venerdì, 7 Maggio, 2021

Inail. Contagi sul lavoro, giungla norme sul covid

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Le infezioni da Covid di origine professionale denunciate all’Inail al 31 dicembre scorso sono 131.090, pari al 23,7% delle denunce di infortunio pervenute all’Istituto nel 2020 e al 6,2% dei contagiati nazionali totali comunicati dall’Iss. Questi dati si leggono nel 12esimo report sui contagi sul lavoro da Covid-19 elaborato dall’Inail, in cui emerge un incremento di 26.762 casi (+25,7%) rispetto al monitoraggio precedente al 30 novembre, di cui 16.991 riferiti a dicembre, 7.901 a novembre e altri 1.599 a ottobre, complice la seconda ondata dell’epidemia, che ha avuto un impatto più intenso della prima anche in ambito lavorativo.
I decessi per Covid denunciati a fine anno sono aumentati di 423 rispetto alla rilevazione di novembre.

Il settore più colpito è quello della sanità: dagli infermieri proviene oltre l’80% delle denunce.
In concomitanza, l’Ufficio studi della Cgia di Mestre ha divulgato un rapporto dove si legge: “A causa della presenza del Covid-19 la produzione normativa è esplosa: sono 450 le misure legislative, tra circolari, ordinanze, decreti, Dpcm, leggi, linee guida sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, approvate a livello nazionale in poco meno di un anno. Tra le 450 norme conteggiate non sono incluse le Faq del Governo e gli accorgimenti normativi anti-Covid che, sempre in questo periodo, sono stati approvati anche dalle Regioni e dagli Enti locali. La Pubblica Amministrazione più prolifica in materia normativa è stata il Ministero della Salute, con 170 provvedimenti. Seguono la Protezione civile con 86, il Ministero dell’Interno con 37, l’Inps con 36, il Commissario per l’emergenza Covid con 35 e l’Inail con 8. Ad attivare questa iperproduzione sono stati i 29 Decreti legge approvati finora dal Governo, i 23 Dpcm e le 14 leggi approvate dal Parlamento”.
La Cgia ha precisato: “La gravità della situazione ha imposto al legislatore di mettere in campo importanti misure a tutela della salute, disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari e interventi a favorire del lavoro e delle imprese: scelte legittime che, però, hanno scatenato in maniera imprevedibile la macchina burocratica pubblica”.
Quello che più conta sono gli effetti prodotti sugli italiani. Secondo l’Istat: “La diffusione dell’epidemia e le misure di contenimento attuate hanno avuto un impatto differenziato sulla popolazione delle diverse fasce di età”. Più colpiti gli anziani ed i grandi anziani e nella distinzione di genere sono stati più colpiti gli uomini.
Dunque va fatta qualche riflessione, i provvedimenti così numerosi dimostrerebbero le incertezze e le contraddizioni del governo nell’affrontare un problema che forse si sarebbe potuto gestire diversamente e con maggiore efficacia pagando un prezzo sociale minore. Lo testimonia anche la bassa percentuale di contagiati in ambito lavorativo rispetto al totale nazionale.

 

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