martedì, 3 Agosto, 2021

Io di sinistra?

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Ma sì se la sinistra é un luogo dove si predica che gli uomini sono tutti uguali a prescindere dalla razza e dal colore della pelle, e che hanno diritto di vivere a prescindere da dove sono, casualmente, nati, se é una collocazione dove si sostiene che la società non deve essere divisa tra padroni e sudditi, tra chi, altrettanto casualmente, si trova agi e ricchezze e chi non ha di che vivere, se é lo strumento per nuove e grandi battaglie di libertà e di diritto e contro tutti i poteri forti, politici, finanziari, economici, editoriali, giudiziari. Una sinistra giovane, scapigliata, antidogmatica, libertaria. Ma no se la sinistra accarezza i peli del populismo e della demagogia, se sposa tutte le proteste, se é schiava dei vecchi e nuovi poteri, se odia l’eresia e il dissenso, se si manifesta triste, preoccupata, noiosa, insensibile alle idee di libertà e di garantismo, stupida trincerata nei confini di vecchi dogmi, confusa e smemorata. Allora no, non sono di sinistra. Cosi ho risposto a una domanda di un giovane ieri. E ho aggiunto che leggendo Turati e apprezzando la sua lungimiranza ho capito la distanza che mi separa dai sacerdoti della sinistra. Di sinistra si, ma sempre col rischio di finire sul rogo…

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    C’è il piano degli ideali, che esercitano grande attrazione per il loro “alto valore”, specie sui giovani, e credo che un po’ tutti, ai tempi, ne siamo rimasti conquistati, ma quando si passa a darvi corpo e concretezza ci accorgiamo che la realtà, ossia il mondo reale, è qualcosa di più complesso, e mi sembra che l’inseguire ad ogni costo gli ideali, anche quando si dimostrino “impraticabili”, non abbia fatto bene a quei Paesi dove si è cercato “ideologicamente” di farlo (e che si sono “risvegliati” con parecchia delusione).

    Preferisco francamente chi non perde di vista gli ideali, ma guarda nondimeno al sodo, o cerca quantomeno di realizzarli tenendo conto della “situazione data”, e semmai mediando con chi la pensa diversamente, ponendosi come ragionevole obiettivo di ottenere “quanto più possibile”, ma non l’impossibile, il che mi sembrerebbe corrispondere al pragmatico gradualismo dei liberal-riformisti, che nel passato hanno perseguito risultanti importanti, se non eccellenti, ma senza innaturali forzature e senza indesiderabili strappi sociali.

    Paolo B. 22.06.2021 .

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