giovedì, 23 Settembre, 2021

Intervento Cinti Luciani

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La necessità di investire sul sistema dell’istruzione e della ricerca non è esigenza solo nostra, dei socialisti, ma una richiesta che proviene anche dalla Commissione europea : ci viene chiesto di migliorare le competenze di base, ridurre i tassi di abbandono scolastico, la distanza tra istruzione e lavoro, investire veramente su quello che viene chiamato il Capitale Umano della nostra società i cui cardini sono: Scuola -Formazione-ITS-Università.

Le risorse del PNRR rappresentano un’occasione unica per definire un vero intervento strutturale, strategico per uno sviluppo sostenibile, ma occorre un approccio nuovo nei confronti di un sistema di istruzione che ha mostrato in questo anno e mezzo tutta la sua fragilità, conseguenza diretta di un Paese che non ha investito abbastanza sul sistema educativo. Voglio ricordare che siamo tra gli ultimi nel rapporto percentuale investimento Pil/istruzione .

Rilanciare la centralità della scuola nello sviluppo e riequilibrare i divari tra i territori è una sfida che non possiamo perdere. Per questa ragione come socialisti abbiamo elaborato alcune proposte per affrontare in tempi brevi i nodi da sciogliere in un rapporto costante con le parti sociali che rappresentano la comunità scolastica.

In questa prospettiva gli obiettivi si possono sintetizzare in questo modo:
Innalzamento dei livelli culturali e scientifici e riordino dei cicli in un’ottica di valorizzazione delle differenze e valori del pluralismo e libertà.
Elevazione della durata della scolarità obbligatoria con un sistema che garantisca e tuteli tutti e in particolare le fasce più deboli.
Orientamento finalizzato a compiere scelte mirate in base alle attitudini di ciascuno.
Valorizzazione del personale della scuola e della formazione in tutte le componenti, eliminazione del carico eccessivamente burocratico, piena libertà di insegnamento per i docenti e formazione adeguata.

Sviluppo di una piattaforma digitale nazionale. Investimenti in edilizia scolastica per la realizzazione di scuole moderne e aperte, simili a Campus universitari. Per questo chiediamo che vengano aumentati i fondi destinati all’edilizia scolastica pubblica.

La scuola pubblica ha come principale compito quello di sostenere i giovani nell’acquisizione di conoscenze e nello sviluppo di competenze che permettano loro di realizzare il proprio modello di vita, le proprie aspirazioni e di partecipare in maniera efficace alla vita della collettività.

Deve offrire gratuitamente pari opportunità a tutte le giovani e i giovani, ma perché sia efficace è necessario che abbia docenti motivati, spazi adeguati, strumenti tecnologici e di poter contare sulle risorse umane necessarie.

L’educazione per noi, resta un diritto universale che va tutelato perché appartiene al genere umano, ma non si tratta solo di quantità, anche di qualità! perché ? Perchè il sistema educativo sta alla base di una migliore qualità della vita.

I legami tra il livello di qualità dell’istruzione, lo sviluppo e una società più giusta e inclusiva sono stretti perché la scuola è luogo privilegiato per l’acquisizione di competenze indispensabili ad affrontare il percorso di vita.

Il ruolo del docente assume un’importanza fondamentale per riportare l’istruzione al centro del processo di sviluppo del Paese; per questo bisogna pensare ad uniformare compiti, ruolo e trattamenti economici agli altri Paesi europei.

Il nostro sistema dell’istruzione e formazione a parte qualche ritocco, è praticamente stabile dal secolo scorso, mentre la società ha subito cambiamenti di grande complessità, per questa ragione è indispensabile mettere in campo una riforma organica, che tenga conto dell’evoluzione dell’organizzazione sociale e del lavoro che oggi presuppone maggiore flessibilità e programmi adeguati.

