venerdì, 16 Aprile, 2021

Interruzione rapporto di lavoro. Chiarimenti dell’Inps sui contributi

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I dati Inps al 4 febbraio
OSSERVATORIO REDDITO/PENSIONE DI CITTADINANZA E REM
È stato recentemente pubblicato l’Osservatorio su Reddito e Pensione di cittadinanza con i dati aggiornati al febbraio scorso, relativi ai nuclei percettori di: Reddito e Pensione di Cittadinanza per il periodo aprile 2019 – gennaio 2021; Reddito di Emergenza (articolo 82, decreto-legge 34/2020) per il periodo maggio 2020 – agosto 2020; Reddito di Emergenza (articolo 23, decreto-legge 104/2020 e articolo 14, comma 1, decreto-legge 137/2020) per il periodo settembre 2020 – dicembre 2020; Reddito di Emergenza (articolo 14, comma 2, decreto-legge 137/2020) per il periodo novembre-dicembre 2020.
A gennaio 2021 hanno presentato una domanda di Reddito/Pensione di cittadinanza all’Inps 160.999 nuclei familiari. Nel primo mese dell’anno, hanno percepito il Reddito di cittadinanza 1.152.327 nuclei familiari, con 2.777.797 persone coinvolte e un importo medio a nucleo pari a 573 euro. I nuclei percettori di pensione di cittadinanza sono stati invece 114.599, con 129.361 persone coinvolte e un importo medio di 240 euro.
Alla data del 4 febbraio, il numero totale dei nuclei percettori di Rdc/PdC ammonta a 2.907.158. Il numero di quelli residenti nelle regioni del Sud e delle Isole ammonta a 1.933.117, seguito da quello dei nuclei residenti nelle regioni del Nord, pari a 572.579, e da quello dei residenti nel Centro, pari a 401.462.
Per quanto attiene il Reddito di emergenza ai sensi dell’articolo 82, decreto-legge 34/2020, risultano aver fatto domanda 599.964 nuclei: 292.017 richieste sono state accolte, 306.168 sono state respinte, mentre 1.779 sono in attesa di definizione.
Per il Reddito di emergenza ai sensi dell’articolo 23, decreto-legge 104/2020 e dell’articolo 14, comma 1, decreto-legge 137/2020, risultano aver fatto domanda 435.518 nuclei: 254.354 richieste sono state accolte, 177.760 sono state respinte, mentre 3.404 sono in attesa di definizione.
Per il Reddito di emergenza ai sensi dell’articolo 14, comma 2, decreto-legge 137/2020, risultano aver fatto domanda 248.777 nuclei: 80.841 richieste sono state accolte, 160.436 sono state respinte, mentre 7.500 sono in attesa di definizione.
La distribuzione geografica delle istanze pervenute rispecchia quella già osservata per il Reddito di Cittadinanza: maggiore concentrazione nelle regioni del Sud e delle Isole, a seguire le regioni del Nord e infine quelle del Centro.

 

