mercoledì, 19 Maggio, 2021

Israele, si ripete il copione. Incarico a Netanyahu

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Un copione non originale quello recitato in Israele dopo le recenti elezioni politiche anticipate che non hanno risolto il problema della governabilità, non assicurando a nessuna coalizione la maggioranza assoluta nella Knesset. Ancora una volta il Presidente della Repubblica Reuven Rivlin, vicino alla fine del suo mandato, ha affidato, martedì scorso, a Benjamin Netanyahu l’incarico di formare il nuovo Governo. La decisione di Rivlin è giunta al termine delle consultazioni tra le varie forze politiche. “Una vergogna e un segno di disonore per il Paese” ha affermato Yair Lapid, leader di Yesh Atid, il partito secondo arrivato nella prova elettorale e a capo della coalizione anti Bibi, che però ha finora potuto contare su 47 sicuri nuovi deputati mentre quella di Netanyahu ne conta 52 , entrambe mancando quindi la maggioranza assoluta della Knesset che è formata da 120 seggi. Una decisione, invece , che non fa una grinza considerato che il Likud è stato confermato prima forza politica del Paese e che Netanyahu è forte di una sentenza della Corte Suprema che gli permette di poter governare pur in presenza di un processo a suo carico, appena iniziato, per corruzione e frode. Adesso il più longevo Capo del Governo israeliano avrà 28 giorni, con una ulteriore proroga possibile di due settimane, per cercare una soluzione politica che permette di formare un Esecutivo. Un Esecutivo che “dovrà essere forte e coeso” ha detto Netanyahu” per permettere a Israele di vincere definitivamente la battaglia contro la pandemia da coronavirus, risollevare l’economia, proseguire nel rafforzamento del suo ruolo  in Medio Oriente ampliando ulteriormente gli importanti accordi con i Paesi arabi, come quello di Abramo”.

 

L’abilità di Netanyahu

Ci vorrà tutta l’intelligenza e l’abilità del capo del Likud per riuscire nell’impresa. I due partiti arabi, che insieme contano 11 parlamentari non sembrano compatibili con quelli ultrareligiosi che sorreggono Netanyahu, e gli altri non ancora schierati sono contrari a riconfermare il Premier uscente. Ci vorrebbe  un’idea geniale come quella della staffetta che aveva permesso un anno fa, in una situazione di analoga difficoltà, di risolvere la situazione. E a Netanyahu non manca l’astuzia né la fantasia anche se, dopo non aver mantenuto i patti precedenti, difficilmente qualcuno si fiderà nuovamente di lui. Bisognerà escogitare qualche altra soluzione, tenendo conto anche del contesto internazionale che, in uno Stato come Israele, determinante nell’agitato scacchiere mediterraneo, riveste una notevole importanza. I primi passi di Joe Biden dimostrano la volontà di rinegoziare con l’Iran l’accordo nucleare e quindi di riprendere il dialogo con un Paese fortemente temuto e combattuto da Netanyahu, come tra l’altro dimostra il recente lancio di mine magnetiche su un cargo di Teheran nel mar Rosso. Le stesse elezioni palestinesi, previste in maggio, rappresentano un test  per dimostrare al mondo la volontà di Tel Aviv di arrivare ad un accordo di pace.

 

Le alternative

Al Presidente Rivlin se il tentativo di Netanyahu dovesse fallire rimarranno due strade: o affidare l’incarico di formare il nuovo Governo a un altro o rimettersi alla Knesset. Con nuove elezioni anticipate (le quinte in due anni e mezzo) come soluzione finale.

 

Alessandro Perelli

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