Per ciò che riguarda gli alunni la motivazione è strettamente connessa alla consapevolezza del valore dell’istruzione come strumento di riscatto o miglioramento sociale. Creare la giusta motivazione è certamente il principale strumento per combattere anche la dispersione scolastica, problema che in alcune aree del Paese ha numeri preoccupanti.

I socialisti propongono un intervento di grande respiro volto alla modernizzazione del sistema complessivo di istruzione/ formazione, quale strumento essenziale per le politiche di sviluppo sociale, culturale ed economico del Paese, a partire dai LUOGHI dedicati all’apprendimento.

Il tema non è infatti, più come l’ambiente scolastico possa influenzare gli studenti, ma quale relazione evolutiva possa stabilirsi fra gli elementi in gioco.

La relatività e l’ apertura interculturale è la regola, la scuola è inclusiva, valorizza le differenze ed unisce, la classe è intesa come piccola comunità, non più un luogo fisico, e deve poter essere il guscio confortevole da cui le personalità possano espandersi, il posto in cui si coltiva il senso di appartenenza e si costruiscono legami solidi ma solo per aprirsi al mondo.

E’ in questo il senso della scuola contemporanea, una scuola come organismo vivente correlato ad altri organismi, per questo dovrebbe essere definita architettonicamente da blocchi aperti e luminosi, illuminata da colori vivaci, ecosostenibile, superando la rigidità di schemi eccessivamente rigidi che sopravvivono ancora oggi in tanti edifici scolastici.

Nell’immediato la sfida che abbiamo è rappresentata dall’inizio dell’anno scolastico a settembre: cosa chiediamo?

Chiediamo la ripresa in presenza e sicurezza, Il che significa vaccini, stabilizzazione dei precari in numero congruo, eliminazione delle classi numerose, maggiori risorse sui trasporti che devono essere garantiti per tutti in particolare per studenti e lavoratori.

Nel quadro generale della riapertura del prossimo anno scolastico, è fondamentale affrontare il tema del reclutamento e della mobilità del corpo docente e più in generale del personale scolastico compresi i dirigenti. Bisogna mettere fine al precariato e modificare concretamente i vincoli di mobilità che tengono per troppi anni famiglie separate. (Inoltre sappiamo bene che la maggior parte dei docenti sono donne con figli e famiglia).

Una scuola che funziona non si basa sulle reggenze e gli eterni supplenti, ma sulle competenze di chi insegna, sulla continuità nei percorsi di apprendimento e sull’organizzazione, quindi sulla capacità di stabilire percorsi certi sia sulle abilitazioni/specializzazioni che sui concorsi che devono rappresentare la fine di un percorso di scelta consapevole per un insegnante, non un calvario a quiz che dura anni.

Noi proponiamo una carriera che renda il lavoro dell’insegnante esclusivo e socialmente riconosciuto. Si tratta quindi di ripensare la scuola affiancando al modello tradizionale nuovi metodi per sollecitare l’intelligenza critica, la ricerca, in modo da favorire la formazione della persona nella sua interezza con livelli sempre aggiornati di competenza, conoscenza e abilità. E qui il ruolo del docente è di primaria importanza, ma in Italia sottovalutato e sottopagato. Forse anche noi dimentichiamo spesso che affidiamo ai docenti il compito di co-educare i nostri figli, che un docente può fare la differenza nella vita dei nostri bambini e nei loro percorsi

Allora chiediamo con forza, che anche a livello politico e sindacale ci si muova per stabilire forme contrattuali chiare che vedano rivalutare in termini economici la figura del docente così come avviene negli altri Paesi europei. Magari stabilendo le 36 ore a scuola( comprendendo tutto quello che oggi non viene considerato), con una revisione dello stato giuridico e della carriera. In sintesi i socialisti dicono: Basta precariato e più riconoscimento per merito a insegnanti , dirigenti e personale della scuola nella chiarezza e rispetto dei compiti e delle funzioni.

