domenica, 9 Maggio, 2021

Irlanda del Nord, con la Brexit tornano i disordini

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La Brexit non si sta limitando a provocare scompensi e problemi di ordine economico ma in Irlanda del Nord sta causando la ripresa della guerriglia tra cattolici e protestanti, tra separatisti e unionisti. Dalla scorsa settimane a Beifast e in altre città sono in atto violenti scontri che hanno provocato il ferimento di un centinaio di poliziotti e l’ arresto di parecchi manifestanti. Il capo della polizia ha convocato i leaders dei principali partiti per cercare , attraverso il loro contributo, di fermare le violenze e gli incendi e a nulla sono valsi finirà gli appelli della Premier Arlene Foster e da Londra di Boris Johnson per calmare le acque.

 

il funerale di Bobby Storey

Il motivo scatenante di questo stato di cose è stata la partecipazione al funerale di un ex capo dell’Ira, Bobby Storey, di circa duemila persone fomentate dagli esponenti del Sinn Fein, il partito cattolico repubblicano. Duemila persone che avevano palesemente violato le restrizioni imposte dalla pandemia da coronavirus ma che non avevano provocato nessun intervento repressivo da parte della polizia. Da allora negli ultimi giorni manifestanti a viso coperto hanno tirato bombe carta e incendiato mezzi pubblici mentre le forze dell’ordine dirigevano verso di loro proiettili ad acqua. Gli scontri più violenti visti in Irlanda del Nord dal 2013 quando , nella capitale, si verificano analoghe violenze tra lealisti favorevoli all’ adesione al Regno Unito e cittadini schierati per l’ unificazione con la Repubblica di Irlanda. Con l’ aggravante che si stanno svolgendo a poche giorno dalla ricorrenza del centenario della costituzione dello Stato dell’ Irlanda del Nord, che pare proprio la possibile ragione scatenante.

 

Le complicazione della Brexit

Ma è la Brexit a complicare ulteriormente le cose. Boris Johnson ha lasciato di fatto questo territorio, l’unico dei quattro Stati in cui si compone il Regno Unito, nel mercato unico europeo. Ciò per evitare un confine fisico con Dublino ma il rimedio si è rivelato peggiore del male, in quanto ha reso più difficili gli approvvigionamenti dall’isola britannica in quanto le merci ora sono sottoposte a controlli doganali. Un danno notevole per l’ economia e che darà sicuramente spazio alle ragioni del Sinn Fein e e dei repubblicani che puntano alla unificazione con Dublino. Una questione presa un po’ sottogamba da Boris Johnson che, al di là dei toni trionfalistici utilizzati per propagandare l’uscita dall’Unione Europea, si trova ad affrontare, oltre alle proteste dei pescatori che si ritengono non tutelati dalla Brexit, ai tentativi di un referendum indipendentista in Scozia e a altre questioni economiche, anche la situazione che si è creare nell’Irlanda del Nord. E se si pensa che le trattative sulla Brexit si erano svolte con il principale obiettivo di mantenere la pace nel territorio irlandese non si può che definire disastroso l’epilogo a cui si sta assistendo con una escalation di violenze nell’Ulster e in tutta l’Irlanda del Nord. La scomparsa del Principe Filippo ha suscitato cordoglio e profonda emozione ma non ha fermato le proteste.

 

Alessandro Perelli

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