domenica, 28 Novembre, 2021

Il recovery plan, Franco: tempi stretti ma passaggio storico

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Dopo tutto il tempo sprecato dal governo Conte con Gualtieri ministro dell’economia, il Recovery plan dell’Italia potrà contare su una dote di 191,5 miliardi (con una prima tranche entro l’estate) e il suo impatto sul Pil potrebbe superare il 3% stimato.
Purtroppo i tempi rimasti sono molto stretti. Il governo ha a disposizione meno di due mesi per approntare il Piano di ripresa e resilienza che va rafforzato rispetto alla bozza incompleta presentata nei mesi scorsi. L’elaborazione, naturalmente, compete al Mef, che dovrà seguire le linee indicate dall’Unione europea.
Questo è il percorso indicato dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, nel corso della sua prima audizione parlamentare in cui c’è stato qualche disagio a causa delle proteste dei parlamentari per i problemi tecnici di collegamento che hanno costretto a sospendere temporaneamente la seduta facendo slittare i tempi.
Parlando davanti alle commissioni congiunte Bilancio, Finanze e Politiche Ue di Senato e Camera, il titolare dell’Economia ha detto: “Il Next Generation Eu è un passaggio storico molto importante nel processo di costruzione europea ed è un passo in avanti nella costruzione di un bilancio comune”.
Il ministro ha spiegato: “Nel Recovery fund ci sono fondi a disposizione del nostro Paese per gli anni 2021-2026 per circa 196 miliardi a prezzi correnti, 69 dei quali sotto forma di trasferimenti e 127 sotto forma di prestiti, ma, sulla base dei dati finanziari più aggiornati, che tengono conto del fatto che il regolamento europeo emanato a febbraio prende a riferimento il reddito nazionale lordo del 2019, la somma scende, sul lato dei prestiti, portando l’entità a 191,5 miliardi, leggermente inferiore a quella indicata a gennaio e ancora oggetto di possibili variazioni. Mentre l’impatto sul Pil potrebbe essere superiore al 3% stimato, perché la simulazione del Mef contenuta nella Nota di aggiornamento al Def ipotizzava un Pil più alto del 3%, stabilmente negli anni, ma non teneva conto di possibili effetti delle riforme”.
Il ministro ha osservato: “Il Piano italiano rappresenta una priorità per il governo e per il Paese che richiederà uno sforzo corale e un dialogo aperto e costruttivo”.
Il ministro Franco ha riconosciuto il “lavoro prezioso” svolto dalle Camere e ha assicurato che ci sarà un confronto “intenso e durevole” e che le risoluzioni parlamentari che saranno votate nelle prossime settimane “saranno tenute in debita considerazione”.
Il ministro dell’Economia ha ricordato le tappe di un percorso serrato. Il Piano dovrà essere presentato entro il 30 aprile, poi la commissione Ue valuterà i piani di ciascun Paese e avrà a disposizione 8 settimane. Una volta acquisita l’approvazione del Consiglio europeo ci saranno altre quattro settimane per la definizione finale. Dunque, il ministro ha avvertito: “Questo implica che le risorse europee saranno disponibili alla fine dell’estate. Abbiamo meno di due mesi per finalizzare il Piano, non può subire battute d’arresto”.
Il ministro Franco ha sottolineato: “Tra le riforme che accompagneranno i progetti due sono particolarmente importanti: quella della pubblica amministrazione e quella della giustizia. Una terza area molto importante di riforma riguarda gli interventi di semplificazione normativa trasversale”. Pertanto, il ministro ha invitato ad essere pragmatici.
Quindi, Franco ha spiegato: “La riforma del fisco è una priorità del governo, dato il livello relativamente alto della pressione fiscale e delle aliquote in Italia, ma non può essere affrontata nel Pnrr”.
Franco, ricordando i ritardi nell’impiego dei fondi strutturali europei ha anche sollecitato: “Un cambio di passo nel modo di impiegare le risorse Ue”. Il ministro ha garantito: “L’impegno del governo per rafforzare il Piano esistente, a partire dal potenziamento delle strutture operative, dalla definizione della governance e dalla necessità di tarare i progetti sulle risorse pienamente disponibili così come di completare quelli non ancora pienamente delineati”.
In particolare, il titolare dell’Economia ha rimarcato: “La necessità di potenziare in tempi brevi le strutture amministrative per gestire i progetti e impostare una politica di inserimento delle persone più giovani nella pubblica amministrazione. Il ministro Brunetta ci sta lavorando e ha formulato varie ipotesi: la sfida nell’arco delle prossime settimane è di individuare soluzioni che consentano l’immissione in tempi relativamente brevi”.
Secondo il ministro Franco: “Occorre una governante  robusta e articolata che il governo pensa di costruire su due livelli strettamente interconnessi. Da un lato stiamo considerando la costituzione di una struttura centrale di monitoraggio del Piano nazionale di ripresa e resilienza presso il Mef, a presidio e supervisione dell’efficace attuazione del Piano che si occuperà del supporto alla gestione e monitoraggio degli interventi, della gestione dei flussi finanziari con l’Unione Europea, della rendicontazione degli avanzamenti del Pnrr alla Commissione europea, del controllo della regolarità della spesa, della valutazione di risultati e impatti. Questo organismo centrale sarà affiancato da un’unità di audit, indipendente, responsabile delle verifiche sistemiche, a tutela degli interessi finanziari dell’Ue e della sana gestione del progetto. Dall’altro lato, a livello dei singoli ministeri, saranno creati dei presidi di monitoraggio e controllo che si interfacceranno con la struttura centrale del Mef”.
Quanto al contratto con la società di consulenza McKinsey, che è stato oggetto di polemiche, il ministro ha ribadito: “Nessuna struttura privata prende decisioni o ha accesso a informazioni privilegiate o riservate e che il contratto, che era già aperto, riguarda la produzione di crono programmi, aspetti metodologici nella redazione del Piano, aspetti più editoriali che di sostanza: non c’è alcuna intromissione nelle scelte”.
Insomma l’accordo con la McKinsey era stato già fatto dal precedente governo Conte. Un autogol per quella stampa giustizialista e scandalistica che è sempre pronta a diffamare le cose migliori.
Intanto, possiamo notare con certezza che il governo Draghi ha le idee chiare sulle cose da fare per rimettere in piedi l’Italia e gli italiani.

Salvatore Rondello

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