martedì, 3 Agosto, 2021

Inps, le ricongiunzioni verso le Casse professionali

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Relazione annuale Inps
TRIDICO: L’EFFICACIA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI NEL 2020

Il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha recentemente illustrato, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati, la Relazione annuale sulle attività dell’Istituto nel 2020.
Per quanto attiene la Cassa Integrazione Guadagni – ha detto il numero uno dell’Ente di previdenza parlando dell’efficacia dei trattamenti non pensionistici – l’anno 2020 ha visto un utilizzo eccezionale degli strumenti di sostegno al reddito. La Cassa Integrazione Guadagni ha aumentato di circa tredici voltele le uscite con i provvedimenti in deroga passando, infatti, da 1,4 nel 2019 a 18,7 miliardi nel 2020, a seguito dell’incremento del numero dei beneficiari, che sono oscillati da 620.000 a 6,7 milioni, con un valore medio pro capite della prestazione pari a 2.788 euro. Fenomeno diffuso nell’insieme dei lavoratori, considerando che i dipendenti in cassa a zero ore, inizialmente pari alla metà nel primo lock-down (45% in aprile 2020) sono calati come incidenza al 9% (novembre 2020) fino a raggiungere il 7% (febbraio 2021). Il 43% delle imprese nel 2020 non ha mai usufruito di Cig, mentre il 18% solo nella prima fase di rigido lockdown, il 17% anche successivamente ma esaurendone l’uso nell’anno, mentre il 22% ha continuato a ricorrervi. L’erogazione degli ammortizzatori sociali è stata gestita nella quasi totalità dall’Inps che, già nel 2020, ha implementato innovazioni per semplificare le procedure di accesso e lavorazione. A breve – ha annunciato il rappresentante dell’Inps – verrà attivata la nuova piattaforma per l’accesso unico alla Cig che consente una domanda unificata di cassa per tutte le tipologie esistenti. L’ampia adozione di Cig, in particolare in deroga, ha frenato il crollo dei redditi: dai dati dell’imponibile contributivo, l’Inps rileva che in assenza del sostegno derivante dagli ammortizzatori sociali l’imponibile contributivo mediano per i lavoratori coinvolti in Cig-Covid sarebbe calato del 60%; grazie alla Cig, la perdita si è ridotta al 33%. La Cig è però misura troppo frammentata legislativamente e non copre automaticamente un’ampia fetta del mondo lavorativo non dipendente, come ha messo in evidenza lo shock pandemico. Emerge dunque – ha proseguito il Presidente – la reale ed urgente esigenza di una riforma, non solo in ottica di semplificazione ma anche in direzione di maggiore universalismo. Un primo passo viene fatto con l’introduzione dell’Iscro per i lavoratori autonomi. Sempre restando in tema di impatto degli ammortizzatori sociali, in assenza di questi si rileva che la disuguaglianza sarebbe cresciuta del 93%, mentre con essi è stata arginata, frenando tale rialzo al 55%. Di contro, l’intervento pubblico avrebbe potuto essere più selettivo nell’individuazione delle categorie beneficiarie di una serie di bonus, per i quali si è fatta prevalere l’istanza del rilancio dell’economia. Infine, sono emerse le necessità di nuove fattispecie di lavoro, in particolare quelle intermediate dalle piattaforme digitali, che richiedono nuove tutele e per le quali l’Inps, insieme all’Inail, ha creato un sistema per poter garantire la platea sempre più ampia di gig workers.
Riguardo invece al RdC/PdC, mentre le analisi dell’istituto illustrano come la disuguaglianza nei redditi annuali sia lievitata di quasi il 50% negli ultimi 30 anni, e la disuguaglianza salariale raddoppiata, è evidente un inesorabile inasprimento della precarizzazione del lavoro che richiede maggiori protezioni ed equità. In questa direzione andrebbe – secondo Tridico – l’inserimento di un salario minimo, che avrebbe un effetto non solo di contrasto alla povertà ma anche di stimolo ai consumi e alla crescita, oltre ad un effetto positivo sui saldi di finanza pubblica. Si stima un incremento del gettito di 3 miliardi con un salario minimo a 9 euro. Inequivocabile – a suo parere – l’efficacia nel contrasto alla povertà e inclusione sociale apportata dal Reddito/Pensione di Cittadinanza, principalmente nel 2020, diventando un fattore determinante per 1,8 milioni di famiglie contro un impatto ancor peggiore dalla crisi. Sono 3,7 i milioni di individui, di cui un quarto minori, che hanno beneficiato della misura in quanto membri di un nucleo percettore, che in media ha ricevuto 552 euro al mese per nucleo familiare. La occupabilità dei percettori di RdC, purtroppo, è molto scarsa. Un gran numero di percettori di RdC/PdC – una misura la cui erogazione è pari in media a 552 euro per intero nucleo familiare – è costituito da minori (1.350.000), disabili (450.000), persone con difficoltà fisiche o psichiche non percettori di pensioni di invalidità, oltre a circa 200.000 percettori di PdC. Soprattutto per essi la misura è stata un’ancora di salvataggio, uno strumento di inclusione sociale prima di tutto, una leva contro la regressione nella povertà assoluta. I dati Inps, incrociati con ulteriori indicatori di disagio economico locale, dimostrano che l’incidenza del RdC aumenta con il crescere dello svantaggio economico e si riduce al migliorare delle condizioni del mercato del lavoro, evidenziando che la distribuzione territoriale del beneficio è condizionata principalmente da fattori socioeconomici. Il capitale sociale ha un ruolo importante nello spiegare l’incidenza dei percettori di RdC/PdC nei comuni di tutte le aree del Paese e, quando si stima un modello di regressione per spiegare l’incidenza delle revoche a livello comunale, affiora che a parità di tali condizioni, non si riscontra alcuna differenza tra aree del Nord e del Sud.Nel 2020, l’Inps ha intensificato le procedure per controlli amministrativi interni sincroni già in fase di istruttoria, che si affiancano alle efficaci collaborazioni sinergiche con le Forze dell’Ordine e con la Guardia di Finanza, con ottimi risultati. Ulteriori implementazioni sono in corso, grazie ad accordi con diverse amministrazioni che detengono dati di interesse. Parallelamente, con ben altro intento, attraverso accordi di Inps con Caritas, Sant’Egidio e Anci, viene promossa la ricerca attiva di coloro che vivono situazioni di maggior disagio per aiutarle ad accedere a prestazioni erogate dall’Inps che forse non conoscono e che possono rivelarsi per loro fondamentali.
I dati sulla Naspi non mostrano una tendenza negativa rispetto al 2019 in quanto il blocco dei licenziamenti ha ridotto gli ingressi nella condizione di disoccupazione: in confronto al 2019 i beneficiari a seguito di licenziamento, che nel 2019 erano 811.000, sono divenuti 654.000, mentre è risalita leggermente la componente proveniente dai cessati nei contratti a termine (da 1.656.000 a 1.723.000).

