martedì, 3 Agosto, 2021

Iran, attivate nuove centrifughe per arricchire l’uranio

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Aveva suscitato molte speranze la volontà del nuovo Presidente americano Joe Biden di togliere alcune delle sanzioni all’Iran disposte da Trump e in sostanza di cercare di ripristinare l’accordo sul nucleare a suo tempo siglato da Obama. Negli stessi colloqui indiretti svoltisi a Vienna, la scorsa settimana, tra le delegazioni di Cina, Russia, Germania e Francia (Paesi che al contrario degli Usa non avevano rotto l’accordo) e quelle di Teheran, con la presenza in un altro albergo di rappresentanti degli Stati Uniti, erano stati fatti ulteriori passi in avanti verso la distensione.

 

Un fulmine a ciel sereno

 

È giunta quindi come un fulmine a ciel sereno la notizia che l’Iran ha attivato nuove centrifughe che consentono di arricchire più rapidamente l’uranio, il cui uso è vietato dall’accordo internazionale sul nucleare del 2015. È stato lo stesso Presidente Hassan Rohani a darne la notizia inaugurando, nell’impianto di Natanz una nuova linea di centrifughe capaci di fornire una quantità di uranio arricchito dieci volte superiore. A che gioco stanno giocando le autorità iraniane? La giustificazione,se così si può chiamare, di Rohani è stata quella dell’utilizzo delle attività nucleari solo per scopi pacifici, cioè civili, mentre ne resta vietato quello militare e cioè la realizzazione di un’arma a potenziale atomico. Si ha quasi l’impressione che Teheran voglia giocare al rialzo e punti solamente ed esclusivamente al ritiro delle sanzioni senza rinegoziare condizioni che le imporrebbero di fermare la corsa all’arricchimento dell’uranio. Cioè continuando a potenziarne la produzione anziché bloccarla. Di fronte a questa situazione gli Stati Uniti hanno dichiarato che mentre le sanzioni imposte per episodi di terrorismo o di violazione di diritti umani verranno sicuramente confermate, quelle legate al nucleare verranno eliminate solo in presenza di chiari segnali che dimostrino la volontà di rispetto dell’accordo siglato da Obama. C’è poi da considerare la pressione da parte di Israele e Netanyahu affinché Joe Biden non allenti la misure prese da Trump. Tel Aviv continua a bombardare le navi iraniane che trasportano petrolio alla Cina violando l’embargo. Un cedimento americano metterebbe in pericolo la stessa politica portata avanti da Netanyahu nei confronti di alcuni Paesi arabi con i significativi riconoscimento diplomatici avvenuti.

 

L’incidete nucleare

Come se non bastasse ad aumentare la tensione, nella stessa centrale nucleare di Natanz si è verificato, una settimana fa, un incidente che non ha causato né vittime né dispersione di materiale radioattivo ma che ha danneggiato la rete elettrica indispensabile per il funzionamento delle centrifughe. L’incidente è stato definito un atto terroristico dal Governo iraniano e i responsabili sono stati indicati in agenti del Mossad, il servizio segreto israeliano. Come si vede una situazione che definire preoccupante è un eufemismo e sulla quale si muovono gli equilibri di un territorio, quello del Medio Oriente, sui quali in troppe occasioni pace e pacifica convivenza sono state calpestate dagli interessi economici.

 

Alessandro Perelli

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