martedì, 13 Aprile, 2021

Il sindacalismo rivoluzionario di Decio Bacchi

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Uno dei più grandi leader nazionali del sindacalismo rivoluzionario partì dal Polesine, da Polesella. Decio Bacchi, l’uomo che, alla sua morte, prese il posto di Filippo Corridoni alla guida dell’Unione Sindacale Milanese, è stato oggetto di uno studio del professor Leonardo Raito, contemporaneista dell’Università di Padova e nostro collaboratore, che ha recentemente dato alle stampe il volume La parabola di Decio Bacchi. Dal socialismo degli albori all’interventismo, in uscita il 6 novembre per la padovana Cleup.

 

Professore, chi era Decio Bacchi?

Decio Bacchi era il figlio di Aniceto, primo segretario comunale del Comune di Polesella dopo il passaggio del Veneto all’Italia. Studente di matematica, fu uomo impegnato nel circolo socialista del suo paese, organizzatore di leghe e circoli bracciantili e operai. Poi lo troviamo, dopo una condanna per antimilitarismo insieme a Gino Piva, esule in Svizzera, e successivamente a Milano, come membro della Società Umanitaria. Infine ad Arezzo, nel 1908, come segretario della Camera del Lavoro della città toscana. In quanto socialista, fu oggetto di stretto controllo da parte degli organi di sicurezza, che ne osservano azioni e iniziative politiche.

 

Quali sono i tratti salienti della sua vicenda personale e politica?

Socialista nella povera provincia rodigina che vedeva come leader Badaloni, Bacchi fu un membro attivo del circolo di Polesella, poi impegnato in attività di proselitismo nel medio Polesine. Venne condannato con Gino Piva per antimilitarismo e per una raccolta fondi a sostegno delle scioperanti di Molinella nel 1898. Riparò allora dall’esule e suo concittadino socialista Mario Tedeschi, poi, dopo l’esperienza di Arezzo, come segretario della Camera del Lavoro, impiegato allora come propagandista nella FIOM, guidata allora da Bruno Buozzi. È tra i metallurgici, nella Milano che vede l’ascesa di Filippo Corridoni che matura la scelta che segnò la sua vita. L’approdo al sindacalismo rivoluzionario.

 

A quando risale e perché l’approdo al sindacalismo rivoluzionario?

Bacchi non fu un sindacalista della prima ora; non visse quindi, da protagonista, la stagione del dibattito tra i teorici e gli organizzatori. Il suo passaggio al sindacalismo rivoluzionario avvenne piuttosto tardi, e fu, se così possiamo dire, frutto di una conversione per necessità, datata 1912 quando diviene, a Milano, segretario del fascio e poi della lega aggiustatori e tornitori milanese, protagonista della spaccatura nella Fiom al congresso straordinario di Alessandria del 1912. Poi però si caratterizzò, in seno all’Unione Sindacale Milanese, come uno dei più ferventi e abili intrepreti sindacali e seppe essere una guida solida e competente per il mondo dell’operaismo metallurgico.

 

Uno dei passaggi fondamentali per molti sindacalisti fu la scelta dell’interventismo nel 1914.

Bacchi fu il primo firmatario del manifesto del Fascio rivoluzionario d’azione internazionalista, insieme a Corridoni, Michele Bianchi, Amilcare De Ambris, Attilio Deffenu. La guerra, per i sindacalisti rivoluzionari, aveva una duplice e profonda motivazione. Era guerra rivoluzionaria e antiimperialista. Era la guerra che portava a contrastare potenze aggressive come la Germania e nel contempo preparava il terreno per uno stravolgimento della società. Una guerra a cui non si poteva fare a meno di partecipare.

 

Poi l’approdo al fascismo ma, ci pare, su posizioni di critica seria:

C’è un passaggio che reputo di grande interesse ed è quello della denuncia del malaffare regnante nel sistema fascista, argomento su cui, negli ultimi anni, si sono moltiplicati gli studi. Bacchi, amico personale di Mussolini, volle mettere in guardia il duce dalla degenerazione del sistema corporativo, che vedeva interessi particolari e tangenti per aggiustare accordi e garantire appalti e commesse. Non fu ascoltato e venne messo ai margini anche del mondo sindacale fascista. Ma la sua resta una testimonianza preziosa, che meritava di essere riscoperta.

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