Organicità e sistematicità dei concorsi, delle abilitazioni e delle specializzazioni per il sostegno che non possono essere lasciate alla disponibilità delle singole università. Garanzia del diritto allo studio per tutti, che significa avere i docenti di sostegno nel numero e nelle ore necessari non una di meno compresi i mediatori linguistici oggi pressochè inesistenti.
Sono molte le cose da fare e in questi mesi c’è stato un grosso impegno politico come partito e attraverso i nostri rappresentanti al Parlamento.

Su cosa lavoriamo ora ed in prospettiva
Il Decreto Sostegni Bis ora è in discussione alla Camera , poi passerà al Senato e noi abbiamo presentato e presenteremo i nostri emendamenti sui temi elencati:
Risolvere l’annoso tema precari, stabilizzando oltre al personale da concorso straordinario abilitato o con titolo di specializzazione ed esperienza triennale, anche quello in GPS di seconda fascia attraverso adeguati percorsi formativi ed esame finale. Stabilizzazione dei posti di sostegno. Affiancamento tra neoassunti e docenti che hanno acquisito esperienza e si avviano ad uscire dal mondo della scuola per quiscenza.
Concorsi ordinari, abilitazioni, specializzazioni per i docenti di sostegno dovranno essere programmati annualmente e dovrà essere chiarito il rapporto con le università che non possono condizionare il sistema . Trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto oggi causa del precariato.
Pretendiamo chiarezza sul concorso per DS del 2017, oggetto di numerosi contenziosi sia per lo scritto che per l’orale.
Eliminazione del vincolo della mobilità.
Pensiamo sia sbagliato impedire la partecipazione a un nuovo concorso ordinario per chi non abbia superato quello bandito in precedenza.

No alle classi numerose ma classi adeguate dal punto di vista numerico, conferma degli organici Covid, visto che a settembre non sappiamo come andrà l’emergenza e sull’anno scolastico 2021/22 ricadrà il peso di una compensazione del deficit di apprendimenti e socializzazione dovuto alla particolare condizione vissuta dalle scuole nell’ultimo anno.

Potenziamento del tempo pieno per la primaria e prolungamento per la secondaria di I grado. Revisione delle tabelle di confluenza delle classi di concorso D.P.R. n.19 del 2016 e del DM 314/2017. Stabilizzazione del personale ATA e degli educatori.

Maggiori risorse sull’edilizia scolastica, realizzazione laboratori tecnologici e cablaggio in tutto il Paese. Costruzione di nuove scuole con criteri innovativi .

La nostra Conferenza programmatica non vuole essere solo un momento celebrativo, ma il luogo dove confrontarci e condividere proposte concrete.

Rappresenta quindi un’ottima occasione per lanciare il nostro decalogo sulla scuola accompagnato da una proposta di riforma complessiva che veda coinvolti il sistema dell’istruzione obbligatoria, i percorsi superiori, la formazione, l’orientamento, Istruzione Tecnica Superiore e università, raccordo con il mondo del lavoro. Vogliamo recuperare le diseguaglianze e divari che esistono ancora nel Paese soprattutto in materia di abbandoni scolastici .
Il PNRR è una grande opportunità, ma le risorse devono essere spese bene e collocate al posto giusto. E ‘ il momento di cambiare le logiche che hanno sinora governato il comparto della conoscenza affrontando una volta per tutte il nodo storico dello sviluppo del Paese. Di tutto il Paese.

