domenica, 26 Settembre, 2021

Inps, addio al Pin Inps. Agenzia delle Entrate, limiti pignoramento su conto corrente pensioni

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Previdenza
DAL 1° OTTOBRE ADDIO AL PIN INPS

I Pin rilasciati dall’Istituto alla data del 1° ottobre 2020 e rimasti in vigore nel periodo transitorio, perderanno la loro validità alla data del 30 settembre 2021 con la sola eccezione di quelli rilasciati a cittadini residenti all’estero non in possesso di un documento di riconoscimento italiano. A stabilirlo in via definitiva è la circolare Inps del 12 agosto scorso, n. 127.
Gli interessati possono conseguentemente accedere ai servizi offerti dall’Ente di previdenza utilizzando uno dei seguenti sistemi di autenticazione alternativi attualmente accettati:
Sistema Pubblico di identità digitale (Spid);
Carta d’identità elettronica (Cie);
Carta nazionale dei servizi (Cns)
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Gli utenti sono quindi invitati a dotarsi, se già non l’avessero fatto, di uno qualsiasi dei sistemi di autenticazione citati, tutti tra loro equivalenti.
Validità del PIN e fase di transizione
I Pin attualmente in possesso degli utenti conserveranno la loro validità e potranno essere rinnovati alla naturale scadenza, fino al 30 settembre 2021, conclusione della fase transitoria.
Il servizio di Pin temporaneo rimane ancora in vigore. Gli utenti che accedono ai servizi Inps attraverso le credenziali Spid, Cns o Cie potranno, infatti, continuare a richiedere il Pin telefonico temporaneo utile per la fruizione dei servizi tramite Contact Center. Attraverso la funzionalità “Pin telefonico” presente su MyInps è possibile scegliere di generare un Pin temporaneo la cui validità può essere di un giorno, una settimana, un mese o tre mesi.
Per gli utenti professionali: le abilitazioni ai servizi telematici già assegnate non cambiano
Gli utenti professionali (professionisti, intermediari, operatori di enti, persone giuridiche ecc.) manterranno tutte le abilitazioni ai servizi online già ottenute, in quanto tali abilitazioni non sono associate alle credenziali ma al codice fiscale di ogni soggetto, elemento sempre richiesto per autenticarsi. Pertanto, l’utente già abilitato con il Pin manterrà l’abilitazione a tali servizi anche se accede con Spid o Cie o Cns. In caso di richiesta di nuova abilitazione occorre invece utilizzare l’apposita modulistica disponibile nel portale Inps nella sezione “Tutti i Moduli”, accessibile con una ricerca per parola chiave (come per esempio “Richiesta di abilitazione”). Le abilitazioni saranno assegnate previa presentazione della documentazione puntualmente indicata nel modello di richiesta e a seguito di verifiche puntuali da parte della Sede Inps territorialmente competente.
Anche per gli utenti professionali il termine di dismissione del Pin Inps è il 30 settembre 2021, messaggio Inps del 25 agosto 2021, n. 2926.
Delega dell’identità digitale
I cittadini impossibilitati ad utilizzare in autonomia i servizi online Inps possono delegare una persona di fiducia all’esercizio dei propri diritti nei confronti dell’Istituto.
Questa funzionalità è stata introdotta dalla predetta circolare Inps del 12 agosto scorso, n. 127 che fornisce al delegato uno strumento per accedere ai servizi on line. La delega può essere utilizzata anche per le richieste presso gli sportelli Inps.
La delega dell’identità digitale è anche lo strumento attraverso il quale i tutori, i curatori, gli amministratori di sostegno ed esercenti la potestà genitoriale possono esercitare i diritti dei rispettivi soggetti rappresentati e dei minori.
Il delegato può recarsi presso una sede territoriale, previa fissazione dell’appuntamento, munito dell’apposito modulo a seconda della tipologia di delega (Modello AA08, Modello AA09, Modello AA10) e di copia del documento di riconoscimento del delegante. I moduli e le informazioni di dettaglio sono disponibili nella pagina dedicata alla Delega dell’identità digitale per accedere ai servizi online. Ulteriori informazioni, FAQ e collegamenti utili sono comunque disponibili nella sezione Accedere ai servizi.

