lunedì, 2 Agosto, 2021

Il Prosecco rosé è la vera novità enologica del 2020

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Molti amanti di Bacco nutrivano la convinzione, avvalorata a suo tempo da una ricerca di mercato, che il Prosecco rosé esistesse già. In realtà c’erano le cuvée rosé di marchi noti per il Prosecco, anche a base Glera, ma non potevano essere definite Prosecco Rosé perché il disciplinare della doc non lo prevedeva. Il cambiamento del disciplinare risale allo scorso anno, è stato chiesto solo dalla doc (il Conegliano Valdobbiadene docg non lo ha voluto) e ora, con l’approvazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 28 ottobre 2020, si è concluso il percorso comunitario per il riconoscimento della tipologia rosé. “Pertanto, da ora, sarà possibile esportare e commercializzare il Prosecco doc rosé anche nei mercati esteri”, commenta il presidente del Consorzio di tutela del Prosecco doc, Stefano Zanette (nella foto).

Venti milioni di bottiglie hanno quindi iniziato a oltrepassare le frontiere per essere destinate nei principali mercati di consumo della bollicina più venduta al mondo. E in parte sono già state distribuite entro i confini nazionali tra settore alberghiero e grande distribuzione. Da disciplinare, il Prosecco rosé potrà essere solo millesimato ovvero da singola annata, senza blend di annate precedenti, e di conseguenza dovrebbe porsi leggermente sopra la media di prezzo del “normale” Prosecco doc. L’uvaggio prevede in prevalenza Glera, l’uva base del Prosecco, con una quota di Pinot nero compresa fra il 10% ed il 15% e con indicazione in etichetta dell’annata. Il disciplinare impone anche un affinamento di almeno 60 giorni prima che possa essere messo a disposizione del consumatore.

“Dei 486 milioni di bottiglie prodotte di Prosecco, circa l’80% viene esportata e, grazie al riconoscimento europeo, ci si augura che le vendite troveranno ancor più stimolo e vigore in questo ultimo trimestre del 2020. Mi congratulo con quei produttori che si sono dimostrati prontissimi ad afferrare questa opportunità, impegnandosi fin da subito per non farci cogliere impreparati”, ha aggiunto il presidente Zanette.
Nel frattempo, si profila un’altra stimolante novità nel mondo Prosecco. In settimana verranno avviati i primi test per definire le tipologie da riservare ai produttori del territorio veneto, friuliano e giuliano, e in special modo alla menzione triestina Prosekar. “Un’opportunità che guarda a un territorio dalle indubbie potenzialità, da condividere con un numero sempre maggiore di produttori locali”, si legge in una nota del Consorzio di tutela. La produzione doc coinvolge infatti cinque province del Veneto (Belluno, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza) e tutte le province del Friuli Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine).

Andrea Malavolti

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