Questo chiede il PSI
Riordino dei cicli
Realizzare un complessivo intervento riformatore è indubbiamente connesso ad un’urgenza di modernizzazione del Paese .
Sul riordino dei cicli scuola dell’obbligo, si possono valutare diverse ipotesi che abbiano anche funzione orientativa e di verifica attitudini.:
in sintesi. Per gli atti)
1) ipotesi 1 ciclo 3 anni di scuola dell’infanzia
2 ciclo 5 anni della primaria
3 ciclo 5 anni della scuola secondaria inferiore
4 ciclo 3 di Superiore

2) ipotesi 3+5+3+2 + 3 di Superiore
3) Ipotesi 4+5+4+3
1 ciclo 4 anni infanzia
2 ciclo 5 anni primaria
3 ciclo 4 anni I grado
4 ciclo 3 anni superiori (vocazione specialistica)

La scuola di base avrebbe un “core curriculum” comune a tutti gli studenti poi area curricolare differenziata di vario tipo con moduli di recupero obbligatori per studenti in ritardo e di potenziamento facoltativo. Gruppi a classi aperte, differenziate (ability grouping) a seconda dei risultati o preferenze. Questo andrà bilanciato con il cooperative learning cioè gruppi equi. Negli ultimi due anni accanto al Core Curriculum” si potrebbero introdurre alcuni insegnamenti o attività opzionali che prefigurino le scelte post-obbligo. I risultati ottenuti nel curricolo comune e nelle discipline /attività opzionali vagliati poi agli esami di stato conclusivi sarebbero alla base dei giudizi di orientamento di fine percorso. Questo comporterebbe monitoraggio dell’innovazione didattica e un grande piano di formazione degli insegnanti. In queste ipotesi gli anni di scuola secondaria sono 3 come del resto nella maggior parte dei Paesi europei (Francia, Spagna, Svezia, Regno Unito 2 anni, mai più di tre)

La riorganizzazione dei cicli punterebbe quindi sull’orientamento agli studi superiori a 15 anni, in entrata all’università , per istituti tecnici e professionali altamente specializzanti e connessi con ITS e università pubbliche.

Va quindi tenuto presente un percorso attuativo che preveda una revisione dei programmi( l’istituzione di un sistema integrato 0-6 anni che prepari all’inserimento nella scuola primaria attraverso un percorso caratterizzato da continuità orizzontale e verticale. Verticale nel riconoscimento alle famiglie di un diritto ad usufruire di servizi qualificati dei loro figli fin dalla nascita. Per gli asili-nido resta ancora il grave problema di finanziamento per la disomogeneità presente sul territorio. Le risorse del PNRR dovrebbero dare un buon riscontro se le amministrazioni locali saranno attente).

Scuola secondaria superiore

Sulla scuola secondaria resta il tema di accrescere il valore dei titoli di studio attraverso una maggiore corrispondenza tra offerta educativa , domanda di lavoro e maggiore connessione con i percorsi di studio ulteriori; per questo va rilanciata la filiera professionale per il ruolo insostituibile sulla formazione al lavoro. Bene il sapere accademico, ma occorre accentuare l’attenzione alle tecniche di soluzione dei problemi e alle competenze operative.

L’Italia, ha ancora un elevato tasso di insuccesso perché l’università rappresenta ancora uno dei pochi canali formativi dopo la scuola secondaria, in realtà è sempre più necessario trovare un giusto equilibrio tra la formazione culturale e la formazione professionale.

Sarebbe utile anche una valutazione dell’efficacia degli Istituti basata sul monitoraggio del successo scolastico dei giovani nei percorsi d’istruzione successivi a quelli portati a termine;

Sul fronte dell’abbandono scolastico, bisognerà intervenire partendo dal diritto allo sviluppo delle competenze a chiunque sia uscito dalla scuola privo del diploma o di una qualifica. Un diritto che deve sostanziarsi attraverso l’attribuzione di una gratifica, una seconda opportunità per incentivare il rientro nel sistema di istruzione/formazione.
Non bisogna lasciare indietro nessuno, soprattutto quelli che indietro sono rimasti.

La scuola secondaria dovrebbe avere caratteristiche più professionalizzanti in modo da offrire agli studenti indirizzi più rispondenti alle necessità del mondo del lavoro ed anche orientante per i futuri percorsi universitari o corsi di istruzione post superiori.

