venerdì, 18 Giugno, 2021

Inps, arrivano gli assegni familiari per badanti e colf

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Inps
ASSEGNI FAMILIARI A BADANTI E COLF
Anche nel settore domestico avere familiari a carico dà diritto alla corresponsione degli assegni familiari.
Gli assegni familiari sono una prestazione economica erogata dall’Inps a lavoratori appartenenti a determinate categorie o ai pensionati. Tra questi anche i lavoratori domestici, dalla baby sitter alla colf e fino alla badante.
La situazione anomala relativa ai lavoratori domestici però, riguarda il datore di lavoro. Per la generalità dei lavoratori è infatti il datore di lavoro in busta paga a corrispondere gli assegni. Per i pensionati o per i percettori di alcuni ammortizzatori sociali come la Naspi, gli assegni li eroga l’Inps insieme al rateo di pensione o di disoccupazione mensile. Nel lavoro domestico niente di tutto questo è possibile.
E quindi come vengono corrisposti gli assegni ai lavoratori domestici? Vediamo di approfondire l’argomento con una breve guida sul come recuperare questi emolumenti, che possono essere anche retroattivi per chi non li ha mai richiesti.
Assegni familiari senza sostituto di imposta
Il diritto agli assegni familiari è imprescindibile, perché nessuno può negarlo al lavoratore. Ma è una prestazione che si può ottenere dietro domanda da parte dell’interessato e soprattutto, se si rispettano determinati requisiti di composizione del nucleo familiare e di reddito dello stesso nucleo familiare.
Anche se è il datore di lavoro a corrispondere numerariamente gli assegni, questa prestazione la eroga l’Inps sia per le famiglie dei lavoratori dipendenti in generale, che nel nostro caso, per i domestici.
Nello specifico settore di cui si tratta però il datore di lavoro, cioè la famiglia per cui si presta servizio o l’anziano a cui si presta assistenza, non funge da sostituto di imposta. Ciò significa che in busta paga non potrà essere corrisposto nulla al lavoratore alla voce assegni familiari.
Il datore di lavoro domestico difatti, non è tenuto ad effettuare i conguagli fiscali, ad erogare l’ex Bonus Renzi o ad applicare il nuovo taglio del cuneo fiscale. Il lavoratore deve fare tutto con lo Stato e con gli enti preposti ad effettuare queste operazioni. Quindi, se per recuperare un credito fiscale bisogna presentare dichiarazione e richiesta all’Agenzia delle Entrate, per gli assegni familiari occorre inoltrare domanda all’Inps direttamente.
Assegni familiari badanti, i requisiti
Per avere diritto agli assegni familiari bisogna è indispensabile essere in possesso di un regolare contratto di lavoro. Inoltre il proprio nucleo familiare deve essere composto da più persone e il reddito del nucleo deve essere sotto i parametri che annualmente l’Inps stabilisce pubblicando le relative tabelle.
Il datore di lavoro  non entra nella corresponsione degli assegni perché non deve anticipare nulla in busta paga come fanno i datori di lavoro degli altri settori. Gli assegni vengono corrisposti dall’Inps al lavoratore e versati sul conto corrente che il lavoratore stesso ha indicato in sede di presentazione della domanda.
Gli assegni vengono pagati in due rate semestrali, e per i lavoratori che non hanno mai richiesto questo emolumento, si può presentare istanza retroattiva, andando a recuperare anche 5 anni di assegni familiari mai percepiti. Infatti il diritto si prescrive decorsi 5 anni da quello in cui è maturato.
Bonus 900 euro con rimborso 730 Agenzia delle Entrate a dicembre
E’ in arrivo entro in corrente mese di dicembre il rimborso del 730 dall’Agenzia delle Entrate per badanti e colf comprensivo di 960 euro di bonus Renzi.

 

