martedì, 19 Ottobre, 2021

IL RITORNO DEI PARTITI

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Qualcuno potrebbe chiamarlo ritorno al bipolarismo, qualcun altro potrebbe pensare che sia solo la conseguenza delle giunte precedenti, ma ciò che caratterizza e soprattutto sorprende dei sondaggi in queste elezioni è il ritorno dei Partiti, quelli tradizionali.

Dopo l’arrivo dei cinquestelle che sembravano ormai tenere testa a una Terza Repubblica con il campo ingombrato dall’antipolitica e i partiti ormai messi all’angolo, la politica schierata si riscopre più forte di prima. Tanto che mentre nelle campagne elettorali precedenti erano destra e sinistra che provavano a rincorrere i cinque stelle adesso sono questi ultimi che provano a istituzionalizzarsi e a mettere nel cantuccio l’antipolitica che li ha portati a governare il Paese.

I Cinquestelle restano in sella solo in Città dove appoggiano il candidato di un partito tradizionale, come il caso di Napoli dove il M5S con il Pd ha candidato Manfredi, l’ex rettore della Federico II si assesta tra il 42% e il 46% delle preferenze. Medesima cosa a Bologna dove anche qui il M5S punta sul candidato del Centrosinistra Lepore.

Per il resto rischiano il fanalino di coda quando va bene o l’assenza totale in alcune città, anche in quelle che hanno amministrato per un quinquennio e che quindi potrebbero contare sulla fidelizzazione passata. A Torino è un testa a testa tra Damilano e Lo Russo, rispettivamente candidato del centrosinistra e del centrodestra. Mentre la vera sorpresa è Roma, dove fino a poche settimane fa i sondaggisti davano favoriti Calenda (lista civica) e la Sindaca uscente Virginia Raggi. Entrambi declassati dallo schieramento standard: sinistra e destra. Sono infatti l’ex Ministro Gualtieri e Michetti a tenere testa nei sondaggi. Una doppia sorpresa in quanto il primo è stato candidato dopo vari malumori tra il segretario dem che si era visto scavalcato dal Pd romano e i promotori di Zingaretti sindaco; mentre il secondo era perlopiù sconosciuto ed è stato candidato con molto ritardo. Roma ancora una volta fa scuola e anche qui lo stesso leader del M5s si è ben guardato dallo sconfessare il suo ex ministro.

Sempre a Roma il capolista del Psi a sostegno di Gualtieri, Bobo Craxi, ha sostenuto durante uno dei suoi incontri con i cittadini: “Ci sono per Roma 1900 candidati, 39 liste e 22 candidati alla carica di sindaco: un segnale di un degrado politico e di una crisi democratica. Per questo chiediamo il voto per un partito tradizionale, per un partito costituente della Repubblica”.

Ancora più strano risulta poi che questo fenomeno si evidenzi proprio durante le comunali, quando di solito spariscono simboli di Partito e sembra contare più la leadership personale che l’ala di provenienza.

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Riguardo l'Autore

Scrivo al volo, penso con la mano sinistra, leggo da ogni angolazione, cerco connessioni

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