domenica, 26 Settembre, 2021

Iran, aumenta il malessere. Montano rabbia e proteste

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L’ultraconservatore Ebrahim Raisi, eletto all’inizio di giugno con il 61% nuovo Presidente dell’ Iran e che entrerà in carica a fine agosto, ha riservato le sue prime dichiarazioni alla rinnovata volontà di andare avanti col programma nucleare al di là degli sforzi che Joe Biden sta producendo per arrivare a una rinegoziazione dell’ accordo rotto da Trump. Questo sarà sicuramente un tema che dovrà affrontare, anche su spinta dell’ Unione Europea, una volta insediato ma Hassan Rouhani, alla fine del suo mandato, si è trovato di fronte a un’emergenza che ha dato origine non solamente nella provincia del Khuzestan, dove si è manifestata, ma anche nella capitale Teheran a manifestazioni di protesta che hanno criticato oltre al Governo anche la Guida Suprema Ali Khamenei. Nei giorni scorsi è infatti deflagrato il problema dell’assenza di acqua nel territorio del Khuzestan. Ciò è derivato dalla assenza di precipitazioni che ha colpito l’Iran dal mese di marzo ed è stato aggravato dall’aumento sensibile delle temperature che hanno riguardato quella provincia. La mancanza di acqua potabile ha fatto infuriare gli iraniani soprattutto in questa area del Paese . Nel Khuzestan,  a ridosso del confine sudoccidentale, anche per i venti desertici che giungono dall’ Iraq, una zona, un tempo fertile, è ora completamente arida dovendo sopportare la siccità peggiore del secolo. La gente, esasperata, è scesa in piazza associando però a questo stato di cose anche l’incapacità del Governo accusato di una gestione completamente sbagliata delle risorse idriche. Viene imputata la costruzione di numerose dighe inutili in quanto l’acqua raccolta da esse evapora quando resta ferma nei serbatoi. Sono stati deviati i corsi di alcuni fiumi e proprio la provincia del Khuzestan è risultata maggiormente penalizzata. Qui, in varie città, sono iniziate le proteste che poi si sono trasferite anche nella capitale. Tra l’altro, a Teheran, è stata fermata la nota attivista Narget Mohammadi già condannata a 30 mesi di carcere e 80 frustate, che deve ancora scontare, per “attività sovversiva “. La reazione delle forze dell’ordine è stata molto violenta con centinaia di arresti. Vi sono stati alcuni morti e molti feriti ma l’aspetto più preoccupante per il regime sono state le pesanti critiche rivolte non solo ai governanti ma anche alla Guida Suprema Ali Khamenei. Non si ricordavano in Iran manifestazioni di dissenso così vaste da quelle del 2019,denominate “rivolte del pane”. La repressione brutale effettuata non può nascondere però un malessere generale . I video pervenuti in occidente, nonostante il blocco di Internet attuato dalle autorità di Teheran, mostrano non solamente l’utilizzo di lacrimogeni e manganelli ma anche l’uso di proiettili sparati ad altezza d’uomo. L’invito alla calma e il ripristino dell’ordine sembrano non essere sufficienti a smontare la rabbia degli iraniani. Né finora si sono rivelati utili i tentativi del regime di attirare l’attenzione su altre questioni bombardando una nave mercantile israeliana in Oman, iniziativa che difficilmente passerà liscia dalle reazioni di Tel Aviv e Usa. Ebrahim Raisi, se ne dovrà occupare approfonditamente perché non potrà limitarsi a imputare la mancata soluzione di questo problema alla gestione precedente né potrà accusare USA e Israele di aver provocato questo stato di cose che dipende non solo da condizioni atmosferiche particolari ma da una carente azione governativa di quel regime di cui lui rappresenta la continuità.

 

Alessandro Perelli

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