martedì, 3 Agosto, 2021

Il patto della spigola e la fragile tregua nei Cinquestelle

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Lo Statuto della discordia è pronto. La procedura per consentire agli iscritti Cinquestelle di votarlo sulla piattaforma del Movimento è stata appena avviata, ma per l’approvazione definitiva bisognerà aspettare fine luglio. Solo allora Giuseppe Conte sarà a tutti gli effetti il presidente pentastellato e – quindi – potrà nominare i suoi generali. La prima poltrona che vacilla è quella del capogruppo dei deputati, Crippa, vicino a Grillo e non ostile a Draghi. Si dice che a succedergli sarà un falco, a cui spetterebbe il compito di organizzare la battaglia parlamentare per cambiare la riforma della giustizia della ministra Cartabia.

 

Siamo di fronte alla prova evidente che l’accordo in extremis tra Conte e Grillo ha evitato (almeno per ora) la scissione del M5S, ma non ha risolto il problema delle due anime del Movimento, la spaccatura tra governisti e oltranzisti. Anche perché lo scontro si è appena riacceso sulla riforma della Giustizia voluta da Draghi. Con l’ex Guardasigilli Bonafede che l’ha bocciata, considerandola “sbagliata e rischiosa”, o, meglio ancora, “una schifezza”, nella sintesi di Giulia Sarti, membro della Commissione Giustizia di Montecitorio. Ma i Cinquestelle al governo hanno dato il loro appoggio alla riforma, quando, con un ennesimo colpo di teatro, Beppe Grillo, dopo una lunga telefonata con Mario Draghi, ha garantito il voto favorevole dei suoi in Consiglio dei ministri.

La cosa non è andata giù a Conte, che ha giudicato il testo “inaccettabile” e ha annunciato battaglia in Parlamento con un minaccioso: «Non passerà con i voti del M5S».

E così l’ex premier, nella sua breve esperienza politica, ha già compiuto il miracolo di presentarsi come “uno e trino”. Avvocato del popolo, quando guidava il governo con la Lega, poi mediatore tra Cinquestelle e Pd all’epoca dell’esecutivo giallorosso, e –adesso– nuovo leader oltranzista del Movimento fondato da Grillo.

 

Felice Saulino

(sfogliaroma)

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