martedì, 15 Giugno, 2021

Iran, tra speranze e preoccupazioni per il dopo voto

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In un Medio Oriente sempre al centro dell’attenzione e delle preoccupazioni internazionali (e non solo per il drammatico conflitto israeliano palestinese), si guarda con estremo interesse alle elezioni presidenziali che si svolgeranno il prossimo 16 giugno in Iran. La data era stata approvata dal Consiglio dei Guardiani della rivoluzione e in questi giorni si dovranno completare le candidature mentre la macchina organizzativa, che fa capo al Ministero dell’Interno, si è già messa in movimento. Il Consiglio vaglierà l’ammissibilità di chi si propone e la lista sarà resa nota ai primi di giugno. L’attuale Presidente Hassan Rohani non potrà ripresentarsi avendo già ricoperto l’ incarico per due mandati ,il massimo consentito. Rohani era stato eletto nel 2013 e riconfermato nel 2017. Nella Repubblica islamica presidenziale teocratica che ha la sua Guida Suprema in Ali Khamenei Rohani ha rappresentato, fino a che ha potuto, il volto della moderazione. Insieme al rappresentante dell’Iran alle Nazioni Unite Javad Zarif, attuale Ministro degli Esteri, è stato l’uomo del dialogo con il quale gli Stati Uniti sono riusciti a chiudere l’accordo storico sul nucleare, poi rotto da Trump e a impostare le riforme economiche che avevano illuso gli iraniani di poter contare su una crescita economica negli ultimi tempi però impedita dal propagarsi della pandemia da coronavirus. La speranza di poter isolare gli estremisti all’interno del regime di Teheran era ben presto caduta lasciando il posto a una riattivazione dell’attività nucleare con un arricchimento del 69% dell’uranio nella centrale di Natanz. Nel frattempo si erano intensificate le sanzioni americane e a nulla erano valsi i colloqui di Vienna con l’Unione Europea per dare seguito all’accordo rotto da Trump. A livello internazionale era proseguita l’attività volta a colpire gli Stati Uniti e i suoi alleati in Medio Oriente e ad aiutare i suoi nemici. Così le navi iraniane cariche di petrolio erano venute in soccorso delle difficoltà energetiche del regime di Maduro in Venezuela. Così l’Iran si era scagliato contro i Paesi arabi che avevano sottoscritto l’accordo di Abramo per la riapertura delle relazioni diplomatiche con Tel Aviv. Così, proprio in questi giorni, attraverso l’aggiornamento tecnologico e la fornitura di missili sofisticati, si sta tendendo la mano ad Hamas che, dalla striscia nei Gaza, colpisce con centinaia di razzi (per lo più intercettati) le città israeliane. Con Israele la situazione di fa sempre più pericolosa e preoccupante anche per le azioni di ritorsione del Mossad, il servizio segreto di Tel Aviv che ha provveduto all’uccisione di importanti responsabili del programma nucleare iraniano e ha eseguito atti di sabotaggio che hanno provocato incidenti nella stessa centrale nucleare di Natanz con temporanea sospensione dell’attività. Sarà importante, ai primi di giugno, scoprire se, all’interno dei candidati ammessi alla corsa per la successione di Hassan Rohani, vi siano rappresentanti di quell’ala moderata che sembra indispensabile per ricondurre l’Iran a un dialogo con il nuovo Presidente americano Joe Biden che ha dato ampi segnali di disponibilità in questo senso. Una continuità con il ruolo di contenimento dell’estremismo, che in questo momento sembra prevalere, sarebbe fortemente auspicabile per stemperare le tensioni e le instabilità che rendono l’Iran e il Medio Oriente territori ad alto rischio di conflitti armati.

 

Alessandro Perelli

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