In Italia, è positiva l’esperienza degli ITS , le scuole di alta specializzazione tecnologica che rappresentano un’opportunità nel nostro sistema formativo, perché di basano sulla connessione di politiche dell’istruzione, formazione-lavoro e politiche industriali.

Oggi occorre pensarli come cardini fondamentali dell’istruzione tecnica superiore, per questa ragione servono risorse per borse di studio ed alloggi agli studenti che intendono seguire questi percorsi, in un’ottica di rafforzamento dei legami con i territori e le università .

Università

Sull’ università va fatto un ragionamento specifico sia sul numero chiuso che non funziona, che sul modello organizzativo, rendendo vera la sua autonomia in un’ottica di riduzione dell’autoreferenzialità ancora troppo spesso presente.

Recentemente ho letto che “Il nostro sistema universitario non è europeo per tre aspetti: ultimi per numero di studenti, per rapporto docenti-studenti, ultimi per età sia di studenti che di docenti”. Anche qui sono circa 50.000 i precari, un baratro che ci divide da altri paesi europei, per non parlare degli accessi a numero chiuso, con ingressi a quiz che hanno portato il Paese durante l’emergenza covid a non avere medici e dover recuperare quelli già pensionati!

Si potrebbe proporre la valutazione del voto di maturità come criterio di accesso ai corsi universitari, abolizione dei quiz e degli esami di ammissione all’università. Affrontare quindi, il ragionamento del numero chiuso, dei corsi triennali e il loro valore sul piano lavorativo, integrando l’università con i percorsi di alta specializzazione e abolizione dei dottorati senza borsa di studio.

Per Terza Missione delle università si intende l’insieme delle attività con le quali gli atenei interagiscono direttamente con la società e il proprio territorio di riferimento, sia attraverso azioni di valorizzazione economica della conoscenza che più in generale attraverso attività ed eventi di ordine culturale, sociale e di divulgazione della scienza. La Terza Missione delle università si affianca alle due missioni “tradizionali”, ovvero insegnamento e ricerca.
La formazione universitaria ed il mercato del lavoro sembrano aver intrapreso da tempo due binari destinati a non incontrarsi mai. In verità e specificatamente in questo momento storico vi è bisogno di “contaminarsi”.
Per questo vi è bisogno di co-progettare o co-programmare azioni formative che possano portare innovazione e produrre nuovi modelli di start-up. Un esempio concreto di incontro tra università e imprese nell’ambito delle tecnologie e dei beni culturali è il DTC del Lazio.
In sostanza le Università hanno il dovere di aprirsi al mondo dell’impresa, creando quel ponte tra due rive da sempre troppo lontane. L’impresa ha anche capacità di investimento per co-progettare azioni che producano nuove risorse umane formate e da assumere subito, senza ulteriore formazione. Le università possono invece sperimentare attraverso le esperienze e i progetti dei propri studenti azioni e laboratori in grado di poter produrre nuovi prodotti/processi utile alle imprese al fine di proporsi sul mercato.

Ecco cari compagni, queste sono i punti che in sintesi proponiamo, sulle quali in parte si è già lavorato, altre che andranno sviluppate.

Settembre è praticamente domani sia per la scuola che per la politica.

Il nostro partito deve rafforzare la sua identità ed autonomia, ma essere nel contempo protagonista di una stagione politica nuova.

“ Rinnovarsi o perire” non è solo una frase celebre di Nenni, ma incarna la volontà di essere al centro dell’agire politico, prendere iniziativa. La nostra storia è grande, ma non è sufficiente. Noi avevamo ragione, ma non basta.

La crisi dei populismi lascia uno spazio vuoto che la politica socialista, liberale, riformista e repubblicana possono colmare. “ Il mare è così grande e la nostra barca così piccola” ma tracciando la giusta rotta si potrà raggiungere un porto.
Un ringraziamento sentito al segretario a tutti i compagni che hanno collaborato e hanno reso possibile questo lavoro. Grazie a tutti voi.

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