martedì, 18 Maggio, 2021

Israele, quattro voti anticipati in due anni

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Molti avrebbero scommesso che sarebbe accaduto qualcosa, in Israele, prima del giorno della staffetta che avrebbe significato la sostituzione di Benjamin Netanyahu come Capo del Governo. L’accordo sottoscritto con Benny Gantz e quello che restava del suo partito Blu e Bianco infatti è saltato per le dimissioni dello stesso Gantz e inevitabili sono state le elezioni anticipate, le quarte in  due anni, che il 23 marzo vedranno ai nastri di partenza di nuovo tutti i partiti e tutti i candidati alla carica di Premier compreso ovviamente l’inossidabile Bibi. Il contesto politico interno ed esterno, negli ultimi mesi, è profondamente mutato. A livello internazionale, grazie all’accoppiata con Trump, Netanyahu ha sicuramente riportato notevoli successi come il riconoscimento da parte Usa della sovranità israeliana sui territori della valle del Giordano colonizzati e l’accordo di Abramo che ha permesso il ripristino delle relazioni diplomatiche con gli Emirati ed altri Paesi arabi. Ma paradossalmente proprio questi successi gli hanno causato problemi interni determinando la spaccatura del suo partito, il Likud. Giddeon Sa’ar, contestando a destra il Premier è uscito dal Likud ed ha fondato un nuovo partito, denominato Nuova Speranza, diventando di fatto il principale antagonista di Netanyahu. Gli spazi politici di questa nuova formazione sono per un Paese che abbia un atteggiamento molto più rigido contro il mondo arabo. In particolare Sa’ar ha attaccato Netanyahu per il rinvio dell’ annessione dei territori occupati dai coloni deciso come contropartita dell’ accordo di Abramo. Con questa mossa si è ingraziato i partiti religiosi che nella Knesset avevano sempre rappresentato un alleato per il Likud. Sa’ar ha anche cercato appoggi internazionali e negli Stati Uniti li ma trovati in quei gruppi di repubblicani antitrumpiani che, in campagna elettorale, hanno contestato il Presidente Usa. Tanto che per le elezioni di marzo si farà appoggiare dal Lincoln project, un gruppo legato ai repubblicani anti Trump che fungerà come consulente per le sue iniziative elettorali. Netanyahu, da parte sua, ha ingaggiato Aeron Klein già collaboratore di Steve Bannon, legato a Trump. Come si vede i pericoli per la leadership politica di Netanyahu vengono da destra. Il centro sinistra procede in ordine sparso incapace per ora di una proposta politica in. grado di sparigliare i giochi. Il partito laburista, profondamente rinnovato, non ha ancora ritrovato quella spinta propulsiva che lo avevano fatto un tempo forza di Governo. I sondaggi danno per ora una tenuta del Likud, al quale vengono assegnati una trentina di seggi e una buona affermazione del nuovo partito di Sa’ar con una quindicina. Ma si prevede una Knesset, il Parlamento che conta 120 seggi, molto frammentata. E quindi ci vorranno abilità e fantasia per la formazione della nuova maggioranza di Governo. In questo Benjamin Netanyahu si può considerare un maestro e la sua parabola è lungi dal potersi considerare esaurita. Anche perché se da una parte il suo consenso sarà offuscato dalle accuse di corruzione che lo hanno portato in tribune, dall’altra potrà vantare una conduzione ottimale della lotta contro la pandemia da coronavirus e della successiva vaccinazione. Gli ha assicurato il sostegno perfino Albert Bourla, alto esponente della Pfizer, di origine ebraica . E anche il nuovo Presidente Usa Joe Biden non può che guardare con interesse alle nuove posizioni moderate del Premier israeliano.

 

Alessandro Perelli

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