mercoledì, 19 Maggio, 2021

Il Trentino e il ciclo integrato dei rifiuti

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Leggiamo in questi giorni ripetutamente che i rifiuti in Trentino tornano ad essere un’emergenza, avendo la discarica di Ischia Podetti la disponibilità di tanti metri cubi sufficienti per arrivare appena fino ad inizio del prossimo autunno. Se non è emergenza ambientale prima e politica dopo tutto questo, cos’é? Direi purtroppo altroché!
È l’inevitabile risultato del non aver voluto affrontare il problema con responsabilità negli Anni ’90 e nei primi Anni 2000. E’ un tema assai “caldo” pure in molte zone della nostra Italia. Magra consolazione. Nelle Nazioni europee più responsabili e più “green” hanno saputo dare da anni le risposte più concrete e più sostenibili. Il riferimento non possono che essere le città e le comunità indicativamente dalla Germania in sù, in particolare nei Paesi scandinavi. Città come Copenhagen, Stoccolma, Oslo, Helsinki, Vilnius hanno adottato tecnologie di smaltimento finale dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) di ultima generazione, che danno risultati ambientali, economico-finanziari e di sostenibilità complessiva molto elevati.
In poche parole, dopo aver effettuato una più che egregia raccolta differenziata, il rifiuto residuo viene trattato termicamente, ovvero bruciato con tutte le accortezze tecniche e sanitarie del caso. E’ ciò che si chiama più comunemente cogenerazione.
La cogenerazione consiste nella produzione combinata di energia elettrica e termica. La configurazione più comune di un cogeneratore prevede l’ integrazione tra un motore endotermico, collegato ad un generatore elettrico e a un sistema di recupero del calore. Applicazioni di tri-generazione e di quadri-generazione massimizzano ulteriormente l’efficienza energetica complessiva di un impianto. Con parole più semplici, bruciando la parte residua dei RSU si produce sia energia elettrica che calore, quest’ultimo sotto forma di acqua calda per alimentare una rete di teleriscaldamento e di vapore utile per le industrie. Senza dimenticare che le ceneri ottenute sono materiale inerte, ovvero non inquinante, che può essere a sua volta utilizzato in edilizia o per la copertura di strade.
Tornando all’infausta situazione esistente nel nostro Trentino, mi permetto alcune personali riflessioni. Dopo aver conosciuto e vissuto il tema della gestione dei RSU, dal 1990 al 2001, quale membro del C.d.A. di ASM prima e di Trentino Servizi dopo, con visite a più impianti italiani ed europei molto evoluti, quale Assessore del Comune di Rovereto sin dall’inizio della legislatura, estate 2005, cercai di motivare quella Amministrazione comunale a darsi disponibile verso l’allora Presidente della PAT Lorenzo Dellai per affrontare il problema dei RSU in Trentino, attraverso il Gruppo Dolomiti Energia e a porre Rovereto quale possibile territorio utile ad ospitare un termovalorizzatore di ultima generazione. In cambio, già allora, si potevano ottenere: eliminazione definitiva del rifiuto residuo provinciale, chiusura discariche, annullamento rischio inquinamento delle falde acquifere, produzione energia elettrica, aumento della rete di teleriscaldamento e di disponibilità di vapore, incremento occupazione in Dolomiti Energia e nel suo indotto, significativo beneficio ambientale, ristoro finanziario per il Comune di Rovereto molto significativo, crescita dell’informazione ai cittadini sul delicato tema dei RSU, una più diffusa, consapevole e responsabile cultura ambientale nella nostra comunità. Solo per citare alcuni sicuri e importanti benefici immediati.
Non se ne fece nulla. Fu un’occasione storica persa. Peccato. Sta di fatto che ora il problema è diventato enorme.
Oggigiorno la Provincia Autonoma di Trento conferisce circa 10 mila tonnellate annue, sulle quasi 20 mila programmate ad inizio accordo con la Provincia di Bolzano, all’inceneritore di Bolzano. Responsabilmente l’Alto Adige ha costruito da anni il proprio termovalorizzatore e lo adopera giustamente in primis per la sua comunità. Questa io la chiamo vera responsabilità verso il proprio territorio. Il Trentino ha messo, ahi noi, la polvere sotto il tappeto. Ora però non si può più tergiversare, stante che il totale del rifiuto residuo in Trentino è di circa 95 / 100 mila tonnellate annue (!).
Desidero ricordare che in Trentino vi sono già impianti di cogenerazione, che producono energia elettrica e alimentano alcune reti di teleriscaldamento. A Trento Sud, lungo l’Adige, con cui viene riscaldato anche il quartiere delle Albere e non solo; a Rovereto, in zona industriale, con cui si fornisce energia e calore a molte industrie e a circa il 20% della città della Quercia. Questi impianti sono alimentati a metano, quindi hanno sensibilmente migliorato l’ambiente cittadino, che prima “soffriva” dei fumi pesanti e delle polveri sottili di molte caldaie a nafta o a gasolio. Inoltre è aumentata la sicurezza complessiva, con l’eliminazione di molti impianti di riscaldamento di condomini e case, spesso e volentieri poco controllati. Non vanno dimenticate le centrali di cogenerazione presenti nelle nostre valli, vedi ad esempio a Predazzo, alimentate con gli scarti del legno e con il cippato.
Ma ad inizio del terzo millennio la tecnologia ci offre nuove soluzioni, sempre più attente all’ambiente e con il raggiungimento di livelli di efficacia e di efficienza sempre più elevati.
Quando scrivo di impianti di incenerimento di ultima generazione, mi riferisco ad esempio all’eliminazione dei RSU attraverso tecnologie che arrivano ad eliminare i RSU arrivando a produrre il prezioso idrogeno, uno dei possibili futuri carburanti più puliti a disposizione della nostra mobilità e dei nostri trasporti.
Quindi, il ciclo integrato della gestione dei RSU sta diventando sempre più virtuoso. Da problema non semplice da risolvere, ci sta offrendo delle grandi opportunità. Il tutto grazie alla diminuita creazione di rifiuti, anche se ancora in maniera assai timida, alla sempre più meritoria capacità di differenziare i rifiuti da parte dei cittadini, ma soprattutto alla scienza e alla tecnologia che ci mettono a disposizione soluzioni sempre più sicure, affidabili e trasparenti. Le risorse finanziarie e intellettuali ci sono.
Alla politica spetta il ruolo di adottarle queste buone pratiche. La politica deve avere la volontà di procedere lungo questi binari virtuosi, agli amministratori pubblici si chiede la capacità di aiutare l’intera comunità a comportarsi nei confronti dei RSU col rispetto di tutto e di tutti, ma soprattutto senza timori, senza mistificazioni, senza preconcetti. Ne guadagnerà il nostro benessere, presente e futuro.

 

Paolo Farinati

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