mercoledì, 29 Settembre, 2021

Il triplice ritocco

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Dunque é arrivata la mediazione della mediazione, il governo é salvo e salva anche la riforma, parziale, della ministra Cartabia. Rispetto al testo approvato (da tutti i ministri, compresi quelli a Cinque stelle) l’accordo prevede l’inserimento di un triplice ulteriore ritocco: quello proposto dai Cinque stelle per una corsia diversa, cioè più lunga di quella prospettata, per i reati di mafia e di terrorismo, quello rivendicato dalla Lega e riferito ad analoga procedura per i reati di stupro e di droga, quello avanzato dal Pd per una norma transitoria, di durata processuale più lunga, fino al 2024.

Precisiamo che già il primo testo prevedeva l’applicazione della riforma solo per i reati commessi dopo il primo gennaio 2020 e che dunque risultava assurdo il grido d’allarme emesso dallo sbadato Conte e riferito al processo sulle responsabilità riferite al crollo del ponte Morandi che risale al 2018. Quel che stabiliva il primo testo della riforma era una distanza non superiore ai due anni tra primo grado e Appello e di un anno tra Appello e Cassazione. Ce lo chiedeva l’Europa, che della velocizzazione dei processi italiani aveva fatto una delle condizioni per l’erogazione dei fondi del Recovery. Con l’intervento dei Cinque stelle e della Lega i tempi variano. Per i reati di associazione di stampo mafioso, terrorismo, violenza sessuale e associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti, non ci sarà un limite al numero di proroghe, che vanno però sempre motivate dal giudice sulla base della complessità concreta del processo. Per i reati con aggravante del metodo mafioso, le proroghe sono invece fino al massimo di due (sia in appello che in Cassazione), oltre a quella prevista per tutti i reati. Una terza variazione é in chiave pidina. Per i primi tre anni di applicazione della riforma, la durata del processo d’Appello si estende per un ulteriore anno e quella del processo per Cassazione di ulteriori sei mesi. Evidente che si tratta di un compromesso. Resta il fondato dubbio di una giustizia che può muoversi a velocità diversa a seconda dei reati. E tuttavia emerge il fatto positivo di aver gettato nel cestino la legge Bonafede che eliminando tout court la prescrizione senza fissare tempi certi per la conclusione dei processi creava di fatto il condannato a vita privo di sentenza definitiva. Continuano a protestare magistrati come Caselli che sul suo Fatto quotidiano insiste: “Molto pericoloso nella riforma Cartabia è il punto in cui si attribuisce al Parlamento il potere di stabilire le priorità di trattamento degli affari giudiziari da parte delle procure. Continuo ad essere favorevole alla riforma Bonafede per quanto attiene la disciplina della prescrizione, mentre la riforma Cartabia sulla improcedibilità non mi convince”. Tra i Cinque stelle, mentre si registra un ennesima uscita di una parlamentare, sono ben 101 dall’inizio della Legislatura ad oggi, si é consumata una vera resa dei conti tra i filogovernativo Di Maio e il bellicoso Conte. Quest’ultimo, accettando il compromesso, si é affrettato a precisare che questa non é la loro riforma. Come osserva acutamente oggi sul Corriere Massimo Franco, il massimalismo dei Cinque stelle consente di considerare una sconfitta anche una loro, presunta, vittoria. Ma, con tutti i limiti che sono in larga parte determinati dalla composizione del suo governo, ma in questo caso sarebbe meglio precisare che si tratta della sua maggioranza, possiamo salutare come la riforma Cartabia, nonostante le entrate a gamba tesa di taluni magistrati e dello stesso Csm, e nonostante modifiche attenuative del testo concordato, sia la prima che il Parlamento si accinge ad approvare senza consenso dei vertici della magistratura. Per il resto diamo appuntamento ai referendum e in particolare alla mobilitazione del Psi per il 7 e l’8 agosto prossimi.

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    I compromessi sono per così dire naturali per Governi di unità nazionale o quasi, o comunque definibili di larghe intese, e del resto per qualcuno l’obiettivo prioritario pareva essere l’archiviazione della precedente norma che aveva eliminato “tout court la prescrizione senza fissare tempi certi per la conclusione dei processi creava di fatto il condannato a vita privo di sentenza definitiva” (e tale obiettivo pare esser stato raggiunto).

    Di fronte poi alle parole del Direttore, laddove scrive “resta il fondato dubbio di una giustizia che può muoversi a velocità diversa a seconda dei reati”, viene pure a me di fare una prima considerazione: se in diritto vale il principio della presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva, anche chi è sospettato di reati molto gravi non dovrebbe restare in attesa di giudizio per tempi “interminabili”, visto che alla fine potrebbe risultare innocente.

    Mi pongo inoltre una domanda nel leggere che “non ci sarà un limite al numero di proroghe, che vanno però sempre motivate dal giudice sulla base della complessità concreta del processo”, nel senso di chiedermi quale sia la figura cui è affidato il compito di stabilire se la motivazione della proroga può essere accolta, o respinta, e se ci siano criteri per tale valutazione o vi sia invece discrezionalità di giudizio per chi deve esprimersi

    Circa l’accettare il compromesso affrettandosi a precisare che questa non è la propria riforma, non va escluso che pure altri dicano qualcosa di simile per soddisfare la rispettiva base e il rispettivo elettorato, ma l’elettorato favorevole ad una riforma più incisiva della giustizia può firmare per il relativo Referendum (e vista la mobilitazione qui annunciata per il 7-8 agosto mi chiedo perché mai il PSI non figuri tra i promotori del Referendum).

    Paolo B. 31.07.2021

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