lunedì, 10 Maggio, 2021

In principio era ‘Auscannzukus’, UkUsa, poi Echelon
Il Datagate fa infuriare di nuovo l’Europa

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Angela-Merkel

 “Spiare non è accettabile. Tra alleati ci vuole fiducia”. Firmato Angela Merkel. Anche le formiche nel loro piccolo si arrabbiano e la Germania tanto formichina non è, per questo il messaggio che la Cancelliera ha inviato a Obama, vuole dire che la situazione ha raggiunto un punto limite e che la giustificazione della sistematica intercettazione delle comunicazioni mondiali, sotto il pieno e assoluto controllo americano, prima in nome della ‘guerra fredda’ e poi della ‘lotta al terrorismo’, non regge più.

Secondo quanto ha riferito nei giorni scorsi il quotidiano Le Monde, che ha utilizzato alcuni file resi pubblici dall’ex contrattista della NSA Edward Snowden fuggito a Mosca, in un periodo di soli trenta giorni (dal 10 dicembre del 2012 all’8 gennaio del 2013), l’agenzia di spionaggio elettronico ha registrato 70,3 milioni di dati telefonici dei cittadini francesi. Ma non solo perché lo spionaggio americano si è interessato di due giganti delle telecomunicazioni, Wanadoo e Alcatel-Lucent, in un periodo compreso tra il 1° e il 31 gennaio del 2013. “È davvero inverosimile – ha commentato il primo ministro francese Jean-Marc Ayrault – che un Paese alleato come gli Stati Uniti possano spiare comunicazioni private che non hanno alcuna giustificazione strategica”.

E sì, come il cellulare della Merkel, le mail dell’ex presidente messicano Felipe Calderon e la posta elettronica della presidentessa brasiliana Dilma Rousseff. E molto probabilmente dei vertici della politica e della finanza della stragrande maggioranza dei Paesi europei, forse di tutti. E siccome non stiamo parlando di terroristi evidentemente il controllo delle comunicazioni aveva uno scopo diverso, di guerra economica. Una terza possibilità – tertium non datur, dicevano i latini – non c’è.

In attesa delle conseguenze delle proteste, che almeno formalmente prima o poi arriveranno – Martin Schulz, presidente dell’europarlamento,  ha proposto l’interruzione dei negoziati commerciali tra Usa e Europa –  è opportuno ricordare alcuni dati di fondo.

In principio – come ha scritto Ugo Intini nel suo libro del 2002 ‘La politica globale’ – il sistema di Comint (communications intelligence) e successivamente il SIGINT (signal intelligence), ovvero la raccolta e l’analisi dei dati relativi a ogni sorta di comunicazione, nato alla fine della seconda guerra mondiale, poggiava su due alleati, o meglio sugli Usa più i cugini inglesi, più i sub alleati australiani, canadesi e neozelandesi, insomma sui Paesi anglofoni legati da un trattato comune che si chiamava UkUsa o anche ‘Auscannzukus’ o ‘cinque occhi’. Gli sviluppi della tecnologia, tutti saldamente in mani americane, hanno portato a una costante evoluzione del sistema che negli anni ’70 ha anche mutato nome in ‘Echelon’, che era il nome in codice della rete di computer della NSA, la National Security Agency, che da sola assorbe un decimo del bilancio del Pentagono.

Cavi sottomarini, trasmissioni radio e naturalmente internet, tutto da allora è sotto controllo. Il dominio nella tecnologia elettronica, sia nell’hardware che nel software, e l’imposizione di standard di crittografia per i programmi destinati all’uso civile e soprattutto per quelli destinati ai Paesi extra Usa, come i browser, unitamente alla localizzazione dei server della rete nel territorio statunitense, hanno permesso alla NSA di ascoltare, collazionare, analizzare, utilizzare qualunque genere di informazione senza di fatto renderne conto ad alcuna autorità se non a quella del governo americano.

