di far politica e di affrontare sul piano economico e sociale i problemi che si hanno di fronte. La politica che sa vedere solo se stessa nello specchio del Paese deve capire che in questo modo si allontana pericolosamente dalla realtà delle cose e dovrebbe allora abbandonare il vizio dei monologhi ed aprirsi al dialogo e confronto con tutti. Occorre finirla con gli eccessi che si notano sui social e tornare a pratiche formative ed alla ricerca di luoghi e momenti di discussione dove si possano ascoltare tutte le voci, anche quelle critiche. Deve affermarsi insomma a tutti i livelli della società una nuova cultura della partecipazione che faccia emergere idee, proposte, assunzioni di responsabilità e cancelli l’immagine di una lotta politica e sociale nella quale c’è posto solo per la caccia al “nemico”.
La reazione all’assalto alla Cgil non deve restare insomma un fatto isolato. L’opinione pubblica ha isolato i provocatori, ma adesso questo atto di civile indignazione va tradotto in un percorso che proprio affrontando le questioni cruciali del Paese impedisca che il malessere venga usato per fini antidemocratici. Il passato ce lo ha insegnato, non si deve dimenticare.
Bisogna reagire; ma non basta, occorre agire. Occorre passare dalla fase difensiva a quella propositiva. La richiesta di mettere fuorilegge i movimenti che inneggiano al fascismo è ragionevole, è corretta, è costituzionale.
Va ottenuta non va evocata retoricamente. Va accompagnate con una mobilitazione popolare che parte dalla manifestazione di Piazza San Giovanni e si articoli nel Paese.

 

Giorgio Benvenuto

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