martedì, 19 Ottobre, 2021

Inail, 772 morti sul lavoro nei primi 8 mesi dell’anno

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I dati 2016 – 2020
OSSERVATORIO SU DSU E ISEE

È stato di recente pubblicato l’Osservatorio su Dichiarazioni sostitutive uniche e Isee. L’Osservatorio ha lo scopo di illustrare la distribuzione e le caratteristiche dei nuclei familiari che hanno presentato una Dichiarazione sostitutiva unica per il rilascio della certificazione Isee negli anni 2016-2020.
La Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) è il documento preliminare per il rilascio della certificazione Isee (Indicatore della situazione economica equivalente), che contiene tutte le informazioni di carattere anagrafico, reddituale e patrimoniale del nucleo familiare. L’Isee è l’indicatore che individua le condizioni economiche effettive delle famiglie in Italia prendendo in considerazione, nel suo calcolo, oltre al reddito anche il patrimonio immobiliare e mobiliare e le varie caratteristiche del nucleo familiare.
Negli anni sempre più prestazioni sono state parametrizzate al valore Isee del nucleo familiare: dal 2016 al 2020 si è registrato infatti un incremento di famiglie che hanno presentato una Dsu pari al 47%, passando da 5.870.387 nel 2016 a 8.643.406 nel 2020.
Nel 2020 si è riscontrato anche un notevole aumento dei nuclei familiari che hanno richiesto un Isee corrente, ovvero un calcolo aggiornato con i redditi e i trattamenti percepiti negli ultimi 12 mesi; segnale evidente della crisi economica legata alla pandemia.
All’Isee ordinario, infatti, si affiancano ulteriori indicatori da utilizzare per la richiesta di alcune tipologie di prestazioni:
Isee per prestazioni agevolate per minori, per la richiesta dell’assegno di maternità, dell’assegno di sostegno al nucleo familiare con almeno tre figli minori, del bonus bebè, per la retta asili nido e altri servizio per l’infanzia;
Isee per prestazioni universitarie, per la richiesta delle agevolazioni su tasse universitarie, mense, borse di studio;
Isee per prestazioni socio-sanitarie, per persone maggiorenni con disabilità e/o non autosufficienti, da utilizzare ad esempio per la richiesta dell’assistenza domiciliare;
Isee per prestazioni socio-sanitarie residenziali, per la richiesta di particolari prestazioni che prevedono ricoveri presso istituti, residenze socio-sanitarie assistenziali, residenze protette o ospitalità alberghiera.
Nel periodo temporale considerato è variata pure la distribuzione mensile delle Dsu che risulta sempre più concentrata nei primi mesi dell’anno. Tale variazione è principalmente imputabile al fatto che per ottenere il Reddito di cittadinanza è necessario avere una certificazione Isee aggiornata a gennaio dell’anno di riferimento.
Rimane pressoché invariata la distribuzione territoriale: il 45% delle Dsu viene presentato nelle regioni del Sud e delle Isole, il 36% nelle regioni del Nord e il restante 19% nelle regioni del Centro.
Il 55,6% delle famiglie che ha presentato una Dsu nel 2020 ha un reddito Isee inferiore a 10.000 euro.

 

Al 28/9 ricevute 492.000 domande, pagato o in pagamento il 90% degli assegni
ASSEGNO TEMPORANEO: BENE LA PROROGA PER INCENTIVARE LE DOMANDE

