martedì, 3 Agosto, 2021

Iran, Raisi potrebbe subentrare anche ad Ali Khamenei

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Tutto come era ampiamente previsto. Nelle elezioni presidenziali in Iran è stato rispettato il copione che prevedeva la vittoria di Ibrahim Raisi, il candidato ultraconservatore prediletto dalla Guida Suprema Ali Khamenei.
Nel voto di venerdì scorso si è imposto, a dati ancora provvisori, con una percentuale attorno al 65%, lasciando le briciole agli altri candidati che sono sembrati personaggi minori e ininfluenti di una trama che non ha mai messo in dubbio la scontata fine. E del sale assente nella contesa ne ha fatto le spese la deficitaria affluenza degli iraniani, al di sotto del 50%, deficitaria anche per la consistente presenza della pandemia da coronavirus che ha tenuto molta gente lontano dalle urne. Teheran ha il record di morti nel Medio Oriente e il record negativo di vaccinati. Il capo del sistema giudiziario iraniano ha un curriculum di assoluta fedeltà al regime: nel 1988, da pubblico ministero, fece parte della cosiddetta” Commissione della morte” che fece giustiziare con impiccagioni pubbliche, migliaia di prigionieri politici. Poi si specializzò in giudice anticorruzione e partecipò,senza successo, nel 2017, una prima volta, alle elezioni presidenziali, che invece videro l’affermazioni del moderato Hassan Rouhani. Questa volta però, con l’appoggio della Guida Suprema e con la mancanza di validi altri pretendenti alla Presidenza, ce l’ha fatta comodamente a superare gli altri candidati ammessi da Consigliò dei Guardiani che precedentemente avevano eliminato i possibili concorrenti riformisti (Rouhani era incandidabile), lasciandone solo uno, Abdolnasser Hemmati, governatore della Banca centrale, sicuramente poco popolare dopo che la moneta iraniana aveva perso, in un anno, circa il 40 % del suo valore. Raisi si insedierà il tre agosto. Fino a quella data rimarrà Presidente Rouhani, che si è immediatamente congratulato con il vincitore auspicando che, in questo ultimo mese del suo mandato, il Paese possa uscire dall’incubo dell’ infezione e vengano ritirate dagli Usa le sanzioni che lo hanno colpito. Ma è proprio sul piano internazionale che l’elezione di Ibrahim Raisi non rasserena un clima che negli ultimi mesi era andato via via complicandosi. Oggi infatti che con Joe Biden si tenta di riattivare l’accordo sul nucleare e che in Israele si è formato per la prima volta un Governo con la partecipazione di un partito arabo, di fronte a questi dati distensivi la risposta di Teheran è quella della scelta di un campione dell’oltranzismo islamico. Un uomo che nelle aule di giustizia e nella vita politica ha sempre privilegiato lo scontro con gli Usa e con Tel Aviv. Con la sua elezione, nei prossimi quattro anni, tutte le maggiori cariche, in Iran, saranno nelle mani dei conservatori. Chissà che la probabile attenuazione dell’emergenza Covid e la possibile ripresa del prezzo del petrolio, la cui caduta si è rivelata nefasta per l’economia, non vengano incontro ai nuovi governanti iraniani favorendo indirettamente anche una distensione internazionale. L’ultraconservatore Raisi, in una situazione interna più tranquilla, potrebbe farsi protagonista di quella ripresa economica e sociale a cui il popolo iraniano aspira da tempo. Senza dimenticare che Raisi potrebbe essere anche la persona che subentrerebbe alla Guida Suprema Ali Khamenei che ha ormai superato gli ottant’anni e che viene descritto stanco e provato per il delicato incarico.

Alessandro Perelli

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