lunedì, 21 Giugno, 2021

Iran verso le elezioni, resta la questione dell’Uranio

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Il Consiglio dei Guardiani della Costituzione, l’organismo deputato in Iran alla scelta di coloro che sono ammessi a competere nelle prossime elezioni presidenziali, previste fra tre settimane, ha scelto sette nominativi tra quelli che si erano candidati. I dodici membri, di cui sei religiosi scelti dalla Guida Suprema Khamenei e sei nominati dal Parlamento tra i giuristi nominati dal Capo del sistema giudiziario, ne hanno valutato idonei sette in base al diritto islamico e provvisti dei requisiti necessari. Il Consiglio, presieduto attualmente da Hamad Jannati, ha appunto, tra gli altri, il compito di controllare le procedure burocratiche delle elezioni presidenziali allo scopo di evitare episodi di corruzione o intralci che potrebbero compromettere l’ordinato svolgimento del voto. La scelta del Consiglio è sempre stata la cartina di tornasole che permette di individuare gli umori e le tendenze del regime sia per quanto riguarda l’interno sia a livello internazionale. In questa occasione di trattava di individuare la rosa dei nomi che si giocheranno nel prossimo voto l’eredità di Hassan Rouhani ormai alla fine del doppio mandato e proprio per questo non ricandidabile. Rouhani ha rappresentato per anni il volto della moderazione portando l’Iran all’accordo sul nucleare,poi disatteso da Trump e costituendo quella bandiera del riformismo che pur lentamente aveva suscitato speranze di distensione nella difficile situazione mediorientale e perfino nei rapporti con Israele. Come è noto le cose sono negli ultimi mesi di nuovo peggiorate causando nuovi pericolosi attriti e ritorsioni soprattutto ad opera del Mossad, il servizio segreto di Tel Aviv, autore di attentati alle centrali nucleari di Teheran e della eliminazione del capo del programma nucleare iraniano. L’elezione di Joe Biden aveva illuso per una ricostruzione del dialogo ma il verdetto elettorale del Consiglio dei Guardiani della Costituzione ha fatto chiaramente capire che ci si avvia a una nuova spinta estremistica facendo tramontare ogni promessa di cambiamento. Dei sette candidati scelti sei sono figure di secondo piano e che hanno in comune solo l’assoluta osservanza e sottomissione alle leggi coraniche. Fa eccezione Ebrahim Raisi, il potente Capo della Giustizia, fedelissimo seguace della Guida Suprema,di ortodossia rigorosa, chiaramente indicato come il probabilissimo vincitore e come il nuovo Presidente. Una netta sce!ta verso il conservatorismo che farà dormire sonni tranquilli a Ali Khamenei, la cui unica preoccupazione adesso è quella dell’affluenza elettorale: la mancata competizione tra principalisti e riformisti, assenti del tutto dalla competizione, sommata al persistere della pandemia da coronavirus, potrebbero fare rimanere a casa molti iraniani e compromettere un dato, quello della partecipazione al voto, che regimi come quello iraniano tengono molto a sbandierare come simbolo di vitalità. Intanto nello stesso giorno della decisione dei Guardiani il Direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Grossi ha lanciato un grido di allarme sul fatto che l’Iran sta arricchendo l’uranio al 60%, a un livelli di purezza che solo i Paesi che producono bombe fanno. E Teheran continua a escludere di allestire armamenti nucleari. Chissà se la campagna elettorale per le presidenziali ormai in corso si occuperà anche di questa questione.


Alessandro Perelli

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