 

Istruzioni operative
BREXIT, FINE PERIODO DI TRANSIZIONE

A seguito del recesso del Regno Unito dall’Unione europea (Brexit) e in applicazione dell’Accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione (Tca) e del Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale (Pssc) in esso contenuto, la circolare Inps dell’6 luglio scorso, n. 98 fornisce le istruzioni operative in materia di ammortizzatori sociali, prestazioni familiari e di disoccupazione, e sulle modalità di scambio di informazioni tra istituzioni previdenziali.
L’Accordo di recesso (Withdrawal Agreement, WA), firmato a Bruxelles e a Londra il 24 gennaio 2020 ed entrato in vigore dal 1° febbraio 2020 ha previsto un periodo di transizione, terminato il 31 dicembre 2020, durante il quale ha continuato ad essere applicato al Regno Unito il diritto dell’Unione europea in materia di sicurezza sociale.
Il 24 dicembre 2020 l’Unione europea e il Regno Unito hanno inoltre sottoscritto un Accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione (Trade and Cooperation Agreement o Tca). Il Tca stabilisce che gli Stati membri e il Regno Unito coordinano i rispettivi sistemi di sicurezza sociale a norma del Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale, che costituisce parte integrante dell’Accordo. Il periodo di applicazione del Tca è stato fissato, in via provvisoria, dal 1° gennaio al 28 febbraio 2021, termine poi prorogato al 30 aprile 2021.
La circolare chiarisce ora i casi di applicabilità dell’Accordo di recesso (Wa) e l’ambito di applicazione del Tca e del Pssc.

 

Nuova funzionalità
RICONGIUNZIONI DA INPS VERSO CASSE PROFESSIONALI

L’Istituto, con il messaggio del 9 luglio scorso n. 2552, ha informato che le procedure di gestione delle domande di ricongiunzione in uscita da Inps verso le Casse professionali (articolo 1, comma 2, legge n. 45/1990) sono state aggiornate con una nuova funzionalità.
La nuova funzionalità, nel calcolo degli interessi annui composti al tasso del 4,50% per il periodo successivo alla data della domanda di ricongiunzione, consente di neutralizzare i ritardi negli adempimenti istruttori imputabili alla Cassa professionale. Questa neutralizzazione non incide sulla sfera patrimoniale dei soggetti interessati poiché gli interessi per il periodo successivo alla data della domanda di ricongiunzione non vanno a scomputo dell’onere, ma sono introitati dalla Cassa professionale.
L’onere a carico delle persone che richiedono la ricongiunzione dei contributi da Inps verso una Cassa professionale è, infatti, determinato con i parametri cristallizzati alla data dell’istanza di ricongiunzione, in base ai dati e alle informazioni contenute nel prospetto contributivo (modello Trc 01/bis). Nel prospetto i contributi (obbligatori, volontari, da riscatto) sono indicati maggiorati degli interessi annui composti al tasso del 4,50% fino alla data di presentazione della richiesta di ricongiunzione.

 

Carlo Pareto

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