Delega identità digitale
INPS APRIPISTA NELL’INTERESSE DEI CITTADINI

A decorrere dal 1° ottobre 2021, l’Inps consentirà l’accesso ai propri servizi digitali anche mediante la delega dell’identità digitale, oltre che attraverso Spid, Cie (Carta elettronica digitale) e Cns (Carta nazionale dei servizi), nell’interesse dei cittadini che sono impossibilitati ad utilizzare in autonomia i servizi online.
Inps adotta la facoltà di delega dell’identità digitale, in accordo con il Ministro per l’innovazione e la transizione digitale, in attesa del più ampio progetto previsto dall’articolo 64-ter del Codice dell’Amministrazione Digitale che introduce il sistema unificato di delega per la fruizione dei servizi online e consente a chiunque di delegare l’accesso a uno o più servizi a un soggetto titolare dell’identità digitale di cui all’articolo 64, comma 2-quater.
L’atto di delega dell’identità digitale non è una semplice istanza di prestazione o dichiarazione resa alla Pubblica Amministrazione, ma determina la concessione al delegato di tutte le proprie facoltà in tutti gli atti verso l’Istituto; per questo il processo di concessione di una delega della identità digitale deve avere garanzie del tutto equivalenti a quelle richieste per l’attribuzione dell’identità Spid.
La delega dell’identità digitale nasce soprattutto per rispondere alle esigenze di quei soggetti deboli che si affidano a familiari o a soggetti di fiducia cui poter delegare tutti gli atti che gli competono e non solo specifici adempimenti. Non nasce, dunque, come mezzo per regolamentare i rapporti tra cittadini e intermediari che godono di altri strumenti per svolgere il proprio ruolo di rappresentanza.
Occorre infine ribadire che la delega si affianca a tutte le altre modalità di accesso esistenti, tra cui la rete dei patronati e degli intermediari che assicurano assistenza e supporto ai cittadini nell’ambito delle rispettive competenze riconosciute dall’ordinamento.
In conclusione, – sottolinea l’Istituto – la delega, molto lontana dall’essere un privilegio, ha lo scopo di semplificare ulteriormente l’accesso dei cittadini ai servizi Inps e, maggiormente, di tutti coloro che si trovano in situazioni di fragilità tali da non avere altrimenti accesso ai servizi online della pubblica amministrazione.

Pensionati
PIGNORAMENTO PENSIONI: COME FUNZIONA

Nel momento in cui un soggetto ha contratto dei debiti e non è riuscito a saldarli, i creditori possono pignorare il suo conto corrente. 
Il pignoramento può riguardare anche la pensione, sebbene la legge prevede un minimo vitale che deve essere rispettato dai soggetti che vantano i crediti. 
In questa breve, speriamo utile, escursione sulla materia analizzeremo le differenti tipologie di pignoramento della pensione e quali sono i casi nei quali questa pratica giudiziaria non è possibile attivarla.
Limiti pignoramento pensione Inps 
Il pignoramento della pensione potrà avvenire secondo due modalità differenti: la prima è quella in cui si verifica prima ancora della sua erogazione con l’atto di pignoramento che viene notificato non solo al debitore, ma anche all’Inps. 
In questo modo, la pensione sarà corrisposta al suo titolare direttamente senza la parte trattenuta a causa del pignoramento in corso. Come si può ben immaginare, non si potrà procedere a pignorare tutta la pensione. 
Si dovrà infatti tassativamente garantire quello che prende il nome di “minimo vitale”: se il trattamento pensionistico è inferiore a tale importo non potrà essere pignorato. Il valore minimo vitale per la pensione relativo al 2021 è pari a 1,5 volte l’assegno sociale, che corrisponde a 460,28 euro: è quindi pari a 690,42 euro. 
La parte della pensione che supera il minimo vitale può essere pignorata fino a un quinto (20%). In presenza di due o più creditori si potranno pignorare fino a due quinti della pensione (40%), ma le categorie di crediti dovranno essere diverse tra loro. 
Limiti pignoramento pensione accreditata sul conto corrente
Come funziona, invece, il pignoramento della pensione in banca? In questa seconda ipotesi, l’atto di pignoramento viene notificato al debitore e all’istituto di credito in cui si riceve l’assegno pensionistico. 
Il pignoramento della pensione in banca potrà avvenire nel rispetto di alcuni limiti. Nello specifico, le somme presenti sul conto corrente potranno essere pignorate soltanto nella parte che supera il triplo dell’assegno sociale, quindi la cifra di 1.380,84 euro. 
Chi ha meno di questo importo, non si vedrà pignorare la propria prestazione pensionistica in banca, mentre nel caso in cui i propri depositi fossero superiori, si potrebbe pignorare soltanto la parte in eccesso, fino al massimo di un quinto (o un mezzo qualora i pignoramenti abbiano natura diversa). 
Nell’ipotesi in cui sul conto corrente vengano accreditati redditi di altra natura rispetto alla pensione, come può essere, per esempio, un canone d’affitto, il pignoramento potrà essere esteso all’intero deposito bancario e non alla sola pensione. 
Pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate
Qualora il creditore fosse l’Agenzia Entrate Riscossione, sarebbero previsti i limiti riportati nella tabella che segue. 
Ammontare pensione Limitazione pignoramento
Fino a 2.500 euro Fino a 1/10
Tra 2.501 euro e 5.000 euro Fino a 1/7
Superiore a 5.000 euro Fino a 1/5

Quali pensioni non si possono pignorare
Mentre la pensione di invalidità o inabilità (quella concessa a fronte di contribuzione Inps accreditata) si può pignorare nel rispetto dei limiti indicati nei paragrafi precedenti, non sono al contrario pignorabili: la pensione di invalidità civile, che fa parte dei sussidi di tipo assistenziale finalizzati a garantire il minimo vitale; l’assegno di accompagnamento; e la pensione sociale. 

Carlo Pareto

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