I rapporti tra Washington e gli alleati europei sanciti alla fine della seconda guerra mondiale, hanno inoltre consentito l’imposizione di clausole particolari come ad esempio quelle che obbligano le compagnie telefoniche occidentali ad assegnare la sicurezza delle aziende a uomini del controspionaggio e che sostanzialmente non si può detenere il controllo ultimo della comunicazione se non si è parte del ‘sistema’ Echelon.

In un servizio dell’Espresso in edicola domani, Glen Greenwald, il giornalista del “The Guardian” che custodisce i file della talpa Snowden, conferma i rapporti di ‘collaborazione’ tra i nostri servizi e quelli britannici per il trasferimento dei dati ‘rubati’ ai cavi sottomarini che passano per l’Italia e che dai file risulta che la scrematura dei dati raccolti dall’intelligence britannica segue criteri spregiudicati, che non riguardano solo la lotta al terrorismo. Sotto controllo insomma ci sono sempre state aziende, uomini politici e i vertici dello Stato.

Il punto più delicato resta dunque quello de i rapporti economici e commerciali perché il SIGINT può passare informazioni sensibili al settore economico e finanziario dei Paesi membri.

Dal 1970, in base allo US Foreign Intelligence Advisory Board l’intelligence economica è considerata parte della sicurezza nazionale e dal 1977 a uno specifico dipartimento, all’Office of Intelligence Liaison, è demandata l’intelligence per quanto concerne gli interessi sensibili del Dipartimento del Commercio, una pratica che ha consentito in alcuni casi alle aziende americane di sfruttare le ‘soffiate’ dell’intelligence per i rapporti con l’estero. Analoga situazione nel Regno Unito dove il Communications Headquarters è incaricato di intercettare comunicazioni estere “nell’interesse del benessere economico del Regno Unito (…) in relazione alle azioni o intenzioni di persone risiedenti al di fuori delle isole britanniche” e lo stesso per Australia, Canada e Nuova Zelanda.

Ci sono casi noti a partire dal 1993 e anche per questo la risoluzione parlamentare dal titolo “Relazioni transatlantiche / Sistema ECHELON” del 1998, auspicava “misure protettive concernenti le informazioni economiche”.

Il Datagate insomma è tutt’altro che una sorpresa e le rivelazioni del contrattista della NSA, hanno solo fatto ‘riesplodere’ uno scandalo che già quindici anni fa aveva fatto infuriare i governi europei e prodotto un’inchiesta e una risoluzione dell’europarlamento.

“Entro l’anno prossimo va approvata la direttiva sulla protezione dei dati”. È stata questa la risposta del presidente Ue Herman Van Rompuy ai giornalisti che gli hanno chiesto un commento sullo scandalo e sullo stato dei rapporti tra Ue e Usa. “Nella bozza di conclusioni del Vertice c’è un passaggio che va in questa direzione”. Il commissario al mercato interno Michel Barnier ha dichiarato che “tra amici deve esserci fiducia, ma questa è stata incrinata, ci aspettiamo risposte rapide dagli americani”. “Quando è troppo è troppo: tra amici, deve esserci fiducia. È stata compromessa. Ci aspettiamo in fretta risposte dagli americani”. Così il commissario al mercato interno Michel Barnier in un twitter sullo scandalo.

“Non è concepibile né accettabile – ha dichiarato il presidente del Consiglio, Enrico Letta – che ci sia un’attività di spionaggio di questo tipo. Ho già chiesto ieri chiarimenti al Segretario di Stato americano, John Kerry, e dobbiamo fare tutte le verifiche e conoscere tutta la verità. Non possiamo tollerare che ci siano delle zone d’ombra”.

Ma oltre alle dichiarazioni l’Europa ha davvero la capacità di reagire a questo stato di sudditanza che perdura dalla fine della seconda guerra mondiale? E gli Stati Uniti si possono permettere di apparire come una potenza coloniale? Queste domande attendono da anni una riposta.

Carlo Correr

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