domenica, 17 Ottobre, 2021

Israele, niente staffetta. Il 23 marzo si torna al voto

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Molti l’avevano previsto quando era stato fatto il patto della staffetta tra Benjamin Netanyahu e Benny Gantz che nell’ aprile 2020 aveva evitato le elezioni anticipate: non ci sarebbe stata nessuna alternanza di Premier perché Bibi non avrebbe mollati la poltrona. E infatti pochi giorni fa il Governo di unità nazionale è giunto al suo termine non essendo riusciti i Parlamentari di maggioranza della Knesset ad approvare il bilancio nei termini stabiliti. E così questa volta le elezioni politiche anticipate sono state inevitabili. Il Presidente della Repubblica Reuven Rivlin le ha convocate per il prossimo 23 marzo 2021. Niente alternanza quindi e Netanyahu guiderà il Paese fino alla prova elettorale ed anzi proprio due giorni fa ha invitato il re del Marocco, Mohammed VI a venire in visita ufficiale in Israele. In realtà l’esperienza del Governo di unità nazionale se è stata devastante per Gantz, che per accettarla ha dovuto spaccare il partito perdendone poi, durante il cammino altri pezzi, non si è rivelata positiva anche per il Likud anche esso interessato da defezioni di minore entità fino alla decisione dell’ otto dicembre di Giddeon Sa’ar di lasciare il partito e fondarne uno nuovo che ha preso il nome di Nuova Speranza. Sa’ar, che era esponente dell’ ala più radicale del Likud, aveva in precedenza, già sfidato Netanyahu alle primarie ma poi aveva dovuto accettare la leadership indiscussa di Bibi rientrando prontamente tra le file. Ma proprio uno dei capisaldi della politica internazionale del Premier e cioè il suo rapporto di ferro con Donald Trump che aveva portato allo storico accordo di Abramo e alla ripresa di relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi e altri Paesi del Golfo, per le sue ripercussioni ne aveva causato l’ irrigidimento definitivo . Sa’ar non aveva infatti digerito il prezzo politico dell’ accordo e cioè il rinvio dell’ annessione a Israele dei territori della Cisgiordania occupati dai coloni. Una mossa che se aveva fatto guadagnare a Netanyahu qualche consenso moderato aveva invece provocato grandi critiche da parte dei partiti religiosi alleati di Governo e dell’ ala più radicale del Likud. Ecco che quindi, in una campagna elettorale che di fatto è già iniziata (forse anche per questo motivo sono ripresi i lanci di razzi tra Gaza e Tel Aviv), ci si troverà di fronte a un notevole mutamento dell’ offerta politica: non più bipolare ma rappresentata da tre schieramenti , uno di centro sinistra, uno di centrodestra e uno di estrema destra. Il primo sarà rappresentato dai resti di Bue e Bianco di Gantz, dai fuorusciti dallo stesso partito e da altri movimenti minori che però neanche con l’ appoggio della Lista araba riuscirebbe a guadagnare un numero di seggi sufficiente a governare. Il secondo vedrà in corsa il Likud, ridimensionato dalle defezioni anche se Netanyahu e riuscito a garantirgli qualche consenso moderato. Secondo i sondaggi attualmente varrebbe una trentina di eletti, sufficienti a farlo rimanere il primo partito ma lontano dalla precedente situazione di preminenza.

 

Sa’ar guiderebbe la coalizione di estrema destra che oltre alla ventina di seggi attribuibili a Nuova Speranza godrebbe dell appoggio dei partiti religiosi e degli altri ormai uniti nel rifiuto di veder confermata la premiership di Netanyahu. Un quadro di difficile lettura e composizione che se non vi sarà qualche ulteriore invenzione di Bibi rischia di rendere ingovernabile Israele anche dopo il prossimo 23 marzo. Il tutto mentre a gennaio entrerà nel vivo, a Gerusalemme, il processo per corruzione e abuso di ufficio a Benjamin Netanyahu. Il Premier però questa volta alle richieste di dimissioni presentate dalle opposizioni potrà forse rispondere che si appellerà al giudizio degli elettori.

 

Alessandro Perelli

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