martedì, 13 Aprile, 2021

Il turismo e il passaporto della libertà

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Ho idea che quando parliamo della crisi del turismo italiana la maggior parte di noi, più o meno inconsciamente, si riferisca alle vacanze all’estero. Infatti, per primo si è pensato di spostarsi da una Regione all’altra muniti di biglietto aereo per certificare inequivocabilmente, ad eventuali controlli, che andiamo ad imbarcarci sul primo aereo per Ibiza in partenza dall’Italia, dovunque sia l’aeroporto.

Quindi, anche se attraversiamo la penisola per andare dalla Lombardia alla Sicilia, per volare nel cielo dipinto di blú da Domenico Modugno, va benissimo, perché la cosa che conta è essere in possesso del ticket di una compagnia low-cost. Però, se dobbiamo raggiungere la seconda casa, piuttosto che andare due giorni al mare, è un gran casino solo uscire dall’appartamento al quinto piano dove abiti. Un gran casino perché se ti fermano le forze dell’ordine fanno il terzo grado, e se il sifone della casa in montagna perde, e allaga l’abitazione sottostante, i poliziotti chiedono se era davvero urgente raggiungerla. Comunque, dopo aver compilato l’autocertificazione che non avevi, chiedono espressamente il numero di telefono dell’idraulico, per controllare se la perdita del sifone era del sifone e non del water; in quanto se non fosse vero avresti mentito ad un pubblico ufficiale, con tutte le conseguenze del caso. Quando poi il reato sarà discusso davanti al giudice, vatti a ricordare se perdeva il lavandino della cucina oppure il ‘cesso’! Questo varrà anche per il passaporto vaccinale, documento cardine della burocrazia italica, a cui già prudono le mani per confezionarlo a prova delle interpretazioni più audaci. Documento che già sta alimentando una discussione da ‘bar sport’, per capire se sia lo strumento giusto per passare un fine settimana in sicurezza, ma sempre riferito ad un viaggio all’estero: compresi i soldi che andremo a spendere per aiutare ora quel Paese straniero, ora l’altro, mai l’Italia, guai! È così che sembrano stare le cose, almeno ad interpretare le parole confuse degli esperti, sempre affiancati dai virologi che pare ne sappiano anche di passaporti vaccinali.

Comunque, dalle prime battute, sembra che non serva a nulla, nel senso che quando sarà possibile tornare in vacanza, potremo andare in una qualsiasi pensione della Riviera Romagnola senza nemmeno misurare la temperatura; ma se andremo a Suez ci chiederanno immediatamente la patente vaccinale: come fossimo i timonieri di una nave porta container, specialisti nell’attraversare il canale da una parte all’altra. Mi chiedo se il nostro neo ministro del turismo ne abbia parlato con i rappresentanti delle categorie turistiche del Bel Paese, per chiedere loro, e solo a loro, come rilanciare il turismo italico. Cioè, le vacanze che gli italiani faranno in Italia, e speriamo anche tanti stranieri che con le loro spese provvederanno a rimpinguare le casse dei nostri albergatori, dei nostri ristoratori e di tutte le attività che vivono di turismo. E dopo, molto dopo, magari sarà giusto pensare a come aiutare la gran parte dei tour operator che, invece, i soldi ce li fanno spendere soprattutto all’estero.

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Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

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