Osservatorio sul precariato
INPS: PUBBLICATI I DATI DI NOVEMBRE 2020
È stato recentemente pubblicato l’Osservatorio sul precariato con i dati di novembre 2020. Le assunzioni nel settore privato nei primi undici mesi del 2020 sono state 4.755.333. Rispetto allo stesso periodo del 2019 la contrazione è stata molto forte (-30%) per effetto dell’emergenza legata alla pandemia da Covid-19, che ha determinato la caduta della produzione e dei consumi.
Tale contrazione, particolarmente negativa ad aprile (-83%), risulta progressivamente attenuarsi in corrispondenza dell’allentamento delle misure restrittive, scendendo sotto il 20% nei mesi estivi e fino a ottobre, mentre l’adozione delle nuove misure restrittive a novembre ha fatto registrare un aumento della contrazione (-26%). Il calo ha riguardato tutte le tipologie contrattuali, ma in maniera più accentuata le assunzioni con contratti di lavoro a termine (intermittenti, somministrati, a tempo determinato).
La dinamica dei flussi
Le trasformazioni da tempo determinato nel periodo gennaio-novembre 2020 sono risultate 460.063, anch’esse in flessione in confronto all’analogo lasso di tempo del 2019 (-31%; -29% per il mese di novembre), quando il loro volume era risultato eccezionalmente elevato, anche per effetto dell’impatto delle modifiche normative dovute al decreto Dignità.
Le conferme di rapporti di apprendistato (stagionali e somministrati) giunti alla conclusione del periodo formativo risultano per il periodo gennaio-novembre 2020 ancora in crescita (+10% sul corrispondente periodo del 2019).
Le cessazioni nel complesso sono state 5.051.029, in forte diminuzione rispetto al medesimo segmento temporale dell’anno precedente (-20%). Nel periodo marzo-novembre tale decremento è stata particolarmente accentuato per i contratti a tempo indeterminato (-29 %) e di apprendistato (-30%) rispetto allo stesso periodo del 2019, per effetto anche dell’introduzione il 17 marzo (decreto Cura Italia) e la successiva riconferma (decreto Rilancio) del divieto di licenziamento per ragioni economiche, riconfermato poi dal decreto Agosto con qualche marginale attenuazione.
Nel periodo gennaio-dicembre 2020, 108.444 rapporti di lavoro (assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato) hanno usufruito dei benefici previsti dall’esonero triennale strutturale per le attivazioni di contratti a tempo indeterminato di giovani fino a 35 anni, valore in diminuzione in confronto all’analogo lasso di tempo dell’anno precedente. I rapporti così incentivati costituiscono il 5% del totale dei rapporti a tempo indeterminato attivati.
Il lavoro occasionale
Il Covid-19 ha determinato anche la contrazione dei lavoratori impiegati con Contratti di prestazione occasionale (Cpo): ad aprile essa risultava pari al -78% e si è progressivamente attenuata fino al -34% di novembre (11.642 lavoratori impegnati, contro 17.765 a novembre 2019). L’importo medio mensile lordo della remunerazione effettiva a novembre risulta pari a 255 euro, in crescita rispetto all’anno precedente.
I lavoratori pagati con i titoli del Libretto di famiglia (Lf) a novembre 2020 sono stati 12.755, riportandosi sui livelli precedenti all’inizio della pandemia. Anche l’importo medio mensile lordo della remunerazione di questi lavoratori è tornato ai livelli precedenti la pandemia (178 euro a novembre 2020, contro 172 euro a novembre 2019), mentre nel periodo tra marzo e agosto oscillava tra i 500-600 euro.

 

Interruzione rapporto di lavoro
ASPETTI CONTRIBUTIVI: CHIARIMENTI INPS
L’articolo 14 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 (cosiddetto decreto Agosto) e successive modificazioni e integrazioni, disciplina le preclusioni nelle ipotesi di recesso dal contratto da parte del datore di lavoro, e introduce, al tempo stesso, alcune eccezioni alle suddette preclusioni.
In particolare le preclusioni e le sospensioni non si applicano in caso di interruzione del rapporto di lavoro a seguito di accordo collettivo aziendale, che produce effetto risolutivo del rapporto di lavoro soltanto per i lavoratori che aderiscono al citato accordo e secondo le modalità previste dallo stesso. Con il messaggio Inps del 5 febbraio scorso, n. 528, l’Istituto fornisce indicazioni in merito agli aspetti contributivi conseguenti all’interruzione del rapporto di lavoro scaturito a seguito di accordo collettivo aziendale e nell’ipotesi di revoca del licenziamento.
Dal 15 agosto 2020 le interruzioni di rapporto di lavoro intervenute con tale modalità devono essere esposte all’interno del flusso Uniemens con il nuovo codice Tipo cessazione “2A”. I datori di lavoro sono tenuti all’assolvimento della contribuzione in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato generi in capo al lavoratore il teorico diritto all’indennità economica Naspi, a prescindere dall’effettiva fruizione della stessa.
Il contributo, interamente a carico del datore di lavoro, deve essere corrisposto in unica soluzione entro e non oltre il termine di versamento della denuncia successiva a quella del mese in cui si verifica l’interruzione del rapporto di lavoro. Per le cessazioni intervenute precedentemente alla pubblicazione del citato messaggio, il datore di lavoro è tenuto all’assolvimento dell’obbligo contributivo in argomento entro e non oltre il termine di versamento della denuncia del mese di marzo 2021, senza applicazione di ulteriori oneri.
In caso di revoca del licenziamento il rapporto di lavoro è ripristinato senza soluzione di continuità e il lavoratore beneficia del trattamento di integrazione salariale, al termine del quale decorrono nuovamente gli obblighi contributivi in capo al datore di lavoro.
Durante tale periodo le quote di Tfr maturate restano a carico del datore di lavoro. I datori di lavoro soggetti alla disciplina del Fondo di Tesoreria, pertanto, devono corrispondere al predetto Fondo le quote di Tfr maturate dal lavoratore a decorrere dalla data del licenziamento revocato e durante il periodo di integrazione salariale.
I datori di lavoro che non abbiano eventualmente adempiuto al suddetto obbligo – precisa l’Inps – sono tenuti al pagamento delle quote di Tfr entro e non oltre il termine di versamento della denuncia successiva a quella di pubblicazione del menzionato messaggio, senza applicazione di ulteriori oneri.

 

Carlo Pareto

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