Per favorire l’afflusso delle domande per l’assegno temporaneo e consentire il beneficio degli arretrati da luglio, è utile la proroga del termine di legge del 30 settembre, portato al 31 ottobre (pur essendo già possibile presentare domanda anche successivamente ed entro il 31 dicembre, ricevendo l’assegno a decorrere dal mese di presentazione).
Alla data del 28 settembre, le domande pervenute risultano 492.000 pari a 853.000 assegni per minori. In relazione a questi ultimi, sono stati pagati 328.000 assegni e oltre 200.000 sono già stati autorizzati al pagamento. Inoltre, alla data del 5 ottobre scorso è stata rilasciata l’autorizzazione al pagamento di ulteriori 180.000 assegni, disposto al termine delle prescritte verifiche sulle compatibilità con gli anf.
In totale, si tratta di circa 710.000 assegni per i figli pagati o in corso di pagamento, pari al 90%
delle richieste di assegno pervenute nei primi tre mesi.
Sono state anche avviate a pagamento le seconde e terze mensilità delle situazioni già autorizzate.
Infine, rispetto a quanto pervenuto, circa 45.000 richieste di assegno risultano cancellate dagli
stessi utenti per mancanza di requisiti.
Non incluse nel computo e già mandate in pagamento sono 328.000 integrazioni per i minori di
nuclei percettori di Rdc, avviate in automatico senza necessità della domanda e a seguito di
verifica Inps. Da rammentare che l’assegno temporaneo è una “misura ponte” che apre per la prima volta il beneficio dell’assegno per i figli a lavoratori autonomi, disoccupati e privi di reddito.
L’integrazione spetta a coloro che abbiano un Isee inferiore a 50mila euro e alcuni requisiti. Per
effettuare la domanda basta inserire codice fiscale dei richiedenti e Iban per l’accredito, attraverso il sito o il supporto dei patronati. L’Isee corrente e altri requisiti di legge vengono invece verificati internamente dall’Inps, liberando l’utente dall’onere di presentare multiple certificazioni e allocando le risorse disponibili in modo puntuale.

 

Previdenza
ADDIO AL PIN INPS. INIZIA LA FASE TRANSITORIA

Finisce l’era del codice Pin dall’Inps. Dal 1° ottobre scorso, l’Istituto di previdenza non rilascia più il codice Pin per accedere ai suoi servizi online. L’unica credenziale valida – spiega il sito web dell’Ente di previdenza – sarà quella dello Spid, il sistema pubblico di identità digitale che consente di dialogare a distanza con la Pubblica Amministrazione.
Ciò non di meno, ci sarà, comunque, una fase transitoria per il passaggio allo Spid. Come spiega infatti l’Inps nel suo portale, il Pin dispositivo – si legge ancora sul sito – sarà mantenuto per gli utenti che non possono avere accesso alle credenziali Spid, come i minori di 18 anni, le persone che non hanno documenti di identità italiana o chi è soggetto a tutela, curatela o amministrazione di sostegno, e per i soli servizi loro dedicati. Tutti gli altri utenti dovranno dotarsi di credenziali di autenticazione alternative al Pin, ovvero lo Spid, la Carta d’identità elettronica o la Carta nazionale dei servizi”.
Dall’inizio di questo mese, inizia quindi “la fase transitoria che porterà gradualmente all’addio al Pin. Secondo quanto disposto dall’Inps, per garantire la continuità dell’accesso ai servizi telematici dell’istituto, in questo periodo le cose funzioneranno così: non saranno rilasciati nuovi Pin agli utenti, salvo quelli richiesti da utenti che non possono avere accesso alle credenziali Spid e per i soli servizi loro dedicati; i Pin già in possesso degli utenti – si precisa ulteriormente – conserveranno la loro validità e potranno essere rinnovati alla naturale scadenza fino alla conclusione della fase transitoria”. La data di cessazione definitiva, continua il sito dell’Inps, verrà stabilita in base all’andamento del processo nella fase transitoria.
Con questo passaggio, sottolinea ancora l’Istituto, si rafforza il diritto dei cittadini alla semplificazione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e si rendono operative le politiche nazionali di digitalizzazione. I vari livelli di autenticazione Spid porteranno l’Ente previdenziale ad abilitare nuovi servizi che richiederanno una maggiore affidabilità nel riconoscimento del cittadino. Da ricordare, come puntualizza opportunamente l’Inps, che gli utenti professionali conserveranno tutte le abilitazioni ai servizi online già ottenute, in quanto tali abilitazioni non sono associate alle credenziali ma al codice fiscale di ogni utente. Pertanto, chi è già abilitato con il Pin manterrà l’accesso a tali servizi anche se accede con strumenti alternativi.

