domenica, 26 Settembre, 2021

Il PSE condanna la violenza in Turchia

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Odio etnico: 7 morti, un’intera famiglia assassinata, il bilancio dell’aggressione nazionalista contro la casa di una famiglia curda che viveva in un appartamento nella provincia di Konya, antica città greca e successivamente romana e bizantina in Anatolia centrale, attuale Turchia. A ora di cena i Dedeoğullarim sono stati assaliti da aggressori mossi da odio etnico nei confronti dei curdi.
Alla notizia in migliaia gli attivisti pacifisti per solidarietà si sono riversati nelle piazze di Ankara, per esprimere solidarietà al popolo curdo e protestare contro l’ennesima azione violenta dei nazionalisti. Le forze del governo di Erdogan hanno reagito con la repressione della manifestazione e l’utilizzo di gas irritanti.
Netta la condanna del PSE e del HDP contro la violenza e il nazionalismo dilagante in una Turchia, sempre più lontana dai principi del kemalismo, che Erdogan sta trasformando in una democratura di destra. Il presidente del Partito Socialista Europeo Segey Stanishev, esprimendo solidarietà alle vittime, ha dichiarato: “condanniamo questa orribile azione contro la minoranza curda in Turchia. Le autorità turche devono fare di tutto per individuare e punire severamente gli assassini e per porre fine ai crimini perpetrati in Turchia contro i curdi”.
Stanishev ha inoltre espresso solidarietà e sostegno all’HDP nel difendere i diritti civili del popolo curdo in Turchia. Il Partito democratico dei popoli (Partiya Demokratik a Gelan) è un partito di centrosinistra, laico e socialista, associato del PSE e vicino all’Internazionale socialista. Esprime 56 membri nell’assemblea nazionale, il corrispettivo turco del parlamento, e ben 1.230 consiglieri comunali. Un partito progressista che vede una rapida crescita di consensi proprio per la sua impostazione laica e multietnica. Ha come logo un albero e come motto “Bu daha başlangıç”, non è che l’inizio, che riprende il motto della rivoluzione francese “Ce n’est qu’un début”.
L’HDP affianca all’opposizione il CHP, il Partito repubblicano del popolo, principale forza europeista in Turchia. Insieme, i due partiti membri del PSE costituiscono la più solida opposizione socialista al governo neo-ottomanista di Erdogan appoggiato da ampie frange nazionaliste e religiose. I nazionalisti turchi e i neo-ottomanisti sono stati più volte protagonisti di una politica aggressiva nei confronti delle minoranze etniche, in particolare armeni, curdi e greci, hanno assunto un profilo marcatamente antisionista in Medioriente e una politica di penetrazione panturca nei Balcani e in Eurasia. Pochi mesi fa il noto periodico dei gesuiti, la Civiltà Cattolica, aveva già sottolineato l’attività di penetrazione culturale e diplomatica della Turchia che punta a sostituire il gruppo dirigente di formazione slava e russa nei Balcani, nel Caucaso e in Eurasia con un massiccio indottrinamento panturco. Mentre su Limes, rivista geopolitica, di alta rilevanza in Italia, l’attività turca è ormai considerata ostile agli interessi italiani nel Mediterraneo e inaffidabile anche per la Nato sullo scacchiere mediorientale.
L’ostilità di Erdogan nei confronti del principale partito a forte presenza curda, (l’HDP) si è fatta sempre più feroce nel corso del tempo. Man mano che l’attenzione dei media internazionali riducevano l’attenzione sull’impegno dei curdi contro il terrorismo religioso dell’Isis, l’azione del governo turco si è fatta più feroce. Dimenticate le eroiche partigiane di Rojava, il governo turco ha prima indebolito con attacchi oltreconfine le principali roccaforti curde all’estero e poi operato all’interno dei confini nazionali una repressione senza precedenti della rappresentanza curda. Nel giugno 2020 tre parlamentati, due del partito democratico dei popoli Leyla Güven, Musa Farisogullari e uno, Enis Berberoğlu, del partito repubblicano del popolo, formazione politica erede del kemalismo, sono stati privati del loro mandato parlamentare e incarcerati, violando il diritto di immunità parlamentare a loro garantita.
Secondo alcune stime migliaia di rappresentanti e attivisti dei partiti di centrosinistra che si oppongono al governo di Erdogan sono attualmente in carcere. L’arresto per ragioni politiche è il principale strumento di repressione utilizzato da Erdogan per indebolire la struttura dei partiti a. vocazione socialista.
Gli episodi degli ultimi giorni focalizzano nuovamente l’attenzione sulla necessità di una politica congiunta del Consiglio d’Europa di pressione sul governo turco che lo costringa al rispetto delle minoranze etniche.

 

Benedetto Ligorio

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