venerdì, 14 Maggio, 2021

Polonia, solo le donne ricordano cosa sono le libertà civili

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In Polonia la lotta alla pandemia da coronavirus è utilizzata anche per restringere gli spazi di libertà e democrazia. Non si può intendete diversamente il progetto di legge presentato dal Pis (Partito Diritto e Giustizia) del Premier Mateus Morawieczi che prevede l’istituzione di un ulteriore tassa del 5%’ sulla vendita di pubblicità da parte dei media con il denaro ricavato che verrebbe usato per scopi sanitari per combattere il covid 19. Il provvedimento che rischia di scattare tra pochi mesi non riguarderebbe tutte le testate venendo esentate quelle statali. Verrebbero colpite invece quelle private, quelle libere non sotto il controllo del Governo sovranista polacco. Un’iniziativa che rischia di tagliare le gambe all’opposizione in quanto le risorse finanziarie derivate dalla pubblicità sono indispensabili per mantenere in vita queste fonti di informazione. Per due giorni la stampa libera ha protestato contro questa tentativo palesemente orientato a penalizzare i giornali indipendenti uscendo con una pagina interamente nera. Il leader di Diritto e Giustizia Jaroslaw Kaczynski cerca così di reagire agli attacchi dei media verso un Governo che appare sempre più in difficoltà nel mantenimento del consenso nel Paese. Ne fanno fede le ultime elezioni amministrative che hanno visto nelle città più grandi il Pis in chiara difficoltà. A Varsavia l’opposizione è andata al ballottaggio perdendo per una manciata di voti. Solo nelle zone rurali i sovranisti mantengono la maggioranza ma crepe si intravedono anche in questi territori. Intanto continuano le proteste per la decisione del Governo di limitare ulteriormente la già ristretta legge sulla possibilità di aborto. Pochi giorni fa Marta Lempard, leader del movimento “Sciopero delle donne”, che ha organizzato le manifestazioni in proposito, è stata denunciata per non aver rispettato le misure anticovid e per aver partecipato all’ assalto delle chiese e rischia fino a otto anni di carcere. Spesso la polizia chiede di esibire i documenti di identità ai manifestanti e li sequestra inviandoli poi all’Istituto sanitario polacco che li rispedisce loro con sanzioni fino a 6700 euro per violazione delle restrizioni anti covid. E proprio per i servizi su queste proteste che hanno coinvolto non solo le femministe ma ampi strati della società civile vi sono state ulteriori repressioni dei giornalisti che facevamo il loro lavoro. La polizia polacca ha usato proiettili di gomma nei loro confronti nonostante avessero la scritta Press per essere identificati, alcuni sono stati minacciati e picchiati, alcuni finiti in ospedale, alcuni denunciati. E quello di aprire lunghi e costosi procedimenti giudiziari è uno dei mezzi utilizzati per dissuaderli dal proseguire il loro impegno indipendente. In Polonia il potere sta colpendo a morte la libera opinione e questa specie di racket rappresentato dalla nuova tassa sulla pubblicità venduta dai giornali né è la dimostrazione. Un copione, pur utilizzato in un Paese dell’Unione Europea, due ricalca quello di molti regimi totalitari e che si incentra nel negare lo stato di diritto e ridurre gli spazi di democrazia. Ma un copione che ha trovato i giornalisti liberi polacchi uniti e solidali nella difesa della libertà d’informazione.

Alessandro Perelli

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