 

Inail
772 MORTI SUL LAVORO NEI PRIMI 8 MESI DELL’ANNO

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail entro il mese di agosto sono state 772, 51 in meno rispetto alle 823 registrate nei primi otto mesi del 2020 (-6,2%). Il confronto tra il 2020 e il 2021, richiede però cautela, in quanto i dati delle denunce mortali degli open data mensili, più di quelli delle denunce in complesso, sono provvisori e influenzati fortemente dalla pandemia da Covid-19, con il risultato di non conteggiare un rilevante numero di ‘tardive’ denunce mortali da contagio, in particolare relative al mese di marzo 2020. Si fa notare, inoltre, che i decessi causati dal Covid-19 avvengono dopo che è intercorso un periodo di tempo più o meno lungo dalla data del contagio.
Fatta questa premessa, a livello nazionale i dati rilevati al 31 agosto di ciascun anno evidenziano per i primi otto mesi di quest’anno un incremento solo dei casi avvenuti in itinere, passati da 138 a 152 (+10,1%), mentre quelli in occasione di lavoro sono stati 65 in meno (da 685 a 620, -9,5%).
La gestione industria e servizi è l’unica a fare riscontrare un segno negativo (-10,4%, da 721 a 646 denunce mortali), al contrario dell’agricoltura, che oscilla da 70 a 84 denunce (+20,0%), e del conto Stato, da 32 a 42 (+31,3%). Dall’analisi territoriale emerge un’ascesa nel Sud (da 165 a 211 casi mortali), nel Nord-Est (da 161 a 167) e nel Centro (da 147 a 150). Il numero dei decessi, invece, è in flessione nel Nord-Ovest (da 298 a 194) e nelle Isole (da 52 a 50).
Il decremento rilevato nel raffronto tra i primi otto mesi del 2020 e del 2021 è legato sia alla componente femminile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 83 a 78 (-6,0%), sia a quella maschile, che è passata da 740 a 694 casi (-6,2%). Il calo riguarda le denunce dei lavoratori italiani (da 700 a 663) e comunitari (da 41 a 25), mentre quelle dei lavoratori extracomunitari passano da 82 a 84. Dall’analisi per età emergono aumenti per le classi 15-19 anni (+2 casi), 25-29 anni (+5 casi) e 40-54 anni (+43), e decrementi in quelle 20-24 anni (-4 casi), 30-39 anni (-12 casi) e over 55 (-86 decessi, da 435 a 349).
Al 31 agosto di quest’anno risultano 12 incidenti plurimi avvenuti nei primi otto mesi per un totale di 29 decessi, 17 dei quali stradali (due vittime in provincia di Bari e due in quella di Torino a marzo, quattro in provincia di Ragusa e due in provincia di Bologna ad aprile, sette in provincia di Piacenza a agosto).
Due lavoratori hanno perso la vita a seguito di un crollo di un fabbricato in provincia dell’Aquila a marzo, due a causa di inalazione di vapori tossici in provincia di Pavia a maggio, due per esplosione/incendio di un capannone in provincia di Perugia a maggio, due per soffocamento durante la pulizia di una cisterna in provincia di Cuneo a giugno, altri due intossicati da monossido di carbonio sempre in provincia di Cuneo a luglio e, infine, due persone travolte da una lastra di cemento in Valle d’Aosta ad agosto. Lo scorso anno, invece, gli incidenti plurimi registrati tra gennaio e agosto erano stati sei, con 12 casi mortali denunciati, la metà dei quali stradali.
Ma intanto purtroppo non si ferma la strage degli eventi infausti che anzi seguita ad allungare la lista delle ‘morti bianche’ con il decesso sul lavoro di altri operai che quotidianamente anche in questi mesi continuiamo a registrare.

 

Carlo Pareto
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