giovedì, 21 Ottobre, 2021

Intervento Nencini nel dibattito in Aula sulla nave Gregoretti

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Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di assumere il mio giudizio ho ascoltato con attenzione la relazione della senatrice Stefani e letto più volte le carte che la Presidenza ha inviato ai senatori.
Sì, ha ragione il senatore Casini. Ho sentito, a cominciare dal suo, affettuosamente, interventi quasi esclusivamente politici, mentre converrebbe attenersi al dettato che possiamo leggere nella domanda di autorizzazione a procedere, perché questa è la domanda che ci viene fatta. Leggo testualmente le due righe e mezza: «Nel senso che (…) l’ordine impartito di non far sbarcare i migranti fosse stato reso contra legem, ovvero in violazione della normativa internazionale e nazionale che regolamenta la materia». Questa è la domanda che ci viene rivolta, cui dobbiamo dare una risposta prima di procedere alla votazione e, quindi, esprimere un giudizio.
Se leggo le carte, aggiungo anche altri dati che non sono assolutamente marginali o da gettare in un canto. Penso – ad esempio – a quando il giudice sostiene che vi siano ripetute e mendaci affermazioni di alti funzionari dello Stato, in particolar modo di prefetti e, segnatamente, di un prefetto Capo di Gabinetto del Ministero dell’interno. Mi limito, signor Presidente, alla lettura del testo.

Il tema, dunque, non è affatto la ricollocazione dei migranti – la memoria di Salvini punta esclusivamente su questo, che però non è l’oggetto della discussione di questa seduta del Senato – bensì il rifiuto – lo sottolineo – opposto dal Ministro dell’interno, per giorni, di indicare un porto sicuro. Punto e a capo.
Ciò non è uguale, ma è diverso dal caso Diciotti, perché nel caso della Gregoretti spettava all’Italia, per norma e condizione oggettiva, indicare il POS. La Gregoretti ospitava migranti salvati in un’operazione che era, dall’inizio, tutta ed esclusivamente italiana.
C’è di più. Poco ricordato in quest’Assembla è l’articolo 10 del decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286. Lo straniero rintracciato in occasione dell’attraversamento irregolare della frontiera è condotto presso appositi punti di crisi per effettuare operazioni di rilevamento segnaletico. Bisognava che il cosiddetto decreto sicurezza avesse abolito o modificato questa norma, mentre non lo ha fatto. Pertanto, come si poteva sapere chi fossero i migranti presenti sulla Gregoretti prima dell’identificazione? Erano regolari, signor senatore Salvini, o erano irregolari? Avevano o meno precedenti penali?
Ma se non erano stati identificati, come si poteva giungere ad un qualsiasi giudizio su chi fossero? Il Ministro dell’interno, allora come oggi, aveva ed ha soltanto il potere, lo ripeto, di indicare il porto: non altro. In questo caso, senatrice Bongiorno, il Parlamento aveva deliberato, eccome se aveva deliberato e lei temo si trovi, in questo caso, nel Gruppo sbagliato. Le leggo, citando una dichiarazione dell’ex ministro Salvini del 2013: «La Padania è pronta a disubbidire al Parlamento. Abbiamo centinaia di sezioni pronte a essere centri di lotta…». C’è un Parlamento che aveva deciso e c’è un ex Ministro – allora Ministro – che non ha deciso di ottemperare e di eseguire una norma.

Viene, in secondo luogo, invocata la collegialità del Governo nella decisione, ma la legge non prevede affatto – ce ne salvi Iddio – che la collegialità renda insindacabili i comportamenti ministeriali. Al limite, ci sarebbe stato un effetto di correità, ma non di cancellazione nella protezione e nella salvaguardia della norma.

Se anche la condotta di Salvini, quindi, si fosse rivelata utile alla redistribuzione dei migranti, l’atto politico non può essere invocato per giustificare la lesione di diritti di libertà. Certo, e lo dico senza enfasi, ma lo dico, se vi fosse stata magari una maggiore attività di coordinamento, quale prevista dalla Costituzione, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, male non avrebbe assolutamente fatto.
L’ultima questione, e ho concluso, signor Presidente, riguarda le conclusioni, perlomeno le mie. È già stato detto, e lo sottolineo anch’io, che siamo di fronte ad un uso del tutto politico della questione migranti. Era successo, in passato? Sì, nel caso del Governo precedente; no, nel caso di un Governo ancora precedente, perché il ministro Minniti ridusse gli sbarchi e lo fece raffinando e valorizzando la cooperazione internazionale. Tanto che, basta vedere i numeri presenti ovunque, vi fu un precipitare clamoroso degli sbarchi sulle coste italiane. In questo caso, invece, è stata imboccata una strada più breve, ma per percorrerla si sono dovuti gettare in un canto anni di battaglie civili e anche un bel pezzo del diritto.

Ho concluso. Io auguro davvero al senatore Salvini che la sua difesa abbia fortuna e, quindi, abbia effetto. Non appartiene né alla mia storia né alla mia cultura battere, rivolgendosi a diverticoli giudiziari, gli avversari politici. Non i nemici, gli avversari politici vanno battuti politicamente e bisogna attrezzarsi per batterli politicamente, al di là dei diverticoli giudiziari, nei quali spero che nessuno confidi per risolvere una questione politica.

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