lunedì, 27 Settembre, 2021

Il premier Letta “striglia” i parlamentari a fare presto sulle riforme. La dead line? 18 mesi

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Enrico Letta

L’astensionismo elevatissimo manifestatosi alle ultime amministrative “è la dimostrazione che lo stato di salute della nostra democrazia necessita di interventi definitivi e fondamentali sui temi centrali altrimenti il distacco e le difficoltà ci porteranno a dire in futuro che ha perso complessivamente la nostra democrazia”. Il premier Enrico Letta, ieri alla Camera, non vuole sentir ragione. Occorre fare presto e bene perché c’è un Paese reale che non aspetta e che giorno dopo giorno si allontana dal Palazzo. Parole forti tuonate nel corso del dibattito sulle mozioni per le riforme costituzionali.

IL PREMIER STRIGLIA GLI ONOREVOLI – Un dibattito che ha assunto “ulteriori significati” proprio dal voto di domenica: “Al di là delle discussioni sull’esito del voto, condividiamo tutti la valutazione sull’astensionismo: nessuno può essere contento per lo stato di salute della democrazia, un campanello d’allarme fortissimo per questa discussione, che ci porta a dire che la qualità della democrazia di un Paese nel quale gli elettori in parte così rilevante non esprimono il loro diritto di voto, è uno stato di salute che ci deve spingere a intervenire nel modo più rapido possibile”. D’altronde “come si fa a pensare che funziona la nostra democrazia se tanti italiani ritengono di non andare a votare? Ecco perché questa discussione assume un’importanza e una drammaticità superiore rispetto a quanto potevamo immaginare”.

LA DEAD LINE DI LETTA: 18 MESI – In più il premier Letta ha ribadito che anche il presidente della Repubblica appena un mese fa c’ha messo “il carico da 90”.  Giorgio Napolitano nello strigliare i parlamentari aveva tuonato: “la crisi della politica è arrivata a un punto che non si può fare finta di niente o fare finta di fare le riforme per poi non farne di nulla. Sono parole fondamentali e noi siamo chiamati a dare immediato seguito all’impegno preso”. E i tempi sono stretti. Letta dà la dead line: “18 mesi, come indicato dalla mozione di maggioranza, sono il tempo giusto per fare le riforme”. E aggiunge: “È l’unico pertugio che possiamo percorrere e dobbiamo crederci. Sono convinto che stavolta il passo è quello giusto, altrimenti il governo dovrà trarre le conseguenze della propria inconcludenza”. Percorso al termine del quale saranno i cittadini a decidere, attraverso un referendum: “Saranno i cittadini alla fine a decidere, con il referendum. Questa riforma va fatta non contro ma insieme. È fondamentale che vengano condivisi obiettivi come la riduzione del numero parlamentari e fine bicameralismo paritario”. Un percorso che – secondo Letta – i partiti dovranno percorre insieme senza lacerazioni e divisioni, partendo dal superamento del Porcellum: “La legge elettorale va cambiata, sarà una parte essenziale di questa discussione. Dobbiamo far sì che sia un percorso condiviso, come quello sulle riforme. Maggioranze strette non possono sporcare o rendere meno efficace il lavoro che stiamo facendo”.

Lucio Filipponio

 

 

 

 

 

 

 

 

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