lunedì, 12 Aprile, 2021

Il sorpasso del Pil, la Cina scavalca gli Usa

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Cina-USA-sorpassoAlla fine il dragone rosso ce l’ha fatta e il sorpasso sul gigante americano è avvenuto. La Cina viene dichiarata prima potenza economica mondiale dal Fondo Monetario Internazionale, un cambiamento epocale per un’economia arretrata com’era quella cinese. A fare i calcoli e l’annuncio ci ha pensato il Fondo Monetario Internazionale, che valutando i Pil americano e cinese  in termini di potere d’acquisto, ha emesso una sentenza storica: la Cina ha di fatto sostituito gli Stati Uniti, divenendo la prima potenza economica mondiale per la fine del 2014. La notizia è stata subito ripresa dal Financial Times e dalla testata Business Insider.Per gli economisti di tutto il mondo non rappresenta certo una sorpresa, ma è comunque una svolta colossale per Pechino, specie se si calcola che nel 1980 la produzione economica cinese era un decimo degli Stati Uniti. Dallo studio dell’FMI risulta che alla fine del 2014 la Cina disporrà del 16,4% del potere d’acquisto mondiale calcolato sulla base del Pil (17.632 trilioni di dollari) e gli Usa il 16.28% (17.416 trilioni di euro). Nel giro di quarant’anni quindi il FMI stima che l’economia cinese sarà del 20 per cento più grande degli Stati Uniti. Ma vanno comunque fatte due precisazioni:  prima di tutto l’economia cinese potrebbe sicuramente essere la più grande del mondo, (tra l’altro la popolazione e pari a circa cinque volte quella americana), ma è molto lontana dall’essere la più ricca, infatti il PIL pro capite è ancora meno di un quarto di quello statunitense. In secondo luogo, in una prospettiva storica di lungo periodo, l’ascesa della Cina ha semplicemente ripristinato lo status quo ante: Angus Maddison, storico dell’Economia, ha stimato che la Cina era la più grande economia del mondo nel 1870, e che il dominio di 150 anni di Europa e Stati Uniti è stata solo l’eccezione.

Resta comunque da evidenziare che l’ultimo ‘balzo’ dell’ascesa economica cinese è anche frutto di scelte lungimiranti: mentre negli altri Paesi dell’occidente industrializzato si registrava la recessione, gli investimenti cinesi nei Paesi europei si sono più che quadruplicati. Così in poco meno di due anni gli investimenti privati cinesi sono passati da 6,1 miliardi di euro nel 2010 a quasi 27 miliardi di euro alla fine del 2012.

La politica economica da conquistatore della Cina non si è fermata alla penetrazione commerciale e industriale nel Vecchio Continente. La Cina opera ormai su tutti i tavoli dell’economia, comprese monete e metalli. Così, ad esempio, l’anno scorso la Cina ha superato l’India ed è diventata il più grande acquirente al mondo di oro. Sulla base di questa novità, ha lanciato l’apertura delle contrattazioni della Borsa dell’oro di Shanghai, che rappresenta un primo tentativo di influenzare i prezzi sui mercati dei metalli preziosi così superare la dipendenza dal predominio del “Golden Five” (Deutsche Bank, Société Générale, HSBC, Scotia Mocatta e Barclays Capital) e legare lo yuan al “gold standard”.

Ma il “sorpasso” potrebbe portare all’inasprimento della competizione tra gli USA e la Cina, mentre l’attenzione degli altri grandi del mondo è concentrata sul Medio Oriente e sull’Europa orientale, la Cina non solo ha cercato di farsi largo nei Paesi del Continente africano, ma sta cercando di garantirsi il controllo di nuove vie marittime di comunicazione e di rifornimento nella parte più vicina agli Usa, il Sud America. Una delle grandi conquiste del dragone rosso è rappresentata proprio dal Canale di Panama.  È stata una società cinese, la HKND del miliardario  Wang Jing, che si è assicurata la concessione per la costruzione (e la gestione per i successivi cinquant’anni) di un nuovo possibile canale tra gli oceani Atlantico e Pacifico. Infatti, nel luglio 2012 il governo nicaraguense aveva creato la “Autorità Nicaraguense del Grande Canale Interoceanico” e nel giugno 2013 il Parlamento ha autorizzato l’accordo con la suddetta società. Quella che sarà la più grande opera mai realizzata, sarà costruita non solo dai cinesi, ma nel ‘cortile’ d’influenza statunitense.

C’è da mettere in rilievo un’ultima considerazione sul ‘grande balzo’ in avanti, la grande intuizione cinese è stata quella non solo di attuare una politica economica espansiva, ma anche appetibile. All’inizio accoglienti verso le industrie e gli investimenti esteri e poi man mano Pechino smettendo di indossare i panni di Paese emergente. Semplicemente il modello di crescita dell’economia (una volta in via di sviluppo) che si basava su investimenti stranieri è già stata superata.

La Camera di commercio americana, e anche quella europea, ha lamentato negli ultimi tempi come la Repubblica popolare cinese si sia eccessivamente concentrata sulla regolamentazione commerciale delle società straniere e ciò riguarda in particolare il settore dell’Informatica e Tecnologia, l’industria automobilistica e l’high-tech. Ovviamente la notizia è stata smentita dal Governo cinese, ma molti esperti mettono in rilievo che l’ingerenza diretta dello Stato riduce il livello di una libera concorrenza, pur con una riserva: in una determinata fase la tutela dei produttori nazionali in alcuni segmenti del mercato diventa una misura necessaria per lo sviluppo dell’economia.

Evidentemente la Cina è entrata proprio in questa fase, quindi Pechino semplicemente aspira a incentivare l’esportazione dei propri capitali e per questo motivo lo Stato comincia a difendere strenuamente gli interessi nazionali.
Il modello economico cinese, vince, sbaraglia e stupisce ancora.

Maria Teresa Olivieri

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