lunedì, 27 Settembre, 2021

In scena l’«Eneide» di Massimo Popolizio

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Il buio sul palcoscenico prima dell’arrivo di Massimo Popolizio, narratore di secondo grado dell’opera di Virgilio. Non era da solo. Dal lato apposto del leggio, alcuni strumenti musicali del passato. Era la prima promessa di qualcosa di vi diverso al pubblico. E così è stato. Gli spettatori hanno assistito in «devoto silenzio» la lettura del II libro tra i più belli della letteratura di tutti i tempi. L’interpretazione dell’attore del II libro dell’«Eneide» ha trovato lo spazio giusto nella suggestiva cornice del Parco Archeologico di Urbisaglia. La compagnia Umberto Orsini, lo scorso 20 luglio, ha debuttato nella prima regionale.

La voce del genovese ha dato risalto ai tanti personaggi che il protagonista incontra sul suo cammino verso l’Italia. La nota più saliente è la sonorità della parola che ha restituito alla storia di Didone il senso tragico della passione.
L’amore non desiderato, ma indotto dalla dea Venere, ha strappato il cuore alla bella regina cartaginese. E la tragedia del suicidio si intreccia con l’inganno del cavallo di legno per mano degli Achei prima dell’arrivo a Cartagine. Il dolore di Enea è forte perché ha dovuto lasciare la sua casa e fuggire dalla sua città. Questa scena ha trovato la comprensione del pubblico a tal punto che al termine della serata, alcuni spettatori sono rimasti nella cavea del teatro, a commentare il distino ingrato del protagonista. Ma una vita diversa da quella fino a quel momento conosciuta, aspettava l’eroe sulle coste del Lazio. Sebbene non dimentichi l’incredulità dei Troiani che si sono dimostrati per un verso sciocchi e per l’altro superstiziosi, come nell’episodio di Sinone, pedina della strategia odissiaca, che aprì la strada alla distruzione. All’opposto decifrare la causalità di tanti fatti per gli Achei, senza volerli attribuire alla volontà di qualche divinità, era davvero difficile come nella scena del Laocoonte e dei suoi figli, vittime destinate al sacrificio per amore della verità oppure in Cassandra, profetessa di sventura. Gli effetti scenici della luce bianca o calda sull’attore o sui musicisti ha creato delle connessioni tra i diversi linguaggi espressivi (p. es. voce narrante e canto, musica e testo).

Toccanti sono stati i momenti in cui Enea è stato spinto dall’apparizione in sogno del cugino Ettore a lasciare la patria per dar vita ad una nuova Troia in un’altra dimensione, e dalla moglie Creusa, sacrificatasi per il nuovo «fato» del marito e comparsa come simulacro/ fantasma al protagonista profugo ad abbracciare una nuova sorte. Piena di pathos è stata la narrazione dell’incrociarsi dei nuovi destini di Enea, del padre Anchise e del figlio Ascanio/Iulo, che come i fili sottili di un albero genealogico si uniscono per affrontare la fuga e per supportarsi reciprocamente verso l’ignoto. E la passione con cui Popolizio ha interpretato questa parte del testo si è rivelata importante per rendere vita e commovente la partecipazione del pubblico.

La parola pronunciata da Enea ricalca in pieno la visione della vita del poeta mantovano Virgilio, uomo di grande sensibilità, attento ai valori del mos Maiorum del nuovo corso augusteo, avverso alla guerra e amante della pace. La narrazione degli ultimi istanti della città di Troia è per l’eroe motivo di sofferenza («indicibile dolore, Regina, inviti a rinnovare») e al contempo poesia e sentimenti che caratterizzano la condotta umana.

La recitazione dell’attore genovese è stata accompagnata da musiche e canti che hanno dato maggiore intensità l’interpretazione. I brani, eseguite dal vivo, sono state affidate a Stefano Saletti e all’iraniano Tadayon, con strumenti della tradizione persiana (il kemence, il daf, il ney). Va una menzione speciale ai testi della cultura e civiltà del Mediterraneo antico (ladino, aramaico, ebraico, subir) interpretati con maestria da Barbara Eramo.

Lo spettacolo è stato sostenuto dal Comune di Urbisaglia, la Regione Marche, l’AMAT, il MiC, la Sovrintendenza dei Beni archeologici e culturali, per la rassegna TAU (Teatri Antichi Riuniti).

 

Andrea Carnevali

 

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