Covid-19
ASSINDATCOLF; NESSUNA PAURA ASSISTENTI FAMILIARI AL LAVORO
“Dobbiamo fare una premessa. Rispetto a marzo, aprile e maggio, c’è più consapevolezza su come affrontare il virus. E anche nelle zone cosiddette ‘rosse’ non c’è una chiusura totale delle aziende come avvenuto nella primavera scorsa. E questo sta influendo anche sugli assistenti familiari: colf, badanti e babysitter stanno lavorando tranquillamente nelle famiglie, utilizzando naturalmente tutte le misure del distanziamento sociale e dei dpi, specie nelle case in cui ci sono anziani, malati e bambini, e cioè soggetti più rischio per il virus. Nei lavoratori e nelle famiglie non c’è più paura come nella primavera scorsa”. Così si è espresso Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, l’Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, intervistato di recente da Adnkronos/Labitalia, su come la seconda ondata da Covid-19 sta influendo sul lavoro degli assistenti familiari nel nostro Paese.
Naturalmente, ha sottolineato Zini, “gli assistenti familiari continuano a lavorare nelle famiglie, se non ci sono problemi economici delle stesse, dovuti sempre all’emergenza: in quel caso, le famiglie decidono di non avvalersi più del loro contributo”. “Si tratta sia di piccoli imprenditori, ma anche di dipendenti di imprese che si trovano in cassa integrazione e che proprio per questo non possono permettersi un’assistente familiare e in più, essendo in cig, hanno anche più tempo a disposizione da dedicare alle attività che vengono solitamente svolte dagli assistenti familiari”, ha spiegato ancora Zini.
E per venire incontro, ha proseguito, “a questi assistenti familiari che operano in famiglie che non possono più permettersi economicamente i loro servizi, abbiamo chiesto l’erogazione della cassa in deroga”. “Si tratta comunque di un numero residuale e non della situazione della primavera scorsa quando tantissimi assistenti familiari si ritrovarono senza lavoro e dovettero chiedere il contributo dallo Stato”, ha rimarcato Zini. E dal presidente dell’associazione di categoria è arrivato un altro appello alle istituzioni. “Stiamo sollecitando i decisori politici a tutti i livelli, Parlamento, governo e Regioni affinché anche agli assistenti familiari, cioè colf, badanti e anche babysitter, di persone non autosufficienti sia dedicato nei prossimi mesi un piano vaccini anti Covid-19. Perché se è vero che è previsto il vaccino per il personale sanitario e anche per gli operatori delle Rsa, allora è necessario garantirlo anche agli assistenti familiari che operano con le persone non autosufficienti”, ha concluso Zini.

 

I dati 2019
INPS: OSSERVATORIO SUGLI STRANIERI
È stato recentemente pubblicato dall’Inps il primo Osservatorio sugli stranieri con i dati relativi al 2019. In questo Osservatorio gli stranieri vengono distinti tra non comunitari, se in possesso di regolare permesso di soggiorno, e comunitari, se nati in un paese estero dell’Ue.
Nel 2019 sono 3.816.354 i cittadini stranieri, comunitari e non, rilevati nella banca dati dell’Inps, di cui 3.304.583 (86,6%) sono lavoratori attivi, 252.276 (6,6%) pensionati e 259.495 (6,8%) percettori di prestazioni a sostegno del reddito. Il 67,7%, pari a 2.583.886 stranieri, proviene da paesi extra Ue, 305.875 (8%) da paesi Ue a 15 e 926.593 (24,3%) da altri paesi Ue.
L’analisi dei dati per paese di provenienza rileva, in proporzione, la presenza di 756.217 romeni, che rappresentano il 19,8% di tutti gli stranieri regolarmente presenti in Italia; seguono albanesi (343.923, 9%), marocchini (286.835, 7,5%), cinesi (217.945, 5,7%), ucraini (175.997, 4,6%) e filippini (124.411, 3,3%).
Tra i cittadini stranieri prevale il genere maschile (55,2%), soprattutto tra pakistani (95,2%), bengalesi (94,4%), egiziani (93,2%), senegalesi (85,9%) e indiani (82,6%). Le donne prevalgono invece tra i cittadini provenienti da Ucraina (81,1%), Moldova (68,1%), Perù (60,2%) e Filippine (58,2%).
Per quanto riguarda l’età i non comunitari sono generalmente più giovani: il 46,5% ha meno di 39 anni contro il 36,9% degli stranieri Ue; il 44,7% ha tra i 40 e i 59 anni (50,3% UE) e solo l’8,7% ha più di 60 anni (12,8% Ue).
Il 60,8% degli stranieri in Italia nel 2019 risiede o lavora in Italia settentrionale, il 24,1% in Italia centrale e il 15,1% in Italia meridionale e isole. Al nord e al centro prevalgono gli stranieri provenienti da paesi extra Ue rispetto agli stranieri provenienti dai paesi Ue (rispettivamente 70,8% e 65,6%), al sud il divario tra le due aree di provenienza è meno marcato con gli stranieri extra Ue regolari sotto il 60% (58,6%). Rispetto alla popolazione residente, al nord l’incidenza straniera regolare è di 8,7 su 100 residenti, al centro 7,7, al sud e isole 2,8.
Tra i lavoratori stranieri i lavoratori dipendenti sono 2.836.998, con una retribuzione media annua di 13.770,93 euro. Di questi 2.002.034 lavorano nel settore privato non agricolo (retribuzione media annua 16.182,19 euro), 300.555 nel comparto agricolo (retribuzione media annua 7.304,25 euro), mentre i domestici sono 534.409 (retribuzione media annua 8.374,63 euro).
I pensionati sono 252.276, con un importo medio annuo pari a 10.278,02 euro: il 49,9% (125.820) ha una prestazione assistenziale, mentre coloro che percepiscono una pensione di tipo previdenziale sono 89.306 (il 35,4%); 15.471 (6,1%) sono i titolari di pensioni indennitarie e 21.679 (8,6%) titolari di due o più pensioni. In un apposita schede allegata al rapporto, con le statistiche in breve, è possibile consultare tutti i dati.

 

Carlo Pareto

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